Mettere in scena il mastodontico Andrea Chénier di Giordano non è impresa facile, innanzitutto nel pensare ad una regia credibile che non sappia di muffa, ma soprattutto, fatto di grande importanza, trovare interpreti che non facciano rimpiangere ciò che molti hanno ancora nelle orecchie dai fasti dei decenni passati. Lo sforzo produttivo dei teatri dell’ Emilia Romagna in coproduzione con Opéra de Toulon è certo notevole e deve averci pensato anche il regista Nicola Berloffa quando si è trovato a dover affrontare un capolavoro del genere. Come fare sognare il pubblico senza farlo annoiare? Come portare su palcoscenici non chilometrici il dramma della Rivoluzione francese e muovere masse artistiche in modo sensato evitando l’effetto claustrofobia? Il regista ha cercato di rispondere a queste esigenze con un insieme di idee che volgono verso la tradizione ma riuscendoci solo in parte. Riprendendo lo schema geometrico molto in voga attualmente la struttura di Justin Arienti ove si svolge l’azione è angolare e si trasforma cambiando colori o svelando particolari di volta in volta. Il castello di Coigny vede troneggiare nella sala principale un arazzo che riprende il celebre dipinto di Maria Antonietta e prole di Élisabeth Vigée Le Brun posto alla Reggia di Versailles, una onnipresente ghigliottina simboleggia il dramma storico in atto con un ovvio sbandieramento di tricolori francesi da parte del popolo in rivolta; inoltre impalcature, dipinti rivoluzionari e una serie di elementi ‘arricchiscono’ di volta in volta le scene. Questa serie di proposte forniscono la cornice ad una regia abbastanza statica, che ruota principalmente intorno alla ghigliottina e dove la folla di comparse e mimi non ha sempre una collocazione agevole, proprio per mancanza di spazio che forse poteva essere studiato diversamente. In stile i costumi di Edoardo Russo.
A dirigere musicalmente ci ha pensato il Maestro Aldo Sisillo che non ha reso sempre vita facile tanto ad orchestra quanto agli interpreti. Se i tempi scelti per l’esecuzione possono essere consoni all’azione scenica, è la vitalità della partitura che non ci è arrivata. Giordano potrebbe far muovere i sassi anche solo ad una prima lettura, eppure l’orchestra non ci è parsa veramente decollare e l’intensità dei momenti concitati è data da un suono generalmente forte che sa di mero accompagnamento, e non di una immersione introspettiva negli eventi.
Chénier è un generosissimo ed apprezzato Martin Muehle. Utilizza qualche piccolo portamento cambiando leggermente il suono vocalico quando sale per ottenere maggior spinta in avanti. Il colore è interessante e il cuore è messo a disposizione del ruolo. Altrettanto acclamata ed anche molto attesa la Maddalena di Saioa Hernández, appassionata contessina che esprime il sacrificio amoroso nel canto intenso e solido. La sua ‘Mamma morta’ è intrisa di sofferenza ed il personaggio a fuoco. Claudio Sgura come Gérard si conferma interprete di grande sensibilità e solidità vocale. Riesce a nobilitare col canto ed il colore particolarissimo ogni ruolo che affronta ed anche in questo caso ne esce vittorioso. Interessante la Berci di Nozomi Kato che non è certo mulatta ma gestisce il ruolo con sicurezza ed una voce da risentire. Shay Bloch si disimpegna discretamente nel ruolo della sfortunata contessa di Coigny, mentre Antonella Colaianni è una Madelon di carattere vocale e buona presenza scenica. Generalmente positiva la prova dei ruoli di contorno, che ricordiamo sono interpretati da Stefano Marchisio (Roucher), Alex Martini (Pietro Fléville / Fouquier Tinville), Fellipe Oliveira (Il sanculotto Mathieu), Alfonso Zambuto (Un “Incredibile” ), Roberto Carli (l'Abate) , Stefano Cescatti (Schmidt), Luca Marcheselli (Il Maestro di Casa / Dumas). Il coro è preparato dal Maestro Stefano Colò.
Pubblico entusiasta con evidenti manifestazioni di consensi tanto per interpreti quanto per i responsabili della produzione.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Aldo Sisillo
Regia Nicola Berloffa
Scene Justin Arienti
Costumi Edoardo Russo
Luci Valerio Tiberi
Maestro del coro Stefano Colò
Assistente alla regia Veronica Bolognani
GLI INTERPRETI
Andrea Chénier Martin Muehle
Carlo Gérard Claudio Sgura
Maddalena di Coigny Saioa Hernández
La mulatta Bersi Nozomi Kato
La Contessa di Coigny Shay Bloch
Madelon Antonella Colaianni
Roucher Stefano Marchisio
Pietro Fléville / Fouquier Tinville Alex Martini
Il sanculotto Mathieu Fellipe Oliveira
Un “Incredibile” Alfonso Zambuto
L'Abate Roberto Carli
Schmidt Stefano Cescatti
Il Maestro di Casa / Dumas Luca Marcheselli
Orchestra Regionale dell'Emilia-Romagna
Coro: Associazione Coro Lirico Terre Verdiane - Fondazione Teatro Comunale di Modena
Coproduzione Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Regio di Parma
Allestimento in coproduzione con Opéra de Toulon
NUOVO ALLESTIMENTO
FOTO ROLANDO PAOLO GUERZONI
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