Il Teatro La Fenice di Venezia accoglie sul suo palcoscenico la toccante produzione del Werther di Massenet concepita da Rosetta Cucchi nel 2016 per Comunale di Bologna. Ogni volta che ci si accosta a questo masterpiece del compositore francese non si può fare a meno che indagare nel proprio vissuto e ritrovare sensazioni forse dimenticate o sopite da qualche parte in noi stessi, e probabilmente deve aver pensato questo la regista nell’ideare uno spettacolo davvero intimo, introspettivo e che sicuramente avrebbe fatto piacere a chi viveva e soprattutto ‘sentiva’ ai tempi di Goethe. Le menti insaziabili non si accontentano di viver alla giornata ed ignorare le sconfitte, ma indagano, si chiedono il perché degli eventi e senza risposta consolatoria sprofondano in una inconsolabile tristezza, in uno ‘splin’ tragico che nel protagonista si acuisce fino all’epilogo drammatico. Werther ama la donna di un altro, in lui scorre una passione incontrollabile che non gli consente di concepire simili moti per un’altra qualsiasi. Ed allora scrive le sue lettere strazianti sognando costantemente ciò che non può avere: una casa, una famiglia, un nido in cui coltivare e far crescere questo amore romantico ed infinito. E’ quasi come un’ ombra che da fuori assiste alla sua stessa vita entrandovi solo quando è con la sua Charlotte, per poi ritornare lontano e affranto testimone delle (presunte) gioie altrui.
Tiziano Santi ci porta dentro tipici ambienti domestici, ci illustra una casetta che si allontana man mano che il sogno d’amore si spegne, in un’epoca a noi vicina, come i suoi arredi e poi i costumi di Claudia Pernigotti ci svelano. Daniele Naldi usa le luci per mettere a fuoco con delicata intelligenza i dettagli: le espressioni dei personaggi, le scene famigliari sul buio di ciò che non ne fa parte, i protagonisti rispetto a chi non li comprende, e soprattutto i chiaroscuri sulle controfigure del loro sogno, vivido solo nella mente di Werther..
Chapeau a Jean-François Borras che è stato chiamato in extremis a sostituire il collega Pretti indisposto, protagonista di una prova generosa e vivamente sentita. Non scioltissimo all’inizio, cosa capibile vista l’urgenza, acquista corpo, sicurezza vocale e soprattutto disinvoltura nell’interpretazione con la seconda parte dello spettacolo, regalando un ‘Pourquoi me réveiller’ tragico, appassionato e preciso. Il ruolo c’è e Borras ne entra con tutta la grinta che possiede, calibrando però anche i bei suoni filati sostenuti da buon fiato. La sua amata irraggiungibile è una Sonia Ganassi ancora in grande spolvero la cui voce importante raggiunge piena a sonora ogni angolo della sala, senza sacrificare anche piccole sfumature o inflessioni, dalla dolcezza dei pochi momenti felici a lei riservati in cui alleggerisce il suono e lo sfuma, ai tragici moti di dolore in cui lo arricchisce di tinte scure e drammatiche. Meno a fuoco il suo consorte Simon Schnorr, un Albert il cui colore vocalmente interessante non si sposa con una precisione interpretativa che avrebbe giovato maggiormente al personaggio già di per sé penalizzato dalla vicenda. Attore consumato e padrone in scena Armando Gabba come Le Bailli, deliziosa come già abbiamo potuto ascoltare in altre produzioni Pauline Rouillard nel ruolo di Sophie, dalla voce lineare e morbidissima, con un bel temperamento dinamico in scena. Ruotano quasi impalpabili gli altri personaggi, che ricordiamo sono Cristian Collia, William Corrò, Safa Korkmaz, Simona Forni, ossia Schmidt, Johann, Brühlmann, Käthchen. Tanti gli amici in scena: Anastasia Bregantin, Alessandra Mauro, Anna Scarpa, Marta Susanetti.
Guillaume Tourniaire fa suo il drammatico clima in cui vive Werther e dirige una orchestra vibrante, intensa ed appassionata dal suono ricchissimo e denso. La musica di Massenet è profondamente didascalica e se la regista lo sa bene e la rispetta al meglio per narrare ciò che avviene sul palco, Tourniaire sottolinea ogni accento, ogni minimo sussulto guidando gli attentissimi professori in una stessa direzione che non si esaurisce in sterili languori, esaltando tanto le voci quanto i contenuti. Alessandro Toffolo ha preparato i bimbi del Kolbe Children’s Choir.
Successo pieno e teatro gremito per una serata pienamente riuscita.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Guillaume Tourniaire
Regia Rosetta Cucchi
Scene Tiziano Santi
Costumi Claudia Pernigotti
Luci Daniele Naldi
GLI INTERPRETI
Werther Jean-François Borras
Charlotte Sonia Ganassi
Albert Simon Schnorr
Le Bailli Armando Gabba
Schmidt Cristian Collia
Johann William Corrò
Sophie Pauline Rouillard
Brühlmann Safa Korkmaz
Käthchen Simona Forni
(Gli altri figli del borgomastro
Hans : Tommaso Dall’Ava; Gretel : Elisa Casadei; Karl : Umberto Lisiola;
Clara : Chiara Cattelan; Max : Matteo Crudu; Fritz : Marco Cattelan;
Gli Amici : Anastasia Bregantin, Alessandra Mauro, Anna Scarpa, Marta Susanetti)
Orchestra del Teatro La Fenice
Kolbe Children’s Choir
maestro del Coro Alessandro Toffolo
allestimento Teatro Comunale di Bologna
FOTO MICHELE CROSERA
Maria Teresa has not set their biography yet