L’AMICO FRITZ, PIETRO MASCAGNI - TEATRO LA FENICE DI VENEZIA, MARTEDI’ 31 MAGGIO 2016

Mentre viene presentata la nuova ricchissima stagione lirica del Teatro la Fenice di Venezia, sono in corso le recite de L’amico Fritz di Mascagni che vede impegnata Simona Marchini, notissima donna di teatro, nei panni di regista, che con molta gioia ha colto la sfida offertale dalla Fondazione veneziana nel tornare sull’opera di Mascagni che già la vide impegnata nel 1991 a Livorno. La semplicità dei personaggi ha suggerito alla regista una messa in scena piuttosto dimessa e minimalista, non solo visivamente ma anche dal punto di vista contenutistico. Certo non siamo di fronte ad un drammone ricco di colpi di scena, ma ad una storia d’amore e amicizia vissuta in campagna, dove evidentemente si è ritenuto che bastasse la trama a parlare nella sua essenzialità. Gli interpreti si muovono in una specie di palco nel palco, di scatola delle storie, opera di Massimo Checchetto, dove si accenna al paesaggio alsaziano e dentro i cui confini sembrano trovare riparo sicuro i sentimenti vissuti.  Forse tanta semplicità avrebbe avuto bisogno di qualcosa in più perché la narrazione risultasse meno lenta, e suggerire agli interpreti maggiore scioltezza nell’esprimersi avrebbe sicuramente aggiunto una certa dinamicità che invece è mancata. I costumi di Carlos Tieppo sono aderenti all’ambientazione.  

Musicalmente registriamo l’intento del Maestro Fabrizio Maria Carminati di incentivare  l’orchestra conducendola con piglio deciso e portando gli interpreti a dare quel qualcosa in più rispetto a quanto la semplice azione non chieda. Molto sentito il famoso intermezzo, dal suono ampio e corposo.

Fritz è un  Alessandro Scotto di Luzio giovane e giustamente guascone, che come tanti uomini d’oggi preferisce ignorare inizialmente i propri sentimenti per poi vederli esplodere suo malgrado e dichiararsi alla sua bella. Ben lo interpreta il tenore campano mostrando un cuore caldo che carica tanta energia nella voce certo non ampissima, ma dal bel colore e supportata da un fraseggio corretto.

La bella e dolce Suzel è una Carmela Remigio niente affatto remissiva, che anzi ci è parsa soffrire un po’ i panni della campagnola e lasciare che la sua personalità prendesse il sopravvento. Vocalmente si addolcisce quanto serve e disegna una linea di canto morbida e gradevole.

Elia Fabbian si sta specializzando in ruoli da uomo saggio e conciliatore come è il rabbino David, intento a sistemare i cuori dei suoi giovani amici. L’interprete è autoritario sulla scena, forse un po’ meno vocalmente in taluni passaggi, ma complessivamente il personaggio sembra gestito correttamente.

Abbiamo ascoltato già in precedenza la voce molto particolare di Teresa Jervolino e non ci stupisce che sia stata scelta per un personaggio un po’ selvaggio come lo zingaro Beppe, cui da’ vita con fermezza e una discreta vitalità. Una conferma il bel timbro di William Corrò come Hanezò, non colpisce particolarmente il Federico di Alessio Zanetti. Chiude il cast Anna Bordignon, la governante.

Preparato e anche coinvolto in scena il coro di Claudio Marino Moretti.

Applausi generosi per tutti gli interpreti al termine della rappresentazione.

 

Maria Teresa Giovagnoli 

 

LA PRODUZIONE


Direttore       Fabrizio Maria Carminati
Regia             Simona Marchini
Scene             Massimo Checchetto
Costumi
        Carlos Tieppo

GLI  INTERPRETI

Suzel                Carmela Remigio

Fritz Kobus    Alessandro Scotto di Luzio
David              Elia Fabbian
Beppe              Teresa Jervolino
Hanezò            William Corrò
Caterina          Anna Bordignon
Federico          Alessio Zanetti

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro      Claudio Marino Moretti

con sopratitoli in italiano e in inglese
Nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice

 

Foto Michele Crosera