Giunta all’ottava replica di questo Festival 2022, torna in Arena un’Aida zeffirelliana dall’esito ben più felice rispetto alla Prima del 18 giugno (ne abbiamo scritto qui). Dopo un corposo numero di recite, l’incerto debutto dovuto a un’evidente insufficienza di prove è fortunatamente un lontano ricordo: i movimenti delle masse risultano ormai rodati e i frequenti scollamenti tra buca e palco sembrano del tutto risolti in una ritrovata sinergia, sotto la guida di un più ispirato Daniel Oren. Il Maestro tiene saldamente le redini di un’Orchestra della Fondazione Arena oggi decisamente più disciplinata, proponendo agogiche vivaci e variegate, sempre efficaci nel valorizzare tutto il ventaglio di diversi contesti drammaturgici che si avvicendano nell’opera. Molto curate anche la ricerca dei colori e la calibrazione dei volumi, sempre in un perfetto equilibrio tra la solenne maestosità di riti sacri e bellici alternati a soffuse tinte esotiche.
Aida è Latonia Moore - scritturata per quest’unica data, che segna il suo debutto areniano - stella del Metropolitan di New York e ricercatissima in questo ruolo su scala globale macinando successi a Londra, Zurigo, Buenos Aires, Tokyo, Chicago. Alte aspettative dunque, non disattese. Il soprano statunitense ha evidente confidenza con il suo personaggio ed è in grado di tratteggiarne ogni sfumatura con grande varietà di fraseggio e accenti (emblematico in questo senso il suo intenso “Ritorna vincitor!”). La voce è morbida e vellutata, caratterizzata da un suono piacevolmente ovattato, ma non per questo meno in grado di correre serenamente nell’anfiteatro. Al bel timbro si aggiunge un’appassionata intenzione interpretativa, ben espressa anche nel gesto scenico. L’effetto collaterale è che il soprano sconfini saltuariamente nel declamato intaccando la pulizia del canto, nota comunque trascurabile nell’economia di una resa ottima nel suo complesso.
Discorso ben diverso per il Radamès di Jorge de León, tutt’altro che memorabile. Il tenore spagnolo sembra puntare tutto su volume e squillo per accattivarsi la platea, ma l’ostinazione nella spinta continua non fa che sortire l’effetto opposto: suoni fissi, molto spesso crescenti, continuamente in bilico su un appoggio traballante (per dovere di cronaca, nemmeno il generosissimo e notoriamente acritico pubblico turistico areniano gli ha riservato i suoi applausi più fragorosi al termine della celeberrima “Celeste Aida”). Aggiungendo al canto più che deludente anche piattezza interpretativa e dizione perfettibile, non possiamo che registrare per lui una serata sottotono su ogni fronte.
Assai interessante invece la prova di Olesya Petrova nel complesso ruolo di Amneris. Vocalità possente e brunita, solida nel registro grave come in quello acuto, incarna al meglio con trasporto e sottile arroganza la perfida figlia del Re d’Egitto. Si distingue con carisma e autorevolezza nei pezzi d’insieme, in particolare nello splendido terzetto del primo atto (“Vieni o diletta, appressati”). Intensa anche nel duetto con Aida nell’atto secondo, confronto infuocato e struggente tra le due rivali in amore (“Fu la sorte dell’armi”).
Eccellente prova anche per le altre voci gravi schierate nel cast.
In grande spolvero l’Amonasro di Amartuvshin Enkhbat, tecnicamente ineccepibile per musicalità ed emissione, forse solo lievemente ingessato a livello di recitazione e non pienamente calato nei panni del bellicoso Re etiope. Altrettanto sontuoso il Ramfis di Michele Pertusi.
Puntuali gli interventi di Romano Dal Zovo, come anche buono è l’apporto dei comprimari Carlo Bosi (Un Messaggero) e Yao Bohui (Sacerdotessa).
Contribuiscono infine al successo della serata gli inappuntabili primi ballerini (Elisa Cipriani, Ana Sophia Scheller e Matias Santos) e un Coro della Fondazione Arena in splendida forma, guidato da Ulisse Trabacchin.
Si replica il 21, 28 agosto e il 4 settembre.
Camilla Simoncini
PRODUZIONE ED INTEPRETI
Direttore Daniel Oren
Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia Vladimir Vasiliev
Maestro del Coro Ulisse Trabacchin
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Il Re Romano Dal Zovo
Amneris Olesya Petrova
Aida Latonia Moore
Radamès Jorge de León
Ramfis Michele Pertusi
Amonasro Amartuvshin Enkhbat
Un messaggero Carlo Bosi
Sacerdotessa YaoBohui
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI

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