MANON LESCAUT, G. PUCCINI – TEATRO VERDI DI TRIESTE, MERCOLEDÌ 8 NOVEMBRE 2023

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Dopo lo slittamento iniziale dovuto allo sciopero delle maestranze per rinnovo del contratto nazionale, è andata in scena presso il Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste Manon Lescaut. La serata di gala inaugurale è stata posticipata e ripresa il giorno 8 novembre, anche se in una versione che è apparsa un po’ dimessa per quantità di pubblico presente anche se, ovviamente, non sono mancate le pellicce e i lustrini di rito.

Terza opera del compositore toscano, appena approdò nei teatri europei Manon divise la critica dell’epoca, ma alcuni, su tutti l’inglese George Bernard Shaw, riuscirono a capire come Giacomo Puccini fosse riuscito a raccogliere l’eredità di Verdi - e tutto il suo bagaglio di italianità - e ampliarla attraverso l’uso di quel sinfonismo ricco di leitmotiv proprio dell’area germanica, o per meglio dire, di Wagner.

Il Puccini che ci troviamo davanti è cupo, quasi crudo musicalmente rispetto a quello cui si pensa di solito, e in cui le oasi melodiche più dolci e delicate sono limitate perché questa è la linea che segue l’azione. Nel libretto, la cui genesi è stata abbastanza travagliata e a cui hanno lavorato 7 autori diversi, la drammaturgia si discosta infatti da quella originale di Prévost, e che ad esempio aveva seguito Massenet, in cui c’era ampio spazio al sentimentalismo.

Tuttavia, se Puccini limita a qualche omissione, la regia ideata da Guy Montavon, a partire dal terzo atto, va oltre e ripensa azione e ruoli. Ma andiamo per ordine.

Lo spettacolo inizia mostrando un chiosco all’aperto in cui si beve, gioca a carte e arriva un gruppo di suore di cui fa parte anche Manon. Le controscene sono ben curate, ma già da qui si percepisce una certa sensazione di incompiutezza. Si prosegue con un secondo atto ambientato nel lussuoso e moderno appartamento di Geronte, che il regista immagina come uno stravagante collezionista (vestito da Karl Lagerfeld) che trasforma Manon in una musa con la quale vive una sorta di amore sublimato. Des Grieux tenta di rapire l’amata e distrugge quest’opera d’arte vivente che pertanto diventa un banale oggetto, e viene messa all’asta  da Geronte assieme ad altre prostitute, per poi finire rinchiusa nelle prigioni sotterranee della sua casa. In questo quadro finale il palcoscenico è diviso in due da una parete trasparente: da una parte c’è Manon nella sua cella e dall’altra c’è il suo amato che non può far altro che vederla morire.

Gianna Fratta si inserisce in questa visione registica con una direzione tesa e incalzante, volta ad esaltare i momenti più crudi e drammatici della partitura, e che lascia poco spazio a quel romanticismo che di fatto nella Manon di Puccini non c’è. L’orchestra del Verdi risponde molto bene a tutte le sollecitazioni, è sempre compatta e varia, e ha dimostrato ancora una volta come riesca a dare il meglio in questo repertorio. Il rapporto buca-palcoscenico è parso ottimo e anche se nella prima parte della serata gli equilibri non erano perfetti, sono sembrati più una carenza da attribuire ai cantanti che a un eccesso di decibel degli orchestrali.

Il cast si è dimostrato infatti più convincente da punto di vista attoriale che prettamente vocale con l’eccezione della protagonista.

Lana Kos è stata appunto una Manon pienamente convincente. La voce è da lirico pieno e di un certo peso, anche se non prettamente pucciniano, ma è riuscita a fraseggiare, sfumare e a creare un personaggio a tutto tondo. Roberto Aronica parte sottotono, ma offre una prova in crescendo e si riscatta nel duetto del secondo atto per concludere poi con un finale molto buono. Tuttavia il personaggio risulta un po’ generico e arrendevole. Più un Don Ottavio che un Des Grieux.

Il baritono Fernando Cisneros si muove bene in scena e ha dalla sua uno strumento dal bel colore e pasta interessante, però il registro acuto è da rivedere. Il Geronte di Matteo Peirone è parso giustamente austero, ma vocalmente insufficiente, come anche l’Edmondo mediamente smorto di Paolo Nevi.

Buono il contributo di Magdalena Urbanowicz come musico e funzionali il lampionaio/maestro di ballo di Nicola Pamio e l’oste di Giuseppe Esposito.

È risultato invece poco compatto il coro preparato da Paolo Longo.

Come al solito il pubblico della prima si è dimostrato freddino durante la recita per poi regalare un discreto successo a tutto il cast, con punte di entusiasmo per Gianna Fratta e Lana Kos.  

Andrea Bomben

 

La recensione si riferisce allo spettacolo di mercoledì 8 novembre 2023.

PRODUZIONE E INTERPRETI

 

Maestra Concertatrice e Direttrice GIANNA FRATTA

Regia e luci GUY MONTAVON

Scene HANK IRWIN KITTEL

Costumi KRISTOPHER KEMPF

Maestro del Coro PAOLO LONGO

Allestimento in coproduzione tra Opéra de Monte-Carlo ed Erfurt Theatre

Personaggi e interpreti

Manon Lescaut LANA KOS

Il Cavaliere Renato des Grieux ROBERTO ARONICA

Lescaut FERNANDO CISNEROS

Geronte di Ravoir MATTEO PEIRONE

Edmondo PAOLO NEVI

Un musico MAGDALENA URBANOWICZ

Il lampionaio/Il maestro di ballo NICOLA PAMIO

L’oste GIUSEPPE ESPOSITO

Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

FOTO TEATRO VERDI