Il 99° festival areniano si avvia verso il termine, e per la penultima recita di Aida riesce ad accaparrarsi colui che viene considerato il miglior tenore del momento, Jonas Kaufmann.
Dopo lo splendido concerto dell'anno scorso (http://www.mtglirica.com/categorie/recensioni/jonas-kaufmann-gala-event-arena-di-verona-martedi-17-agosto-2021.html) "Der Tenorissimo" finalmente debutta Radames nella città dove Arena vuol dire Aida.
Dello spettacolo di Zeffirelli si è detto di tutto e di più, la sua ventennale vita fa parte ormai della storia dell'anfiteatro veronese e piaccia o no (chi scrive lo paragona ad una meringa indigesta) la bolgia infernale di comparse del trionfo e le sfingi di cartapesta, risultano facile richiamo ed entusiasmo per il pubblico di appassionati non particolarmente esigente, che in larga parte affolla l'anfiteatro veronese.
La voce di Kaufmann, dopo un inizio un po' ballerino dovuto, si crede, all'emozione, sfodera tutto il florilegio del suo meraviglioso baule sonoro, ancora intatto e incredibilmente pulito a fronte di una carriera ormai trentennale e una recente malattia non particolarmente piacevole.
"Celeste Aida" si chiude come scritto, con il si bemolle smorzato dopo una messa di voce strepitosa, i duettoni del terzo e quarto atto stupiscono per varietà di accenti e finezze armoniche quasi sprecate che spesso si perdono nella vastità del catino areniano. Ma tant'è, il pubblico e noi con lui, rimaniamo sbalorditi non solo dalla maturità canora raggiunta, ma anche perché Kaufmann riesce a rendere credibile un personaggio, come quello di Radames, spesso ingessato o peggio avviluppato nei soliti cliché del condottiero macho, quando qui diventa invece fragile ragazzo in preda a tensioni emotive incredibili.
Al suo fianco l'Aida di Maria Josè Siri si conferma ancora una volta cantante di altissimo livello, per nulla nascosta dal nome e dalla voce di un partner tanto eccellente. La Siri riesce a modellare la recita sulle corde più intimiste rispetto ai canoni abituali, specchio dell'interpretazione del tenore tedesco, meraviglioso riflesso del suo innamorato condottiero: filati, mezze voci e pianissimi non si contano. Eppure quando la violenza musicale lo esige, la voce della Siri svetta nei concertati senza indugio, dimostrando una capacità di fiato non comune. Sebastian Catana, dalla voce chiara e squillante, è Amonasro fiero ed altero come richiesto. Romano Dal Zovo si conferma Re sicurissimo, veterano e beniamino del pubblico areniano. Qualche difficoltà per Abramo Rosalen, Ramfis un po' spaesato sia vocalmente che scenicamente, ma che supera la scena del giudizio al quarto atto senza intoppi. Riccardo Rados è un Messaggero di solida garanzia, come pure la Sacerdotessa di Yao Bohui.
Rodatissimi, nelle coreografie non certo entusiasmanti di Vladimir Vassiliev, Ana Sophia Scheller e Alessandro Staiano come primi ballerini.
Giunti alla decima recita, Daniel Oren riesce a condurre orchestra e coro con una precisione non comune, permettendosi persino il lusso di esaltare colori e agogiche della partitura verdiana, spesso dimenticate o non pervenute nella bolgia dello spettacolo areniano.
Al termine trionfo per tutti, come si conviene ad una recita quasi perfetta, da parte di un'Arena praticamente esaurita in ogni ordine di posti.
Pierluigi Guadagni
PRODUZIONE
Direttore Daniel Oren
Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia Vladimir Vasiliev
Maestro del Coro Ulisse Trabacchin
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Il Re Romano Dal Zovo
Amneris Olesya Petrova
Aida Maria José Siri
Radamès Jonas Kaufmann
Ramfis Abramo Rosalen
Amonasro Sebastian Catana
Un messaggero Riccardo Rados
Sacerdotessa Yao Bohui
Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI
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