(libretto di Ippolit Vasil’yevich Shpazhinsky dalla sua tragedia omonima)
Accogliamo sempre con favore ed entusiasmo l'iniziativa di riportare in auge composizioni andate nel dimenticatoio per i più disparati motivi o semplicemente perché non ritenute capolavori. Questa volta il San Carlo di Napoli riscopre Čarodejka di Tchaikovsky e la riporta in scena in questa stagione operistica con un allestimento di stampo tradizionale. All'epoca non ebbe il successo sperato dal compositore poiché dopo il grande Onegin troppe forse erano le aspettative da parte dei contemporanei. Ma in questo lavoro riconosciamo comunque molti elementi cari al russo: passione e dramma nella vicenda, la presenza di elementi popolari, una implicita analisi della società contemporanea, che sappiamo quanto facesse soffrire il compositore pensando alla sua vita privata. Musicalmente parlando fa piacere ritrovare anche le danze e i balletti per cui l’ autore fu superlativo in altri contesti.
Il regista David Pountney ha pensato ad uno spettacolo che definire semplice sarebbe riduttivo, poiché ciò che avviene tra gli ambienti creati da Robert Innes Hopkins risponde sì al libretto, ma con una chiave interpretativa molto moderna, che secondo il regista va cercata già nell’idea che il compositore aveva di tutta la vicenda. Egli sottolinea il lato umano di Nastas’ja, detta Kuma, una donna niente affatto volgare e con una dignità ben marcata, pur chiaramente sciolta nei confronti del sesso opposto. Il regista sottolinea come forse anche più corrotta e problematica può essere la vita di una famiglia all’apparenza rispettabile quale quella dei principi protagonisti, devastata dalla follia del capofamiglia, rispetto a quella comunque evidente ed alla luce del sole di Kuma e della sua locanda. Ecco che dunque lo scenografo ha utilizzato sempre lo stesso impianto scenico per le due diverse realtà, ossia una stanza dai toni neutri, che di volta in volta si trasforma nella locanda o nella sala dei principi, o nel boudoir della bella locandiera. Meno convincente l’adattamento scenico per l’atto conclusivo, ove due tronchi e qualche altro elemento aggiunto non ci danno molto l’idea del bosco dove Kuma viene avvelenata dalla principessa e poi gettata nel fiume Oka. I ricchi e bei costumi di Tatiana Noginova vedono una prevalenza del colore rosso per Kuma e le sue amiche, in contrasto con il nero che impera tra i componenti della famiglia principesca cupa e a cui la morte strizza l’occhio lungo tutta la vicenda.
La locandiera soprannominata Kuma conquista ogni sorta di essere maschile che osi incontrare il suo sguardo ammaliatore, ed i guai cominciano quando sue prede diventano figlio e padre, costui vicario del Gran Principe a Nižnij-Novgorod. Si innesta a quel punto un meccanismo di odio e vendetta nei confronti della protagonista per cui bene o male tutti ce l’hanno con lei: il principe respinto, la moglie gelosa, il figlio in ambasce per la madre oltraggiata, e tutti i ben pensanti che ruotano attorno ai protagonisti principali, come il diacono Mamyrov, il vagabondo Paisij, e così via.
Il cast impegnato in questa coproduzione russo/portoghese è stato piuttosto omogeneo se pur con elementi di spicco. A cominciare da Ljubov’ Sokolova che era secondo noi una spanna sopra tutti: traccia una principessa Evpraksija Romanovna dal piglio drammatico e vendicativo utilizzando le sue doti interpretative in ottimo connubio con la voce calda ed ambrata. Il marito, il principe Nikita illuso e respinto, è Jaroslav Petrjanik, che ha sostituito il collega previsto per questa recita; il suo ruolo è altrettanto appassionato e tremendo, lacerato tra la vendetta e la passione per la bella locandiera, dalla voce solida e corposa. L’incantatrice, Nastas’ja o Kuma, è una passionale, quasi suo malgrado verrebbe da dire, Marija Bajankina, anch’essa in sostituzione della collega prevista. Identificata con termini ingiusti, incantatrice, strega, maliarda, insomma ciò che l’invidia della gente spinge a definire una bellezza in grado di colpire (come fosse artefice di malefici o chissà quali arti sconosciute), il soprano si muove con leggerezza e la necessaria drammaticità gestendo questo ruolo ambivalente con intelligenza e grazie ad una voce non esageratamente voluminosa, ma uniforme e melodiosa. Il principe Jurij è il vero destinatario delle attenzioni di Kuma, ma non tollera inizialmente le sofferenze della madre e si propone anch’egli come giustiziere della povera locandiera. Tanta passione è trasmessa anche vocalmente da Nikolaj Emcov. La lunghissima schiera di ruoli di contorno vede spiccare la figura del vagabondo vestito da monaco, l’ottimo Savva Hastaev, tenore dalla voce bellissima e melodiosa che interpreta il vagabondo con forza e determinazione. Timbro interessante ma poco udibile nella sua zona grave Anna Barhatova nel ruolo di Polja, l’amica di Kuma. Aleksej Tanovickij ha dalla sua parte una voce molto corposa e pastosa, impegnato con energia nel ruolo del diacono Mamyrov e dello stregone Kud’ma. Ricordiamo più o meno allo stesso livello la sorella della principessa, Ljudmila Gradova, Grigor Werner come valletto del principe, lo zio di Kuma Denis Beganskij, e tutti gli ospiti della locanda: Balakin, Artëm Melihov, Potap, Lev El’gardt, Lukaš, Vitalij Dudkin, il non entusiasmante (anche per il costume a strisce) pugile Jurij Evčuk, un altro ospite, Rosario Natale e Masha, Gloria Vardaci.
Il Maestro Zaurbek Gugkaev, a nostro avviso più concentrato sull’ orchestra che sul palcoscenico, dirige senza bacchetta ottenendo un suono morbido ed equilibrato, senza esasperare il dramma nei momenti concitati e dosando il giusto lirismo nei lunghi duetti ricchi di pathos.
Molto partecipe il coro di Marco Faelli, talvolta impegnato dall’ alto di una balconata ottenuta aprendo il tetto della scena. Le coreografie dei balletti sono di Renato Zanella.
Applausi calorosi per tutti al termine da parte di un pubblico ricco di ospiti stranieri e studenti (un po’ rumorosi) .
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Zaurbek Gugkaev
Regia David Pountney
Scene Robert Innes Hopkins
Costumi Tatiana Noginova
Coreografia Renato Zanella
Luci Giuseppe Di Iorio
Maestro del coro Marco Faelli
GLI INTERPRETI
Principe Nikita Kurljatev, Jaroslav Petrjanik
vicario del Gran Principe a Nižnij-Novgorod
Principessa Evpraksija Romanovna, Ljubov’ Sokolova
sua moglie
Il Principe Jurij, loro figlio Nikolaj Emcov
Mamyrov, un anziano diacono / Aleksej Tanovickij
Kud’ma, uno stregone
Nenila, sua sorella e Ljudmila Gradova
dama di compagnia della principessa
Ivan Žuran, valletto del Principe Grigor Werner
Nastas’ja, detta "Kuma", Marija Bajankina
padrona di una locanda presso il fiume Oka, una giovane
Foka, suo zio Denis Beganskij
Polja, amica di Kuma Anna Barhatova
Balakin, un ospite da Nižnij-Novgorod Artëm Melihov
Potap, un mercante ospite Lev El’gardt
Lukaš, un mercante ospite Vitalij Dudkin
Kičiga, un pugile Jurij Evčuk
Paísij, un vagabondo vestito da monaco Savva Hastaev
Un ospite Rosario Natale
Masha Gloria Vardaci
Produzione del Teatro Marinsky di San Pietroburgo e del São Carlos di Lisbona
Prima rappresentazione in Italia
Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo
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Foto L. Romano, Teatro San Carlo di Napoli
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