Il concerto proposto dalla Fondazione Arena di Verona sotto la guida di Marco Angius ha offerto un trittico orchestrale di grande suggestione: due partiture celebri di Maurice Ravel, La Valse e Boléro, seguite dalla cantata Aleksandr Nevskij di Sergej Prokof’ev. Una serata che ha alternato momenti meno riusciti ad altri di grande intensità e impatto sonoro, culminando in una seconda parte di altissimo livello musicale.
La serata si è aperta con La Valse, poema coreografico concepito da Ravel nel 1911 come omaggio al grande valzer viennese e completato nel 1920. Sebbene spesso interpretata come una metafora della disgregazione dell’Europa dopo la guerra, l’opera non nacque con intenti allegorici: Ravel la definì piuttosto un tributo alla memoria del valzer, dominato da una forza inesorabile e vorticosa.
L’interpretazione proposta da Angius è risultata, pur nella sua correttezza formale, piuttosto timida nell’esplorare il lato più inquietante e visionario della partitura. È mancata quella progressiva esasperazione degli accenti, quell’ambiguità di fondo che trasforma il valzer da simbolo di eleganza in una vertigine ossessiva e irreversibile. L’orchestra ha suonato con precisione, ma i colori sono apparsi spenti e l’agogica troppo lineare per rendere la tensione interna della composizione. La pulsazione ritmica, anziché agitarsi in un crescente vortice di frammentazione e caos, è rimasta costante, facendo perdere all’ascoltatore quella sensazione di pericolo imminente e disfacimento che è il cuore tragico del brano.
Similmente, il celeberrimo Boléro, scritto da Ravel nel 1928 per Ida Rubinstein, non ha del tutto convinto. Pur mantenendo un rigore formale e un buon controllo del crescendo, l’esecuzione è sembrata piuttosto piatta, con un fraseggio privo di sensualità e una varietà timbrica non sempre valorizzata. La ripetizione ossessiva del tema, che nelle migliori letture diventa un'esperienza ipnotica, qui rischiava di scivolare verso la monotonia. L’orchestra ha suonato con precisione, ma senza quella verve interpretativa che può fare la differenza in un brano tanto noto quanto esigente.
Ben altro livello si è raggiunto con Aleksandr Nevskij, cantata che Prokof’ev trasse nel 1939 dalla sua colonna sonora per il film omonimo di Ėjzenštejn. In questa partitura di straordinaria forza drammatica, che fonde solennità liturgica, epicità cinematografica e lirismo elegiaco, Marco Angius ha dato prova di intelligenza musicale e salda visione interpretativa. La sua direzione ha saputo esaltare tanto il senso narrativo quanto l’efficacia teatrale della cantata, articolando con chiarezza la struttura e mantenendo sempre una tensione espressiva vibrante.
Il suono dell’Orchestra della Fondazione Arena è stato qui davvero impressionante: poderoso, compatto e al tempo stesso nitido. Le sezioni si sono distinte per precisione e slancio, con ottoni e percussioni capaci di restituire tutta l’energia battagliera dei momenti più bellicosi (La battaglia sul ghiaccio è risultata travolgente), mentre gli archi hanno saputo assumere tinte più cupe e tragiche quando richiesto, senza perdere coerenza timbrica.
Il Coro, preparato con eccellente cura da Roberto Gabbiani, è stato protagonista di una prova di altissimo livello: intonazione salda, dinamiche scolpite, ottima tenuta nei passaggi più solenni e grande partecipazione drammatica.
A coronare la riuscita di questa seconda parte, l’attesissimo ritorno di Anita Rachvelishvili, accolta con grande entusiasmo. La mezzosoprano georgiana ha affrontato la struggente Campo dei morti con voce piena, timbro brunito e una linea vocale intensamente espressiva. È stato un piacere riascoltarla in una pagina che richiede al tempo stesso controllo tecnico e profondità emotiva, qualità che Rachvelishvili ha dimostrato in abbondanza.
Successo vivo per tutti, con numerose chiamate da parte di un teatro pieno e partecipe.
Pierluigi Guadagni
Programma
Maurice Ravel
La Valse poema coreografico, versione per orchestra
Bolero balletto in do maggiore, versione da concerto per orchestra
Sergej Sergeevič Prokof’ev
Aleksandr Nevskij cantata per mezzosoprano, coro e orchestra, op. 78
Direttore d'orchestra Marco Angius
Orchestra e Coro Fondazione Arena di Verona
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Mezzosoprano Anita Rachvelishvili
FOTO ENNEVI
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