Con la Turandot di Puccini prosegue la stagione d’opera all’Arena di Verona con l’amatissimo allestimento di Franco Zeffirelli che con i suoi colori, la magnifica opulenza e le grandi masse artistiche in movimento raccoglie sempre grandi consensi da parte di un pubblico stupefatto e meravigliato. Arena gremitissima anche per questa prima che offre uno spettacolo collaudato dove tutto è al suo posto e lo sguardo si perde nel cercare di cogliere ogni dettaglio dell’azione scenica. Di pregio i costumi di Emi Wada e ovviamente sfavillanti per la principessa di gelo dagli artigli acuminati che invitano alla distanza ed al timore reverenziale. Le luci curate da Paolo Mazzon aggiungono atmosfera e calore alla città di Pechino che sembra uscita effettivamente dal ‘tempo delle favole’.
Tra il cast piuttosto eterogeneo registriamo una Turandot molto aggressiva, diremmo quasi una donna moderna e indipendente che diffida dell’uomo medio reputandosi costantemente una spanna sopra tutti e che il soprano Oksana Dyka interpreta con convinzione e forte presenza scenica. La voce talvolta pare leggermente fissa in acuto, ma è decisamente squillante e sicura, base fondante di una prestazione di carattere.
In serata positiva Carlo Ventre nei panni dell’ardito Calaf: pur non possedendo un timbro di fascino assoluto, le note ci son tutte, l’interprete mostra cuore e passione ed il suo principe ignoto conquista e convince.
In crescita la Liù di Elena Rossi che conquista maggior sicurezza a partire dal secondo atto. Forse i celebri filati del ruolo non sono sottilissimi e perfetti, ma il soprano adopera la voce con intelligenza riuscendo comunque ad aggiungere il necessario pathos laddove occorre.
Qualche difficoltà per Cristiano Olivieri non parso particolarmente in forma vocalmente nel ruolo di Altoum, come anche Carlo Cigni nei panni di Timur ci ha regalato altre serate più convincenti. Paolo Battaglia è un corretto anche se talvolta poco udibile Mandarino. Michele Salaorni esegue la minuscola parte del Principe di Persia.
Splendidi e bravi i tre coloratissimi e in forma Ping, Pong e Pang di Federico Longhi, Francesco Pittari e Giorgio Trucco.
Torna sul podio per Turandot Andrea Battistoni che non smentisce il suo piglio convinto e persuasivo. Abbraccia letteralmente l’orchestra che risponde con un suono omogeneo, descrivendo e non accompagnando semplicemente le fasi dello spettacolo: sa farsi tanto intima e melanconica quanto imponente ed energica arricchendosi di minute sfumature e dovizie di particolari armonici.
Bene il coro preparato da Vito Lombardi, insieme al coro di voci bianche A. d’A.MUS diretto da Marco Tonini.
Pubblico in estasi ed applausi numerosissimi per tutti i protagonisti, il Maestro del coro ed il Direttore, con parecchie chiamate alla ribalta.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Andrea Battistoni
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Emi Wada
Movimenti coreografici Maria Grazia Garofoli
Lighting designer Paolo Mazzon
GLI INTERPRETI
Turandot Oksana Dyka
Imperatore Altoum Cristiano Olivieri
Timur Carlo Cigni
Calaf Carlo Ventre
Liù Elena Rossi
Ping Federico Longhi
Pong Francesco Pittari
Pang Giorgio Trucco
Mandarino Paolo Battaglia
Il Principe di Persia Michele Salaorni
Coro di Voci bianche A. d’A.MUS. diretto da Marco Tonini
Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Corpo di ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona
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FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA
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