Attesissimo concerto quello di Mikhail Pletnev per il Settembre dell’Accademia di Verona 2022 e se non ha deluso le aspettative del numerosissimo pubblico accorso, sicuramente lo ha diviso.
Il grande pianista, direttore e compositore si è presentato a Verona con un programma a prima vista bislacco, assurdo e lunghissimo (come è spesso sua abitudine) che ha visto accostare due compositori molto differenti tra di loro per quel che riguarda produzione e scrittura per pianoforte: Brahms e Dvorak.
Di entrambi abbiamo ascoltato brani relativamente minori, spesso estratti di composizioni integre e tutti accomunati da una durata limitata e da un colore pensoso ed introspettivo. Con un'espressione facciale impassibile, tranne che per qualche occasionale lieve inarcamento di un sopracciglio, Pletnev anche a Verona si è imposto la solita immagine di sé fin troppo seria, o a volte svagata, come se il pianista fosse piombato d’improvviso in sala e avesse dovuto imbastire su due piedi un intero recital.
Nella prima “Rapsodia in si minore op.79”, bastano poche battute per entrare nell'immaginario sonoro di Brahms, con quel suo stile inconfondibile: addensante, intenso, intriso di colori e sfumature contrassegnate da accordi dai tratti talvolta scultorei, che di contro si staglia come un macigno nei “sei pezzi per pianoforte op.52” di Dvorak, brani relativamente semplici e non particolarmente incisivi, che insieme agli Humoresque, alle Egloge e ai Quadri Poetici op.85 eseguiti nel concerto a Verona, rappresentano i 3\4 dell’intera produzione per pianoforte solo del compositore boemo dove appunto la musica pianistica non ha nel suo catalogo il peso e l'ampiezza che hanno la musica sinfonica e quella cameristica.. Dvorak stesso affermava che il suo modo di accostarsi al pianoforte deriva non tanto da Liszt quanto da Schumann: evitando la sublime retorica e la sfida tecnica, il pianoforte di Dvorak esprime rapidamente un pensiero intimo, una fuggevole sensazione o un'impressione indefinita, come in Schumann, ma più colloquiale. Mikhail Pletnev fa suo questo pensiero e lo elabora a suo piacere ed uso. Ecco che nella Ballata, dai Sei pezzi per piano (Sechs Klavierstücke), op. 118 di Brahms, il suono è studiato in ogni dettaglio, il fraseggio ricorda una lunga e uniforme pennellata su una tela e vengono messi in evidenza tutti i risvolti dell'intreccio tra le linee melodiche. Pletnev diventa puro pensiero musicale. Ogni ostacolo tecnico è superato dalla sua incredibile capacità d’introspezione del materiale sonoro, ed il suo unico problema risulta essere alla fine, il controllo del peso delle note o delle pause, nelle più semplici o complesse frasi musicali. La sua visione dinamica, dai quasi impercettibili pianissimo ai fortissimo – questi mai sonorissimi- presenta una paletta infinita di gradazioni, probabilmente grazie anche al formidabile pianoforte Kawai dal quale non si separa mai.
Il concerto si chiude con i “Quadri poetici” op.85 di Dvorak, lavoro intimissimo, quasi pudico, che dimostra ancora una volta che il compositore boemo non ha mai affidato al pianoforte altro che bozzetti, impressioni, aneddoti e sensazioni. Con il pianoforte Dvorak si accontentava di restare in un ambito espressivo "minore", intimo e fuggevole, senza aspirare a una grande forza comunicativa. Occasione ghiotta per un artista come Pletnev che non vede l’ora di “aggiungere” quanto più possibile del suo ad una scrittura molle come appunto quella di Dvorak per pianoforte.
Pletnev si esalta in artista in cui la personalità dell’interprete travalica molto spesso il segno originale, ponendo all’ascoltatore un problema non secondario di identità: stiamo ascoltando il programma in locandina o una rivisitazione compositore\interprete ?
Pletnev ha spesso varcato in questo contesto il confine dell’ “accettabile”, contando più sulla bellezza formidabile del suono, sul fascino dei testi musicali presenti nel programma di sala che non quanto scritto sul pentagramma.
Serata di pieno successo, ma che ha lasciato più di qualche spettatore perplesso su quanto possa contare oggi la presenza dell’interprete sulla volontà del compositore.
Pierluigi Guadagni
La Locandina
Il Settembre dell’Accademia 2022
Lunedì 19 settembre
MIKHAIL PLETNEV
pianoforte
Johannes Brahms Rapsodia in si minore Op.79 n.1
Antonin Dvořák Minuet Op. 28 n.1; Sei pezzi per pianoforte Op. 52 (selezione)
Johannes Brahms Intermezzo Op. 118 n.6
Antonin Dvořák Humoresques Op. 101 (selezione); Egloga in sol maggiore (B 103 n.3)
Johannes Brahms 3 Intermezzi Op. 117
Antonin Dvořák Egloga in mi maggiore (B 103 n.4); Moderato in la maggiore (B.116)
Johannes Brahms Ballata in sol minore Op. 118 n.3
Antonin Dvořák Quadri poetici Op. 85
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