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ELEKTRA , RICHARD STRAUSS - TEATRO LIRICO DI CAGLIARI, VENERDI' 19 GIUGNO 2026

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Il ritorno di Elektra di Richard Strauss al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Triestetitolo assente dalle scene cittadine dal lontano 1978 — si iscrive tra gli eventi di maggior rilievo della Stagione 2025-26 e forse anche degli ultimi 15 anni. La genesi del capolavoro straussiano, prima folgorante collaborazione con il librettista Hugo von Hofmannsthal nel 1909, è legata a una celebre curiosità: Strauss accettò di musicare il testo solo dopo aver assistito alla messinscena teatrale firmata da Max Reinhardt a Berlino, rimanendo letteralmente stregato dalla violenza primordiale e freudiana del personaggio. Inoltre, per esprimere l'ossessione e il delirio di vendetta della protagonista, il compositore concepì una delle orchestre più monumentali della storia della musica, un colosso sonoro che arrivava a prevedere originariamente ben 111 elementi in buca.

Proprio la gestione dell'imponente organico orchestrale ha dettato la prima, felicissima scelta logistica e acustica di questo nuovo allestimento triestino. Un sontuoso drappo dorato accoglie lo spettatore in sala, per poi cadere bruscamente ai primi, celeberrimi accordi del tema di Agamennone, svelando una disposizione d'eccezione: l'intera orchestra è stata infatti posizionata sul fondo del palcoscenico per ovviare all'impossibilità fisica di contenerne l'organico nella tradizionale buca. Il Maestro Concertatore e Direttore Enrico Calesso ha guidato una compagine di 86 musicisti, avvalendosi di una raffinata versione ridotta basata in parte sulle soluzioni storiche di Otto Singer (a sua volta autorizzato dallo stesso Strauss), mantenendo intatto l'impatto tellurico e la complessa densità della partitura. Sotto la sua bacchetta, l'Orchestra della Fondazione triestina ha risposto con precisione millimetrica, assolvendo alla sua funzione più profonda: non un semplice accompagnamento, ma un monumentale commento psicanalitico capace di portare all'orecchio dello spettatore, in modo quasi inconscio, tutti gli elementi reconditi e i traumi del vissuto dei protagonisti.

Sul piano visivo, la regia di Marco Filiberti ha strutturato uno spettacolo di densa caratura intellettuale, capace di far muovere i gesti drammatici in perfetta simbiosi con la musica e il libretto. La messinscena si è mossa su tre direttrici concettuali: l'archetipo di una grecità pre-classica e arcaica, la dinamica drammaturgica del teatro shakespeariano volto a spingere i personaggi verso la loro massima significazione, e l'estetica mitteleuropea dello Jugendstil. Una grande vasca, ideale estensione del proscenio verso la platea e racchiusa da due bracci di scale, ha ospitato le controfigure e i "doppi" degli attori, nati direttamente dalle allucinazioni e dall'immaginario distorto della protagonista. Mi piace ricordare quella che mi ha più commosso in cui si ricreava un tenero ricongiungimento fra fratello e sorella. Le raffinate scene di Benito Leonori, i bellissimi costumi di Daniele Gelsi e l’ottimo disegno luci di Alessandro Carletti, integrati dai video di Mario Spinaci, hanno collaborato efficacemente a creare un'atmosfera claustrofobica, notturna e di decadenza imperiale.

Il versante vocale ha visto svettare tre protagoniste femminili di altissimo profilo. Elena Batoukova-Kerl ha affrontato l'impervia scrittura del ruolo del titolo con encomiabile tenuta psicofisica, sbalzando un'Elettra dolente e implacabile, capace di piegare lo squillo a ragioni espressive di forte impatto. Accanto a lei, la Clitennestra di Okka von der Damerau ha impressionato per lo spessore vocale, precisione nel declamato e per una recitazione magnifica, mai debordante nel grottesco ma raggelante nella sua espiazione interiore. Splendida anche la sontuosa Crisotemide di Simone Schneider - già ottima Ariadne qualche anno fa - il cui lirismo luminoso ha offerto il necessario contrasto di accorata umanità e vitalismo rispetto all'oscurità della sorella.

Ben tratteggiate anche le figure maschili: l'Oreste ieratico e marmoreo di Mikhail Petrenko, forte di una linea vocale nobile e tornita (nonostante una pronuncia tedesca rivedibile), e l'Egisto giustamente fatuo e timoroso di Alexander Schulz. Nella fitta schiera dei ruoli di fianco, si sono distinti per autorevolezza e puntualità Andrea Pellegrini (Il Tutore di Oreste / Un vecchio servo) e lo squillante Saverio Fiore (Un giovane servo), ottimamente coadiuvati dalla Sorvegliante di Valentina Bilancione e dalle cinque Ancelle (Sophie Haagen, Benedetta Marchesi, Marta Lotti, Veronica Prando, Mandy Fredrich), capaci di risolvere con incisività e ottimo affiatamento la violenta scena d'apertura. Completavano degnamente la locandina Vida Matičič Malnaršič (La confidente) e le ancelle dello strascico Francesca Palmentieri e Elisa Serafini.

Il Coro della Fondazione, pur nei suoi brevi ma cruciali interventi preparati con la consueta maestria da Paolo Longo, ha siglato con vigore i momenti di massima tensione. Il pubblico triestino, conscio dell'eccezionalità dell'evento e della complessità della partitura, ha tributato un successo caloroso e convinto a tutta la compagnia, salutando con particolare entusiasmo il trio delle protagoniste e la raffinata concertazione del Maestro Calesso. 

Andrea Bomben

La recensione si riferisce alla prima di venerdì 19 giugno 2026.

FOTO PARENZAN