Giunto alla sua trentacinquesima edizione, il Settembre dell’Accademia, prestigiosa rassegna promossa dall’Accademia Filarmonica di Verona, si presenta nel 2026 con un programma di straordinario interesse, per qualità delle proposte e spessore artistico. Ad inaugurare questa importante edizione è stata un’orchestra che non ha certo bisogno di presentazioni: la Sächsische Staatskapelle Dresden, una delle più prestigiose formazioni sinfoniche al mondo, diretta dal suo Direttore Principale Daniele Gatti. Programma del concerto la Sinfonia n. 6 in la minore “Tragica” di Gustav Mahler (GMV 46).
Composta tra il 1903 e il 1904 e presentata a Essen nel 1906 sotto la direzione dello stesso Gustav Mahler, la Sinfonia n. 6 in la minore è una delle opere più radicali e cupe del compositore. Il soprannome “Tragica”, nonostante sia tradizionalmente associato alla sinfonia, va usato con cautela: non è infatti certo che Mahler lo intendesse come vero titolo ufficiale, pur consapevole della natura che la qualificava. In quattro movimenti, l'opera alterna marce incalzanti, momenti di intenso lirismo, atmosfere grottesche e improvvise esplosioni orchestrali. Particolarmente celebre è il Finale, dominato da una lunga lotta fra tensione e speranza, fino ai famosi colpi di martello, simbolo di una forza distruttiva che interrompe ogni tentativo di riscatto.
Di questa partitura mastodontica che farebbe tremare i polsi a qualunque compagine artistica, la Sächsische Staatskapelle ha offerto una lettura matura, attenta, costruita momento per momento, sotto la guida rigorosa del Maestro Gatti.
La Sesta Sinfonia di Mahler è infatti una sinfonia di enigmi e contrasti, un percorso musicale che sembra affidare all’ascoltatore il compito di decifrare, assorbire e infine godere di una materia sonora tanto complessa quanto affascinante. È un viaggio nella mente del compositore, nelle sue inquietudini e nelle sue paure, raccontate non attraverso una narrazione esplicita, ma attraverso il continuo confronto fra tensione, lirismo, ordine e disgregazione.
Il primo movimento introduce immediatamente questo universo. Suoni, colori e ritmo di marcia si intrecciano in una scrittura orchestrale di grande energia, sostenuta dalle percussioni. La Sächsische Staatskapelle Dresden affronta questa dimensione sonora con notevole controllo, mantenendo un’esecuzione asciutta e incisiva, senza indulgere in effetti folcloristici né cedere alla tentazione di amplificare la componente spettacolare, nonostante la straordinaria ricchezza dell’organico. È qui che viene presentato il nucleo drammatico della sinfonia: una musica che sembra dare voce alle paure e alle tensioni interiori di Mahler.
Nell’esecuzione ascoltata ieri sera, il secondo movimento è stato lo Scherzo, secondo l’ordine originariamente concepito dal compositore, anche se la successione dei movimenti fu modificata più volte da Mahler. Il carattere dello Scherzo è austero, quasi pesante, ma l’orchestra riesce a farne emergere anche una sottile inquietudine, una sorta di dolcezza deformata che percorre l’intero movimento senza mai trasformarsi in abbandono.
Segue l’Andante moderato, il celebre movimento associato al cosiddetto “tema di Alma”. Qui la tensione lascia spazio a un lirismo intenso, a un lungo slancio melodico che non cancella però le sensazioni precedentemente evocate. La bellezza rimane così attraversata da una sottile inquietudine, come se anche il momento più luminoso non potesse sottrarsi alla consapevolezza del dramma.
Nel Finale il viaggio nella complessità della mente mahleriana raggiunge il suo culmine. Il mistero sembra continuamente svelarsi e nascondersi, mentre il suono diventa fisico e quasi tangibile: marce, percussioni, campane, masse orchestrali che esplodono per poi dissolversi improvvisamente. E soprattutto i due terribili colpi di martello, dopo l’eliminazione del terzo previsto da Mahler. Una scelta sulla quale si è costruita una celebre lettura simbolica, collegata alle successive sventure della vita del compositore: la morte della figlia Maria, la diagnosi della grave malattia cardiaca e la fine della sua posizione all’Opera di Vienna. Ma è anche possibile che questa interpretazione sia, almeno in parte, una rilettura successiva di Alma Mahler.
Rimane così l’immagine di un eroe mancato, dell’uomo che affronta la vita e le sue difficoltà attraverso una lotta incessante, ma senza approdare alla redenzione. La Sächsische Staatskapelle Dresden ne restituisce tutta la forza con un suono immenso, tragico e austero, ma mai sovrabbondante. Anche dalla posizione piuttosto laterale dalla quale abbiamo ascoltato il concerto, è stato possibile cogliere una straordinaria completezza dell’insieme e una compostezza esecutiva che confermano la qualità di una compagine capace di dominare la monumentale scrittura mahleriana senza mai lasciarsene sopraffare.
Con un Teatro Filarmonico gremito e letteralmente rapito, la Sächsische Staatskapelle e Daniele Gatti si sono congedati tra meritati applausi e tributi continuativi per diversi minuti. Una serata che molti ricorderanno a lungo.
Maria Teresa Giovagnoli
IL SETTEMBRE DELL'ACCADEMIA 2026
Teatro Filarmonico di Verona
SÄCHSISCHE STAATSKAPELLE DRESDEN
Daniele Gatti, direttore
Gustav Mahler
Sinfonia n. 6 in la minore “Tragica”
I. Allegro energico, ma non troppo. Heftig, aber markig
II. Scherzo. Wuchtig
III. Andante moderato
IV. Finale. Sostenuto – Allegro moderato – Allegro energico
PHOTO CREDITS MASCALZONI
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