LUCIA DI LAMMERMOOR, G. DONIZETTI - TEATRO CARLO FELICE DI GENOVA, sabato 21 febbraio 2015

Destava molta curiosità la Lucia di Lammermoor che ha debuttato ieri al Carlo Felice di Genova, soprattutto per la attesissima regia del Maestro del brivido cinematografico Dario Argento. Dobbiamo subito dire che coloro che si aspettavano grandi sconvolgimenti della trama sono stati delusi, poiché la storia è di per sé già truculenta e dunque lo spettacolo a cui abbiamo assistito è stato alquanto tradizionale ed in linea con tanti altri che lo hanno preceduto, con qualche spunto di discussione. L'azione è stata semplicemente spostata dal cinquecento a più o meno l'epoca di Donizetti, ove gli ambienti prescritti dal libretto sono piuttosto eleganti se pur stilizzati, opera di Enrico Musenich. I personaggi hanno tutto ciò che serve per muoversi sulla scena e dal punto di vista interpretativo hanno ampia possibilità di esprimere i propri stati d'animo e pulsioni. Alcune immagini proiettate fanno da sfondo a completamento della scenografia e lo spettacolo risulta scorrevole e per nulla spiacevole, se pur con alcune perplessità. Infatti poteva in teoria risultare molto vincente l'aggiunta del fantasma di cui narra Lucia alla fontana, ma a nostro parere non ha aggiunto di fatto nulla di particolarmente pregnante allo spettacolo, per giunta in taluni punti ci è sembrato addirittura superfluo. Ha destato addirittura qualche sorriso l'uccisione in scena del povero Arturo accompagnata da urla esageratamente stridule. La sventurata protagonista ritorna poi in scena molto più insanguinata del solito, il che forse ha soddisfatto le attese dei più sanguinari. Molto poetico secondo noi invece lo spirito di Lucia che si ricongiunge al suo Edgardo in punto di morte, sebbene questa non sia una novità assoluta. Infine i costumi di Gianluca Falaschi si inseriscono nel contesto con coerenza.

La sventurata fanciulla di Lammermoor è il soprano Desirée Rancatore, che non è certo nuova al ruolo e pertanto conosce profondamente tutte le sue sfaccettature. Il Maestro Argento l'ha voluta lucida all'inizio se pur tormentata nel cuore, ma man mano che il suo dolore si fa più intenso esso si intreccia con il senso di devozione fraterna misto ad orgoglio e rabbia, che quindi sfocia in follia per l'inevitabilità del fato. L’interprete fa sue queste dinamiche risultando sempre centrata nel ruolo. Dal punto di vista vocale dopo un inizio non proprio all'altezza delle doti che ben conosciamo, è parsa via via sempre più convincente, coronando la prestazione con la intensa scena della pazzia che le è valsa un lungo applauso commosso.

Gianluca Terranova è un generoso Edgardo, che coglie lo spirito di sofferenza del personaggio che vede rubato il suo amore impossibile, cantando sempre potremmo dire 'col cuore in mano' e trasmettendo questo sentimento anche con la voce. Nonostante in alcuni passaggi essa non risulti  pulitissima, offre un bel timbro che si esalta in acuto soprattutto man mano che le corde si scaldano.

Maiuscola la prova di Stefano Antonucci nel complicato ruolo di Enrico. Sa di far torto alla sorella, ma non esita a sacrificarla per suo tornaconto, mostrandosi poi sinceramente contrito quando però ormai il dado è tratto. Il baritono dona classe ad un personaggio di per sé discutibile, grazie anche alla sua voce dal timbro che piace; il suono si fa potente e l'emissione sicura, così come pure il fraseggio è particolarmente morbido.

Molto bene anche Giovanni Battista Parodi nel ruolo di Raimondo, che è passato dal secondo al primo cast in sostituzione dell’indisposto Orlin Anastassov. Forte di una vocalità scura e robusta, il suo serio ed austero personaggio si inserisce perfettamente nell'atmosfera cupa che l'opera richiede centrando una prestazione molto positiva.
Svolge la sua aria un discreto Arturo, Alessandro Fantoni, mentre buona la Alisa di Marina Ogii. Non ci ha convinto a pieno il Normanno di Enrico Cossutta, da risentire.

Bene il coro di Pablo Assante, molto partecipe in scena soprattutto in formazione compatta.
L'orchestra del Carlo Felice è parsa in ottima forma col Maestro Giampaolo Bisanti alla testa. Il direttore riprende in mano lo spartito dopo il recente debutto trevigiano confermando le impressioni di allora: l'intesa con l'orchestra è anche qui notevole ed il suono ne esce brillante, ampio e vellutato, dunque mai pesante e come sempre grande è l'attenzione ai cantanti. Stavolta abbiamo notato anche l'alternanza della conduzione con bacchetta o senza, onde seguire i momenti lirici oppure gli interventi coristici in maniera ancora più ‘avvolgente’.
Lo spettacolo si è concluso con applausi per tutti i protagonisti principali ed il direttore d'orchestra, mentre la regia è stata accolta con sonore contestazioni che francamente abbiamo trovato eccessive.


Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore Giampaolo Bisanti

Regia              Dario Argento
Assistente 
alla regia Davide Battistelli
Scene              Enrico Musenich
Costumi    Gianluca Falaschi
Assistente 
ai costumi Gian Maria Sposito
Luci                 Luciano Novelli

Maestro del Coro Pablo Assante


GLI INTERPRETI

Lucia            Desirée Rancatore

Edgardo       Gianluca Terranova
Enrico         Stefano Antonucci
Raimondo   Giovanni Battista Parodi
Arturo        Alessandro Fantoni
Alisa           Marina Ogii
Normanno  Enrico Cossutta
Mimo        Fabiola Di Blasi

Orchestra  del  Teatro Carlo Felice

Coro del Teatro Carlo Felice

Nuovo allestimento del Teatro Carlo Felice

















Foto Marcello Orselli per il Carlo Felice di Genova