Il momento storico che stiamo attraversando in questi mesi, ben noto a tutti e che qui è inutile ripetere, ha praticamente azzerato qualsiasi evento artistico che coinvolga pubblico e artisti in scena. Nonostante la legge consenta la riapertura di teatri e sale da concerto, la maggior parte delle istituzioni artistiche italiane e la quasi totalità di quelle mondiali, hanno preferito cancellare tutta la programmazione in attesa probabilmente di un miracolo celeste che rimetta le lancette dell’orologio indietro di quattro mesi. Fanno eccezione poche realtà che con coraggio e convinzione hanno preso di petto la situazione, inventandosi nuove iniziative che rimettano in moto quella complessa e gioiosa macchina da guerra chiamata teatro, fatta di persone e artisti.
Una di queste Istituzioni, probabilmente la prima in ordine cronologico, è il Teatro Regio di Parma che rispettando tutte le limitazioni di legge dovute al distanziamento sociale in sala come sul palco, ha ideato e coraggiosamente programmato una nuova produzione di (e di cosa altrimenti) un’opera Verdiana che qui conoscono tutti come il rosario: Rigoletto.
Si è pensato ad un nuovo spazio all’aperto ( la tettoia esterna dell’auditorium Paganini) il Barsò, come lo chiamano qui, con un’orchestra ridotta e senza il coro ( gli interventi corali sono stati tagliati o cantati dai solisti quasi a ricordare un’opera di Monteverdi) si è prodotto uno spettacolo dignitoso che ha comunque permesso di rappresentare un’opera in scena piuttosto che in forma di concerto, soluzione che sarebbe stata più facile ma più triste soprattutto nella città di Verdi dove il Rigoletto si conosce a memoria e lo si impara da piccoli.
L’orchestra Toscanini, ridotta ad una ventina di elementi guidati dalla giovanissima ma esperta mano di Alessandro Palumbo ha suonato quasi a parti reali facendoci scoprire tratti cameristici di una partitura che altrimenti difficilmente coglieremo in teatro in una normale situazione, così come gli interventi del coro qui sostituiti dagli interventi di Marullo, Borsa e il conte di Ceprano, ci hanno ricordato una rappresentazione rinascimentale. Quando si fa di necessità virtù…
Il cast ha visto un saldissimo Federico Longhi nel ruolo del titolo, migliorato nell’emissione come nel colore più brunito della voce rispetto al passato, ha dimostrato di conoscere alla perfezione ogni singola nota della sua parte, riuscendo ad esaltare una corretta interpretazione anche a discapito, per fortuna, di una tradizione logora e frusta che fatica a scomparire.
Giulia Bolcato si è calata alla perfezione nella parte di Gilda, la voce rispecchia tutto il candore e la brillantezza morale del ruolo, forse un poco a discapito di una interpretazione a tratti monocorde, ma precisissima per intonazione e sovracuti.
David Astorga possiede la baldanza vocale e la sicurezza di voce richiesta per il Duca di Mantova così come Andrea Pellegrini, un bellissimo ed altissimo Sparafucile spavaldamente a suo agio sulla scena come nella voce.
Perfetto tutto il resto del cast che si è impegnato a portare a termine una recita dignitosissima e dall’alto valore simbolico.
La regia di Roberto Catalano ha dovuto fare i conti con le regole del distanziamento sociale e l’impossibilità di qualsiasi contatto fisico. La scena è vuota e gli spazi delimitati con la luce che diventa fisicamente (fari mobili su pedane) l’unico contatto fisico tra i cantanti.
Non entriamo nel merito di chi impone queste regole e non le fa rispettare in altri ambiti, ma ribadiamo ancora una volta l’assurdità di scelte che se protratte nel tempo, rischiano di relegare il teatro in ogni sua forma ad un intrattenimento di nicchia per pochi, ostinati fruitori.
Al termine applausi convinti per tutti da parte di un pubblico non numeroso ma felice di esserci stato.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Maestro concertatore e direttore Alessandro Palumbo
Regia Roberto Catalano
Luci Fiammetta Baldiserri
Elementi Scenici e Costumi Teatro Regio Di Parma
GLI INTERPRETI
Duca di Mantova David Astorga
Gilda Giulia Bolcato
Rigoletto Federico Longhi
Sparafucile Andrea Pellegrini
Maddalena Mariangela Marini*
Monterone Italo Proferisce
Giovanna Mariangela Marini*
Matteo Borsa Daniele Lettieri
Conte Di Ceprano Gianni Giuga
Un Paggio Chiara Notarnicola*
Marullo Claudio Levantino
Un Usciere Emil Abdullaiev*
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
Per le prescrizioni legate alla pandemia, l’opera è realizzata senza il Coro
* allievi dell’Accademia Verdiana
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