L’edizione 2017 del giovane festival Vicenza in Lirica si è aperta con un appuntamento speciale che ha visto Leo Nucci protagonista del concerto inaugurale, dedicato alle arie dell’autore che più lo ha rappresentato e lo rappresenta ancor oggi nella sua cinquantenaria carriera artistica: Giuseppe Verdi. Il baritono ha ricevuto il premio alla carriera ed ha doverosamente rivolto un pensiero al suo grande collega Enzo Dara che ci ha lasciati proprio due giorni fa a Mantova, città in cui era nato nel 1938. Numerose sono state le esperienze musicali vissute insieme al notissimo basso mantovano, a cui ha rivolto il suo personale saluto con un pizzico di commozione.
Circondati dai ritratti dell’artista Vittorio Ferrarini che avvolgono sul palco anche l'Italian Opera Chamber Ensemble, abbiamo ripercorso anche visivamente la storia musicale di Nucci attraverso i personaggi da lui interpretati negli anni, tra cui Nabucco, Rigoletto, Francesco Foscari e tanti altri.
Ancora una volta lo scenario musicale viene favorito dal contesto acustico offerto dal Teatro Olimpico vicentino, le cui gradinate sono state affollate da un pubblico in adorazione per l’artista, composto anche da appassionati in trasferta. Dopo tanti anni di carriera il baritono bolognese riesce ancora a catturare le emozioni ed il vissuto personale di chi lo ascolta, la sua tecnica è sempre salda e lo sostiene anche in situazioni che per altri potrebbero risultare complicate, si pensi al gran caldo in sala e dunque alla maggior difficoltà di sostenere il canto sul fiato. La voce è ancora in grado di fornire bei numeri, capace di lunghi affondi e di sottili sfumature, rese ancor più udibili dall’ambiente sonoro più raccolto del teatro vicentino. Sette arie hanno fatto parte del programma istituzionale, per poi lasciare il posto ai consueti bis, il tutto alternandosi con brani strumentali del Maestro Marcarini al pianoforte, che insieme agli altri cinque elementi della sua orchestra ha proposto pezzi da lui rielaborati sulle celebri arie da camera, dell’Aida e del Falstaff naturalmente di Verdi.
Per Nucci cominciare con Rigoletto è stato quasi un must per la serata, visto il successo che a settantacinque anni continua ancora a riscuotere ogni volta che interpreta questo ruolo. Difatti non delude le aspettative l’aria ‘Pari siamo’, in cui come sempre scandisce parola per parola, magari con qualche piccolo portamento, sottolineando il testo come se egli stesso provasse quei sentimenti e quegli stati d’animo. Al pari la morte di Macbeth lascia quasi sgomenti per la funerea intensità espressiva, breve ma toccante. La versatilità dell’artista si palesa nella capacità di cambiare completamente atmosfera e quasi registro con il ’Brindisi’, tratto dalle arie da camera di Verdi. Potremmo definirlo un delicato intermezzo tra arie di così profondo significato, questa ode al vino ed al bere permette all’interprete di concedersi qualche libertà espressiva, di giocare col tempo e di metterci tanto di ‘suo’. Con ‘O vecchio cor che batti’da I due Foscari, ma soprattutto con la meravigliosa ‘Il balen del suo sorriso’ da Trovatore, Nucci ritorna generoso nel canto che offre un suono ampio e dalla timbratura ancora efficiente. Un classico che non manca mai nei concerti è ‘Di Provenza il mar e il suol’ dalla Traviata, in cui il vecchio genitore Germont rivive di reali angosce paterne. Ancora una morte per finire, quella del fidato Rodrigo dal Don Carlo, cantata quasi con tangibile angoscia.
Ad animare il fine concerto si è spaziato anche tra altri compositori, con l’attesissimo bis dell’aria di Figaro dal Barbiere di Siviglia rossiniano, dedicata dal Maestro ad Enzo Dara, in cui si è concesso molta libertà esecutiva interagendo anche con gli strumentisti. Non poteva mancare tra i bis ‘Cortigiani, vil razza dannata’, da Rigoletto, a grande richiesta da Andrea Chenier di Giordano ‘Nemico della patria’, inoltre un pezzo tratto dall’oratorio composto insieme al Maestro Marcarini ed ispirato all’immortale Beethoven, e per concludere in modo nazional – popolare: Non ti scordar di me (di Furnò/De Curtis), cantata insieme al pubblico. L’orchestra invece ha regalato un bis ispirato alle donne donizettiane: Norina, Lucia ed Anna Bolena, unendo e riarrangiandone le arie più note fuse in unico pezzo.
Successo pieno con numerose chiamate alla ribalta per Nucci ed i musicisti.
Maria Teresa Giovagnoli
IL PROGRAMMA
G.Verdi Rigoletto, Pari siamo
Macbeth, Mal per me (morte di Macbeth)
Marcarini Lo spazzacamino
(strumentale, dalle Arie da camera di G.Verdi
G.Verdi Brindisi (dalle Arie da camera)
Marcarini Amore, Patria, Morte (strumentale, da Aida di G.Verdi)
G.Verdi I due Foscari, O vecchio cor che batti
Il Trovatore, Il balen del suo sorriso
Marcarini Falstaff’s notturno (strumentale, da Falstaff di G.Verdi)
G.Verdi La Traviata, Di Provenza il inar e il suol
Don Carlo, Aria e morte di Rodrigo
I PROTAGONISTI
Leo Nucci, baritono
ITALIAN OPERA CHAMBER :
Pierantonio Cazzulani, violino
Lino Pietrantoni, violino
Christian Serazzi, viola
Paolo Perucchetti, violoncello
Davide Burani, arpa
Paolo Marcarini, pianoforte/arrangiamenti



Luigi De Frenza @ Vicenza in Lirica 2017
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