Con l’incipit preciso e maestoso dei corni, in apertura del Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore Op. 23 di Petr Il’ic Cajkovskij, l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo ha svelato fin dalle prime note il suo stile rigoroso all’insegna della compostezza e dell’equilibrio formale. Stile certamente apprezzato da un Teatro Filarmonico gremito, anche di molti giovani, martedì 12 settembre per il terzo appuntamento del Settembre dell’Accademia a Verona. Yuri Temirkanov, leggenda vivente, con il suo gesto di certo non convenzionale e con qualche carattere di discreta teatralità, ha restituito espressività all’Orchestra conducendola, insieme al pubblico, tra alcune delle più conosciute pagine della letteratura russa del XIX secolo. Banco di prova dunque non scevro da confronti più o meno consapevoli dell’ascoltatore analitico, così come di quello emotivo, ma su cui la compagine russa ha avuto modo di esprimere tutta la sua ricca tradizione culturale e il suo profilo stilistico.
Protagonista del Concerto per pianoforte di Cajkovskij il giovane talento italiano Beatrice Rana, che si sta meritatamente imponendo anche a livello internazionale. L’artista ha regalato al pubblico del Filarmonico una gradita interpretazione senza sbavature e dalla tecnica elegante, talvolta a discapito di qualche licenza dinamica ed espressiva, forse attesa e funzionale a valorizzare la partitura. Nel suo insieme comunque l’impronta stilistica ha marcato un encomiabile distacco dal romanticismo melenso e patinato di certa prassi esecutiva, d’altronde incompatibile con l’ontogenesi della compagine di San Pietroburgo. Sebbene non impeccabile in qualche passaggio l’affiatamento solista-orchestra, palpabile invece l’empatia di Beatrice Rana con i colleghi russi, attraverso gli sguardi d’intesa e lo scambio di mano con Direttore e Primo Violino prima dell’inchino al pubblico alla fine dell’esecuzione. Aspetti non secondari nella genesi dell’esperienza musicale. Inevitabile un ulteriore assaggio che Beatrice Rana, a furor di applausi, ha concesso nel silenzio dell’Orchestra, confermando nel bis listziano grande equilibrio espressivo.
Perfettamente a proprio agio l’Orchestra nell’esposizione della favola composita di Sheherazade, Op. 35, Suite sinfonica da “Le mille e una notte”, del grande Rimskij-Korsakov. Il Primo Violino, con voce composta ma pacatamente evocativa, ha iniziato il racconto e, quasicome in una Promenade da “Quadri di un’esposizione” (tanto per rimanere in Russia), sapientemente inanellato a uno a uno gli episodi narrativi.
Il “tappeto volante” degli archi, affiatato e dinamico nell’alternanza del ruolo ora di protagonista ora di paesaggio, insieme agli episodi timbrici tratteggiati dai fiati, hanno mirabilmente incarnato la fantasia immaginifica del compositore russo. Brevi passaggi, ma esposti e tecnicamente per nulla scontati quelli richiesti da Rimskij-Korsakov ai fiati, che la compagine di ottoni e legni della Filarmonica di San Pietroburgo ha saputo restituire con precisione e nitidezza.
Una interpretazione lontana da un’astratta sensualità orientale, che da ascoltatori occidentali sognatori ci si potrebbe aspettare, ma all’insegna di un meditato equilibrio formale, funzionale alla valorizzazione di una partitura dopotutto già di per sé evocativa, e narrativamente ricca, che poco altro necessita che di essere (e)seguita.
Tra compositori e interpreti un genuino assaggio di Russia, che a giudicare dagli applausi tutt’altro che di circostanza del Teatro Filarmonico al completo, sembra averci lasciato più che qualcosa.
Marco Caminati
I PROTAGONISTI
Yuri Temirkanov direttore
Beatrice Rana pianoforte
Musiche di P.I. Čajkovskij, N.A. Rimskij-Korsakov


FOTO ACCADEMIA FILARMONICA DI VERONA
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