Commissionata dal Teatro La Fenice nel 2019, l’opera Le baruffe nasce come omaggio del sovrintendente Furtunato Ortombina, e del teatro tutto, a Marsilio Editori in occasione dei 60 anni dalla fondazione della casa editrice. E quale modo migliore per celebrare l’azienda veneziana se non con un vero e proprio tripudio di venezianità, a partire dal soggetto che si basa su Le baruffe chiozzotte, ultima commedia di Carlo Goldoni. Un progetto che rappresenta una sintesi perfetta del legame fra teatro e territorio vista anche la presenza di Damiano Michieletto nella doppia veste di regista e, assieme a Giorgio Battistelli che ha scritto la musica, di librettista.
Il testo originale, già trasposto in passato per il teatro musicale, è qui stato adattato dai due e rimodellato fino ad ottenere un atto unico di un’ora e quaranta, composto da un preludio inedito - in cui domina il magnifico Coro della Fenice, preparato da Alfonso Caiani, che sembra replicare il brusio di sottofondo di un mercato - 3 quadri e il finale a lieto fine. Delle baruffe originali rimane quasi tutto a parte qualche sforbiciata nella scena del tribunale, ma soprattutto rimane la lingua, il dialetto di Chioggia, che Battistelli ha usato come punto di partenza per comporre la musica di questo spettacolo, in particolare per quanto riguarda la stesura delle parti vocali in cui spiccano notevoli escursioni sul pentagramma, in particolare nel caso delle voci femminili. Secondo il compositore l’uso del dialetto impone inoltre un ritmo musicale preciso e accentua la valorizzazione espressiva, ma non si limita a questo: entra “in armonia con il tessuto strumentale, il quale non è un accompagnamento neutro, ma stabilisce una dialettica precisa con quel tipo di canto”. Il problema principale è che questo tipo di scrittura musicale amplifica sì le emozioni dei personaggi, ma le rende anche tutte uguali, prive di personalizzazione, eccessive e allucinate, come spesso avviene d’altronde nei contesti sociali chiusi. Il risultato finale è una commedia veneziana che partendo da una fetta di zucca arrostita diventa un drammone alla Janacek, soprattutto perché anche Michieletto ci mette il carico, firmando uno spettacolo grigio e asettico assieme al consueto team Fantin-Teti.
La scena è dominata dalla presenza di tre enormi ventilatori sospesi che muovono il vento e di conseguenza il destino dei protagonisti; sul palco invece troviamo delle pareti rivestite di assi di legno chiaro che vengono strappate, distrutte (baruffe vuol dire anche questo in veneto), riassemblate e fatte volteggiare in aria: il cortile, il campo e la cancelleria in cui è ambientata la vicenda, che alla fine diventano i bastoni con cui tutti minacciano di picchiarsi.
Il tutto crea un perfetto luogo non realistico in cui uomini e donne chioggiotti vengono mossi con grande sapienza e precisione da Michieletto.
Enrico Calesso dirige con mano sicura l’orchestra lagunare attraverso la complessa partitura di Battistelli in cui azione ed emozioni sono scandite dall’uso delle percussioni e sottolineate da interventi corali, mentre le varie sezioni procedono seguendo una struttura a blocchi che intervengono separatamente o in simultanea.
Assai numeroso il cast, composto da ben 14 elementi e assai omogeneo nella resa.
Su tutti spicca l’ottimo Isidoro di Federico Longhi, che riesce a muovere i fili dell’azione da vero buffo dell’opera italiana e ad emergere grazie a una dizione chiarissima e grande musicalità. Buono il resto della compagine maschile mentre quella femminile appare un po’ più appannata vocalmente (evidentemente le recite precedenti si facevano sentire, visto la scrittura molto esposta).
Applausi e pieno successo per tutta la compagnia.
Andrea Bomben
La recensione si riferisce alla replica di mercoledì 2 marzo 2022
PRODUZIONE E INTERPRETI
Le baruffe - teatro di musica
musica di Giorgio Battistelli | libretto di Giorgio Battistelli e Damiano Michieletto
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
direttore Enrico Calesso
maestro del Coro Alfonso Caiani
regia Damiano Michieletto
scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
light designer Alessandro Carletti
projection designer Sergio Metalli
regia del suono Davide Tiso
movimenti coreografici Thomas Wilhelm
Padron Toni Alessandro Luongo
Checca Silvia Frigato
Madonna Pasqua Valeria Girardello
Lucietta Francesca Sorteni
Titta-Nane Enrico Casari
Beppo Marcello Nardis
Padron Fortunato Rocco Cavalluzzi
Madonna Libera Loriana Castellano
Orsetta Francesca Lombardi Mazzulli
Padron Vicenzo Pietro Di Bianco
Toffolo Leonardo Cortellazzi
Isidoro Federico Longhi
Il comandador Emanuele Pedrini
Canocchia Safa Korkmaz
FOTO MICHELE CROSERA
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