TEATRO OLIMPICO DI VICENZA: PREMIO PAGANINI 2021 GIUSEPPE GIBBONI VIOLINO - ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO; DOMENICA 29 MAGGIO 2022

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Giunta alla sua trentunesima edizione, la rassegna ‘Settimane musicali al Teatro Olimpico’ di Vicenza vanta anche quest’anno un calendario fitto di importanti eventi che abbiano come filo conduttore la consueta raffinatezza, uno sguardo alle novità ed il coinvolgimento di un pubblico eterogeneo ed attento, sempre sotto la guida del Direttore Artistico Sonig Tchakerian. Leitmotiv per questa edizione è la formula ‘Prima il silenzio, poi il suono o la parola’: un invito ad attendere in silenzio e con emozione palpitante ciò che il suono o le parole sono pronti a regalare come ad ogni edizione. La rassegna è iniziata con il Concorso pianistico ‘Premio Lamberto Brunelli’ conclusosi con la finale del 27 aprile e si concluderà la sera del 10 giugno sempre al Teatro Olimpico con Shéhérazade al pianoforte a quattro mani. Speciale a nostro avviso l’appuntamento di domenica 29 maggio con protagonista la sezione archi dell’ Orchestra di Padova e del Veneto ed il giovanissimo premio Paganini 2021 Giuseppe Gibboni, per un concerto applauditissimo che ha visto come protagonisti ovviamente la musica di Paganini, oltre Grieg e Wieniawsky.

La Suite Holberg per archi op. 40 di Edvard Grieg ci conduce immediatamente nel romanticismo del compositore che, se pur identificato solitamente come grande estimatore di Schumann, scrisse questo gioiello nel 1884 immergendosi a pieno nei temi e nelle melodie della sua terra. Composta infatti per i duecento anni dalla nascita dello scrittore norvegese Ludwig Holberg (1684 - 1754), definito il ‘Molière del Nord’, poco noto nel nostro paese, ma che ebbe un bel successo nel nord Europa, ha come sottotitolo ‘in stile antico’ per l’uso delle forme musicali della gavotta e della sarabanda, proprio in omaggio all’epoca in cui visse lo scrittore conterraneo di Grieg. Ed è con questo spirito di leggerezza e variabilità che l’ Orchestra di Padova e del Veneto si esprime in apertura del concerto;  l’Allegro vivace del Preludium impatta subito su chi ascolta per il brio asciutto e garbato di poco più di due minuti che porta naturalmente verso una pausa solenne con la Sarabanda in cui l’orchestra continua il suo viaggio pacato e morbido che si riattiva con la successiva Gavotta: un autentico invito alla danza. Si respira nuovamente un’aria di mistero e sacralità con l’Air in cui l’orchestra offre un suono sospeso tra il concreto ed un melanconico fiume melodico. Il Rigaudon finale diverte, coinvolge e spiazza per voracità espressiva ma non esagera comunque mai nei toni.

Giuseppe Gibboni alla sua giovanissima età, ventuno anni, vanta già un palmares di premi non indifferente. Ha studiato con Salvatore Accardo, ha ricevuto diversi diplomi d’onore, vinto tra gli altri il premio Paganini di Genova che non veniva assegnato ad un italiano da ventiquattro anni e suonato alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana. Un talento puro ed una modestia impressionante, tanto evidente quanto la nonchalance con cui suona  La Campanella dal Concerto in si minore op. 7 di Paganini ed il Capriccio op. l n. 24 di Paganini – Kuprevièius. Cimentarsi nell’esecuzione di questi ultra inflazionati capolavori della musica virtuosa sembra una passeggiata per questo artista che macina note su note con una espressività profonda ed una capacità di concentrazione che risulta quasi robotica per chi osserva. Dobbiamo anche sottolineare come l’Orchestra di Padova e del Veneto sappia avvolgere l’esecuzione del violinista con partecipazione ed altrettanta precisione, frutto di una complicità esecutiva che si palesa sin dalle prime note di entrambe le esecuzioni. Il giovane Gibboni mostra una incredibile calma mentre esegue a memoria e personalizza lo stile inconfondibile delle composizioni paganiniane. Mai banale, non cerca il virtuosismo fine a se stesso, ben lontano da certe esecuzioni che sembrano più ‘esibizioni’ per dare spettacolo che vero gusto di suonare un capolavoro storico, sente ciò che va eseguito al momento opportuno e soprattutto offre una tale musicalità che chi ascolta non può fare a meno di seguire quasi rapito l’intera esecuzione, come avviene anche per le meravigliose Variazioni su un tema originale op. 15 di Wieniawsky. Il suo violino si fa ancora più morbido, flessuoso e a tratti ‘giocoso’, lasciandosi trasportare dal senso musicale della partitura che ispira quasi una certa malizia nell’accarezzare le corde in un rondò di emozioni e fughe sonore. Wieniawsky era esso stesso un virtuoso del violino, visse una vita incredibile: nato in Polonia e poi vissuto tra Parigi, Mosca, Bruxelles, un prodigio della musica ottocentesca che giustamente trova collocazione in un concerto dal programma decisamente accattivante. Scelta azzeccata ed apprezzata.

Successo pieno e meritato con tre bis solistici da Paganini e Bach, numerose chiamate alla ribalta per Gibboni da parte di un teatro finalmente alla sua massima capienza ed un pubblico entusiasta.

Maria Teresa Giovagnoli

 

PROGRAMMA:

 

Premio Paganini 2021 Giuseppe Gibboni -Violino

Orchestra di Padova e del Veneto

 

Edvard Grieg (1843-1907) Suite Holberg per archi op. 40

Suite in stile antico

Preludium- Allegro vivace

Sarabande - Andante espressivo

Gavotte - Allegretto

Air- Andante religioso

Rigaudon- Allegro con brio

 

Henryk Wieniawsky (1835-1880)

Variazioni su un tema originale op. 15

 

Niccolò Paganini (1782-1840)

dal Concerto in si minore op. 7

La Campanella

 

Niccolò Paganini - Giedrius Kuprevièius

Capriccio op. l n. 24

 

Foto Studio Pierrepi