Seduto nella platea del Teatro Il Rossetti per il concerto inaugurale della quarta edizione del Festival di Trieste – Il Faro della Musica, si avverte subito la sensazione di trovarsi di fronte all'avvio di un percorso artistico di eccezionale respiro. Questa prima serata rappresenta infatti soltanto l'inizio di una lunga maratona musicale di dieci giorni, organizzata dalla Società dei Concerti di Trieste guidata dal direttore artistico Marco Seco, in co-organizzazione con il Comune di Trieste e la collaborazione del Teatro Verdi, del Conservatorio Tartini e di numerose altre realtà del territorio. Nei prossimi giorni racconterò nel dettaglio le tappe di questo viaggio diffuso che attraverserà la città fino al 24 settembre, spaziando dalle sperimentazioni tecnologiche del progetto LoLa al Conservatorio fino al ballo asburgico, dall'opera barocca Le donne vendicate di Piccinni al Miela fino all'omaggio pop a Miramare, all'interno di un cartellone che intreccia i 270 anni di Mozart, i 75 della Camerata Salzburg e il centenario del violinista triestino Franco Gulli. Ma per cominciare, l'attenzione era tutta concentrata su questo primo grande appuntamento al Rossetti, interamente dedicato all'esplorazione dell'eredità musicale della famiglia Bach.
Sul palcoscenico è salita una compagine di altissimo profilo che ha visto affiancati il celebre flautista Emmanuel Pahud, primo flauto dei Berliner Philharmoniker, l'ensemble d'archi L'Appassionata e il maestro concertatore Enrico Bronzi al violoncello, assieme ai solisti Elisa Spremulli, Tommaso Benciolini, Lorenzo Gugole e Nicola Benetti. Il programma allestito per la serata ha voluto mettere a confronto la monumentale figura di Johann Sebastian Bach con tre dei suoi illustri figli, tracciando un affascinante arco evolutivo che dal rigoroso contrappunto barocco conduce verso lo stile galante, l'Empfindsamer Stil e le prime inquietudini protoromantiche dello Sturm und Drang.
L'apertura della serata è stata affidata alla Sinfonia in re minore WFV I/3 di Johann Christoph Friedrich Bach, il penultimo figlio maschio di Johann Sebastian, noto alle cronache come il "Bach di Bückeburg". Pur rimanendo il più fedele al magistero paterno tra i fratelli, Friedrich assorbì con spiccata sensibilità l'influenza del dramma lirico italiano, dando vita a una pagina ricca di patetismo e di energia ritmico-drammatica. Già dal primo brano l'ensemble ha dimostrato un notevole affiatamento e precisione negli attacchi guidati da Bronzi, che nell'Allegro ha scelto tempi misurati e non forsennati, mentre nell'Andante amoroso ha evidenziato un'ottima amalgama timbrica ed eleganza di fraseggio.
La figura del padre è poi salita in cattedra con l'esecuzione del Concerto Brandeburghese n. 4 in Sol maggiore BWV 1049. Una composizione avvolta da una celebre curiosità organologica: in partitura Bach prescrisse l'impiego di due "fiauti d'echo", espressione su cui la storiografia ha a lungo dibattuto ipotizzando l'uso di flauti doppi o flauti dolci acuti, ma che la prassi moderna affida comunemente ai flauti traversi. L'opera si distingue per lo straordinario virtuosismo riservato al violino solista, chiamato a dialogare con i flauti sovvertendo quasi le gerarchie dell'impianto concertante. Nel Concerto Brandeburghese n. 4, l'intesa tra i flauti di Emmanuel Pahud e Tommaso Benciolini si è distinta per un'apprezzabile omogeneità d'intonazione e per un dialogo sempre equilibrato. Buona la prova di Elisa Spremulli al violino solista, agile nelle volate del Presto e precisa nelle articolazioni, ben supportata da un basso continuo lineare e privo di appesantimenti.
A seguire, il secondo omaggio a Johann Sebastian ha portato in scena il Concerto Brandeburghese n. 5 in Re maggiore BWV 1050, pagina che segna una vera e propria rivoluzione nella storia della musica per essere considerata il primo reale concerto per tastiera mai scritto. Fino a quel momento relegato al ruolo di mero sostegno armonico nel basso continuo, il clavicembalo conquista qui un ruolo solistico primario e dirompente, che culmina nella sconfinata e visionaria cadenza del primo movimento, un'esplosione di virtuosismo puro che sembra già anticipare la sensibilità del secolo successivo. Nella difficile cadenza, Nicola Benetti ha mantenuto un rigore ritmico solido e una trasparenza polifonica apprezzabile. Sobrio e composto il dialogo nel movimento centrale Affettuoso, dove il flauto e il violino si sono intrecciati con misura, restituendo il carattere intimo del trio senza indulgere in eccessi sentimentali.
Nella seconda parte del concerto il programma ha esplorato le derive più audaci dei discendenti di Bach, a partire dalla Sinfonia in Fa maggiore F.67 detta "Dissonante" di Wilhelm Friedemann Bach. Considerato il figlio dal genio più tormentato, incompreso e ribelle, Wilhelm Friedemann consegnò alla storia una pagina spiazzante per l'epoca, intessuta di bruschi scarti cromatici, asprezze armoniche e repentini mutamenti di tempo che sconcertarono i contemporanei anticipando di diversi decenni i tratti distintivi dello Sturm und Drang. La direzione dal violoncello di Enrico Bronzi ha impresso alla pagina il giusto mordente, gestendo con equilibrio i contrasti dinamici e le frizioni armoniche. Gli archi de L'Appassionata hanno risposto con buona incisività, restituendo il clima teso e frastagliato dell'opera con suono asciutto e ben a fuoco.
Il punto d'arrivo della serata è stato il Concerto per flauto in re minore Wq. 22 di Carl Philipp Emanuel Bach, figura di spicco dell'Empfindsamer Stil, lo "stile della sensibilità". In questo capolavoro del repertorio flautistico, denso di chiaroscuri, pathos e slanci passionali, Emmanuel Pahud ha offerto una prova di alta classe esecutiva. Una lettura in cui è emersa tutta la bellezza di un suono rotondo, uniforme nella cavata e nitidamente rilevato in primo piano. Più che sulla ricerca di effetti pirotecnici nei tempi estremi, la sua interpretazione si è fatta apprezzare per la naturalezza nel controllo del fiato e la fluidità del legato nell’Un poco andante, ben sostenuto dalla risposta pronta dell'orchestra.
Gli ampi spazi del Teatro Il Rossetti hanno richiesto un minimo di adattamento per una formazione da camera, senza che questo compromettesse la trasparenza dell'ascolto. Va registrata una presenza di pubblico purtroppo non foltissima, ma senza dubbio calorosa, che al termine del programma ha ottenuto un bis: l'Allegro di molto finale del concerto di Carl Philipp Emanuel Bach. Un inizio sobrio e convincente per una rassegna di cui racconterò gli sviluppi nei prossimi articoli.
Andrea Bomben
La recensione si riferisce allo spettacolo di lunedì 14 settembre 2026
Programma
Emmanuel Pahud, flauto solista
L'Appassionata, ensemble
Enrico Bronzi, maestro concertatore al violoncello
Johann Christoph Friedrich Bach
(Lipsia 1732 - Büchenburg 1795)
Sinfonia in re minore per archi e basso continuo WFV I/3
Johann Sebastian Bach
(Eisenach 1685 - Lipsia 1750)
Concerto Brandeburghese n. 4 in Sol maggiore, BWV1049
per violino, due flauti, archi e basso continuo
Elisa Spremulli, violino - Emmanuel Pahud & Tommaso Benciolini, flauti
Concerto Brandeburghese n. 5 in Re maggiore, BWV1050
per flauto traverso, violino solista, cembalo concertato, archi e basso continuo
Emmanuel Pahud, flauto - Lorenzo Gugole, violino - Nicola Benetti, clavicembalo
Wilhelm Friedemann Bach
(Weimar 1710 - Berlino 1784)
Sinfonia in Fa maggiore “Dissonante” F.67
Carl Philipp Emanuel Bach
(Weimar 1714 - Amburgo 1788)
Concerto per flauto in re minore Wq.22
FOTO SOCIETA' DEI CONCERTI TRIESTE
Maria Teresa has not set their biography yet