Apre anche per questo 2018 il Festival Settimane Musicali nel teatro che più rappresenta la città berica con la sua eterna architettura. All’Olimpico la seconda in ordine cronologico delle cinque farse rossiniane scritte per il (defunto) teatro San Moisè di Venezia, continuando il progetto iniziato l’anno scorso con La cambiale di matrimonio e che proseguirà naturalmente per i prossimi tre anni. Meno spensierata rispetto alla precedente, in questo lavoro si dipanano comunque le vicende dei protagonisti tra le solite bugie, fraintendimenti, sotterfugi e via dicendo, ma con un bel lieto fine che suggella appunto la felicità proclamata dal titolo.
Come portare un argomento tanto ricco e rappresentarlo in un teatro così particolare quale l’Olimpico se lo è chiesto certamente anche il regista Alberto Triola, che quindi ha deciso di lasciare carta bianca agli artisti e servirsi il minimo possibile dello spazio a disposizione per ottenere il massimo risultato. Dunque tanto le scene di Giuseppe Cosaro quanto la regia stessa sono molto essenziali, con qualche spunto interessante per la drammaturgia. Figura ormai presente sempre più spesso è l’alter ego della protagonista, interpretata in questo spettacolo dalla ballerina Clelia Fumanelli, peraltro eccellente a nostro avviso, che aiuta a comprendere meglio quello che secondo Triola passa per la testa delle povera e traumatizzata Isabella, respinta dal suo affetto più grande, il duca, e per giunta naufragata miseramente. La buca del suggeritore serve a richiamare la miniera, qualcosa di profondo e sotterraneo, mentre una vasca piena di sabbia dovrebbe far pensare alla poltrona di uno psicoanalista, verosimilmente Tarabotto, in quanto colui che porta in salvo Isabella. In pratica tutti i ruoli in scena sono in cerca di qualcuno che li liberi o li riporti alla ragione ed alla consapevolezza del proprio essere. Pirandello avrebbe certamente apprezzato.. Il duca diffidente e poi rinsavito ha invece un’anima a guidarlo impersonata da Libero Stelluti. L’idea luminosa dell’acqua che pervade lo spazio scenico come tutto il disegno luci è stato realizzato da Giuliano Almerighi. Chiaramente contemporanei i costumi di Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci
Cast piuttosto omogeneo guidato come sempre passo passo assieme all’orchestra dal Maestro al cembalo e direttore Giovanni Battista Rigon. Impegnato tanto a suonare quanto a dirigere, spinge l’orchestra di Padova e del Veneto fino a raggiungere suoni brillanti ed uniformi tra le sezioni, ormai usi ai suoi ritmi incalzanti che donano particolare vitalità a tutto lo spettacolo. Ciò che non si racconta in scena rivive nelle note cesellate dai musicisti che sembrano espandersi ed avvolgere.
Acuta e solare la voce di Isabella-Eleonora Bellocci che non teme gli spazi teatrali ove la musica spesso prende il sopravvento e spicca per personalità, freschezza e presenza scenica. Partenza un po’ in salita per poi trovare un suo equilibrio per il duca Patrick Kabongo, che dopo qualche problemino sul passaggio di registro in partenza ha mostrato il vero colore della voce cristallina e delicata per tutto lo spettacolo. Positiva la prova di Daniele Caputo come Tarabotto, un po’ stretto come figura da analista in verità, ma dotato di voce compatta e ben salda e consapevole senso della scena. Interessante la voce di Lorenzo Grante come Ormondo la cui parte viene nobilitata dall’interprete; non sempre convincente ci è parso Sergio Foresti, alias Batone: la voce ha un bellissimo colore e sonorità, peccato per certi colpetti sul suono delle note di passaggio e qualche agilità poco fluida. Chiudono la splendida danseuse e coreografa Clelia Fumanelli come detto alter ego di Isabella, il ruolo mimato del minatore Gianluca Bozzale, e l’anima del conte sopraccitata di Libero Stelluti. Entusiasmo per tutti gli interpreti da parte di un pubblico che ama da anni questo Festival e vi partecipa sempre con entusiasmo.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore e maestro
al cembalo Giovanni Battista Rigon
Regia Alberto Triola
Scene Giuseppe Cosaro
Costumi Giuseppe Cosaro e Sara Marcucci
Lighting Designer Giuliano Almerighi
Trucco e Parrucco Studio Vanity 2.0
Aiuto Regia Libero Stelluti
Coreografie Clelia Fumanelli
maestro di sala Silvia Carta
GLI INTERPRETI
Bertrando, duca Patrick Kabongo
Isabella sua moglie Eleonora Bellocci
Ormondo, intimo del duca Lorenzo Grante
Batone,
confidente d’Ormondo Sergio Foresti
Tarabotto,
capo de’ minatori Daniele Caputo
Alter ego di Isabella Clelia Fumanelli
Anima di Bertrando Libero Stelluti
Minatore delle saline Gianluca Bozzale
Orchestra di Padova e del Veneto
FOTO ALESSANDRO DALLA POZZA
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