E’ un Ballo in Maschera gelido e funereo quello proposto dal Festival Verdi 2021 di Parma, connotato non solo da un’ambientazione cimiteriale ed algida, ma soprattutto velato da un’atmosfera di mestizia originaria che l’improvvisa morte del suo creatore Graham Vick ha accentuato in maniera definitiva.
Jacopo Spirei, il suo storico collaboratore qui chiamato a portare a compimento l’idea originaria, ha declinato lo spettacolo come una sorta di viaggio attorno ad una elaborazione di un lutto, la morte di Gustavo, tutto articolato attorno al suo proprio monumento funebre, dove una corte fatta di uomini travestiti da donne, dame barbute, popolani e lacchè di corte compiacenti, partecipa soprattutto fisicamente, agli ultimi giorni travagliati del Sovrano, figura storicamente libertina e bisessuale. Il tutto vivisezionato attraverso un microscopio anodino, la cui luce rimane gelida anche quando dal verde acido si trasporta ai colori del rosa o del rosso sangue che rimangono, in ogni caso, come percolati da un separatore estraniato . Una storia che ci ricorda quella di un’autopsia, una sorta di procedimento decostruttivo svolto sul tavolo necroscopico qui chiaramente rappresentato dalla sua stessa tomba, dove il coro (fisso in alto in una sorta di striscia atemporale nera) è curioso spettatore, voyeur della sgangherata masnada, e in essa si specchia senza mai sporcarsi le mani, guantate di bianco.
Un clima anodino alla quale hanno contribuito in maniera coerente le scene e i costumi di Richard Hudson, le luci di Giuseppe Di Iorio, i movimenti coreografici di Virginia Spallarossa.
Nel ruolo del protagonista, Piero Pretti, si fa apprezzare per la sua linea di canto adamantina e generosa. Ha voce seducente e ricca che risplende nel centrale luminoso e sale facilmente agli acuti pieni e affrontati in sicurezza; ineccepibile il legato e la cura della parola che hanno reso il suo Gustavo prezioso.
Maria Teresa Leva è stata una Amelia perfetta musicalmente, trasognata, delicata ed eterea. Tecnicamente ineccepibile, con acuti limpidi e brillanti, la Leva si smarca per una interpretazione ispirata e partecipe. Strabilianti e sempre intonatissimi i suoi pianissimi anche in sovracuto che ormai sono divenuti il suo segno riconoscitivo.
Al solito superlativo Amartuvshin Enkhbat che disegna un Conte da manuale. La voce corre potente ed educata senza mai difettare per varietà di accenti e colore. Incredibile la dizione italiana, spesso lacunosa perfino nei cantanti madrelingua.
Giuliana Gianfaldoni, nel ruolo ambiguo di Oscar, ne è venuta a capo con onore destreggiandosi con una presenza scenica veramente notevole unita ad una musicalità precisa e di fascino. Oltre alla indiscutibile spontaneità nella recitazione le va attribuita una splendida caratterizzazione del personaggio e un’intonazione sempre sicura su cui si sono poggiate agilità elegantemente proposte e accenti più che convincenti.
Anna Maria Chiuri è una sibilla Ulrica senza più traccia di “sangue immondo”, gioca le sue carte di seduzione e mistero come una ambigua e navigata maitresse che conosce fin troppo bene “le sue vicende soavi, amare”. E più che con Lucifero, sembra maneggi con una intuizione che la ragione non spiega. Il risultato è un’interpretazione da finissima liederista, dove l’accento e il giusto respiro prevalgono sulla tradizione.
Molto bene hanno fatto anche i due traditori Ribbing e Dehorn (Fabrizio Beggi e Carlo Cigni) come pure Cristiano Olivieri (Un ministro di giustizia) e Federico Veltri ( un servo di Amelia).
La lettura musicale di Roberto Abbado, basata sull'edizione critica della partitura di Ilaria Narici, è un compendio di verdianità, un manuale di concertazione verdiana vivente. Abbado ripulisce finalmente la partitura del Ballo in Maschera dalla ruggine e dalle ragnatele che le si erano depositate negli anni a causa di letture che miravano (a torto) più all'effetto bandistico, che alla ricerca di quel colore lieve e sfumato che contraddistingue questa partitura.
La Filarmonica Toscanini, (a cui si unisce, per gli interventi in palcoscenico l'Orchestra Rapsody) insieme allo splendido coro del Teatro Regio di Parma preparato con la consueta maestria da Martino Faggiani, suona in perfetta simbiosi con il gesto asciutto ed elastico di Abbado esaltando soprattutto nelle parti solistiche una scrittura fatta di colori sgargianti e dinamiche lievi. Egli sa trovare la chiave ottimale nell' esaltare i contrasti di un colore orchestrale sempre denso e drammaticamente pulsante.
I momenti più intimi sono resi con leggerezza e trasparenza, i momenti d'impeto con una ampiezza eterea ed un respiro esaltante. Incredibile come i volumi orchestrali non sembrino mai eccessivi e il canto strumentale riesce a farsi sempre riflesso di quello vocale. I dettagli sono analizzati in maniera quasi maniacale ma senza che emergano a danno dell'insieme, anzi vengono inseriti in una sintesi ideale che riesce ad esaltare una narrazione drammaturgicamente avvincente.
Successo al calor bianco per tutti al termine con ovazioni per Leva e Pretti da parte di un pubblico che, finalmente, riempiva il teatro in tutta la sua capienza.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE ED INTERPRETI
Teatro Regio – Festival Verdi 2021
UN BALLO IN MASCHERA (GUSTAVO III)
Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma
da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe
Musica di Giuseppe Verdi
Edizione critica della partitura a cura di Ilaria Narici
The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano
Il libretto utilizzato è quello ad ambientazione svedese,
così come concepito da Verdi per il debutto a Roma,
prima che i censori pontifici imponessero la trasposizione della vicenda nella Boston coloniale
Gustavo III: Piero Pretti
Amelia: Maria Teresa Leva
Conte Gian Giacomo Anckastrom:Amartuvshin Enkhbat
Ulrica: Anna Maria Chiuri
Oscar: Giuliana Gianfaldoni
Cristiano: Fabio Previati
Ribbing: Fabrizio Beggi
Dehorn: Carlo Cigni
Il Ministro di Giustizia: Cristiano Olivieri
Un Servo del Conte: Federico Veltri
Filarmonica Arturo Toscanini
Orchestra Rapsody
Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Roberto Abbado
Maestro del coro Martino Faggiani
Regia Jacopo Spirei
dal progetto di Graham Vick
Scene e costumi Richard Hudson
Luci Giuseppe Di Iorio
Movimenti coreografici Virginia Spallarossa
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Maria Teresa has not set their biography yet