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UN BALLO IN MASCHERA, GIUSEPPE VERDI – TEATRO REGIO DI TORINO, RECITA DI VENERDI’ 23 FEBBRAIO 2024

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Torna a Torino a grande ed acclamata richiesta il Maestro Riccardo Muti, dopo il Don Giovanni diretto nel novembre del 2022, alla testa dell'orchestra del Regio per una delle opere più amate dal pubblico operistico, Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi. Dopo il trionfo della prima noi siamo stati alla replica del 23 febbraio, trovando come ci si aspettava un pubblico appassionato e felice di ritrovare il grande Direttore ricoperto di applausi prolungati già all'ingresso in buca. Ma oltre a ciò abbiamo assistito ad uno spettacolo dal sapore tradizionale che rispetta libretto ed ambientazione, ma senza risultare pesante o vecchio, data la cura dei dettagli,  della presentazione dei personaggi e di certi accorgimenti atti a sottolineare gli eventi più significativi. 

Per la verità il regista Andrea de Rosa non vuole classificare con elementi specifici l’ambientazione del suo spettacolo concepito in collaborazione con Nicolas Bovey, pensando innanzitutto ad esaltare i sentimenti e la centralità di Riccardo, con una circolarità di eventi che iniziano e finiscono con un ballo. All'inizio ci riporta all’usanza di alcuni nobili napoletani che nel Sei/Settecento si recavano dopo le fastose cene, spesso mascherati per non farsi riconoscere, presso qualche teatro per così concludere la serata, per poi chiudere il ciclo ovviamente con lo splendidissimo ballo dell’ultimo atto ove tutti sono notoriamente travestiti. Le maschere sono proprio una costante dei personaggi che ne fanno addirittura un marchio distintivo, al punto che per sentenziare il fautore dell'omicidio la costretta Amelia estrae la maschera di Renato e non il suo nome. L'abituro di Ulrica è un luogo particolarissimo e suggestivo così come ella stessa si presenta in scena, completamente vestita di toni dark e coperta da una maschera inquietante ma esplicativa, in un luogo tra il mistico e l'angosciante nel quale entra trionfante in trono, velata come una divinità oscura, scortata da esseri quasi invisibili mimetizzati dal grigiore generale. Così il campo solitario dell’atto secondo è un orrido luogo scuro e triste, cosparso di cadaveri sul terreno spoglio, a contrastare la bellezza del duetto Amelia - Riccardo che invece svelano sentimenti mai sopiti. Meravigliosi gli interni dei palazzi nobiliari arredati per gli altri atti, stupendi gli abiti assolutamente in stile di Ilaria Ariemme  dove spicca il pallore etereo per Amelia, pura tra una cerchia di ipocriti e cospiratori.

Lo spettacolo deve naturalmente la sua fluidità anche all'orchestra che si fa protagonista e complice degli eventi. Riccardo Muti può ottenere il meglio del suono, dei colori e delle sfumature tra le sezioni, capaci di fluttuare tra morbide onde sonore e colpi d'ascia quando serve, e perfino sparire quasi del tutto ove l'anima prevale sul resto. Il cast si esalta in un ambiente del genere e da' il suo meglio perfino tra gli interpreti annunciati come indisposti.

Riccardo è un convincente Piero Pretti che mette in risalto con la voce salda se pur delicata, le caratteristiche del ruolo: un uomo stimato che nasconde sentimenti non certo appropriati per la moglie del suo più fidato amico, vivendo nel tormento di non poterli assecondare; così la voce è un fiume limpido e scorrevole che facilmente si increspa e manifesta tutta la sua energia. La voce di Lidia Fridman spiazza per il colore particolarissimo e tendente allo scuro, capace di sprofondare negli abissi della sua tessitura per poi elevarsi nei cieli più alti e limpidi cui un soprano può aspirare; risulta dunque perfetta per il ruolo di Amelia che se pur di nobile animo e di fatto innocente, prova gli stessi sentimenti contrastanti del suo tormentato Riccardo. Annunciato come non perfettamente in forma per una indisposizione stagionale, non ha affatto sfigurato in scena Luca Micheletti nell’interpretare Renato. Autentico è il suo soffrire per quanto accade e si riconferma come attore indiscutibile sul palco, dando tutto se stesso e vocalmente al personaggio del fidato amico che le circostanze trasformano nel più acerrimo rivale. L’ingresso di Ulrica è di notevole impatto ed Alla Pozniak si trova particolarmente a suo agio nell’impersonare una imponente e misteriosa indovina dalla voce cavernosa, che però a nostro avviso trova maggiore risonanza nelle zone medio alte della sua tessitura. Splendida senza riserve Damiana Mizzi come Oscar: la voce è deliziosa e l’interprete è sicura, sciolta in scena e vocalmente a fuoco con tutte le sfaccettature che le sue arie richiedono. Molto bene anche tutti gli altri interpreti che ruotano attorno ai personaggi principali: Luca Dall'Amico nel ruolo di Tom, la cui perfetta voce di basso è ormai una certezza, il fantastico Sergio Vitale con il suo Silvano, Daniel Giulianini  e Riccardo Rados, alias Samuel ed il Giudice.

Perfetto il coro preparato da  Ulisse Trabacchin che si integra alla grande tra i personaggi e nel contesto in essere.

Il pubblico festante già prima che lo spettacolo iniziasse ha continuato a tributare manifestazioni di stima e consenso a tutti gli interpreti alla fine di ogni aria ed al termine dello spettacolo con prolungati applausi, e naturalmente ovazioni per il maestro Muti.

Maria Teresa Giovagnoli

 

PRODUZIONE ED INTERPRETI

Direttore d'orchestra Riccardo Muti 

Regia Andrea de Rosa 

Scene Nicolas Bovey 

Costumi Ilaria Ariemme 

Movimenti coreografici Alessio Maria Romano 

Luci Pasquale Mari 

Assistente alla regia Luca Baracchini 

Assistente alle scene Nathalie Deana 

Assistente ai costumi Valentina Volpi 

Assistente alle luci Gianni Bertoli 

Assistente alla regia volontaria Paola Brunello 

Assistente ai costumi volontaria Elena Gasparotto 

Maestro del coro Ulisse Trabacchin 

 

Riccardo Piero Pretti

Renato  Luca Micheletti

Amelia   Lidia Fridman

Ulrica   Alla Pozniak

Oscar   Damiana Mizzi

Silvano   Sergio Vitale

Samuel   Daniel Giulianini

Tom   Luca Dall'Amico

Un giudice Riccardo Rados

 

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino

Nuovo allestimento Teatro Regio Torino

FOTO ANDREA MACCHIA