Torna L'Italiana in Algeri di Gioachino Rossini al Filarmonico di Verona, che mancava dal 2014 su questo palcoscenico e che rivive grazie alla collaborazione con i Teatri di Pisa e Trieste. L’emergenza sanitaria che imperversa nel nord d’Italia ha condizionato un buon numero di spettatori che ha preferito restare a casa, ma il pubblico presente ha potuto assistere ad uno spettacolo frizzante, giovanile e ben confezionato. Il regista Stefano Vizioli è riuscito a divertire grazie ad una serie di scene divertenti che scivolano via leggere e con semplicità, poiché tutti i protagonisti hanno qualcosa di particolare che li distingue per verve e comicità. È pieno di colore il palco allestito da Ugo Nespolo anche autore dei costumi orientaleggianti che fanno pensare ad un cartone Disneyano, e tutto ciò che vediamo ha uno stile naïf vivace ed accattivante, capace di attirare giovanissimi e adulti sognatori. In sintesi un allestimento tutto da gustare e da vivere, che non annoia assolutamente e rende giustizia al capolavoro senza tempo del grande pesarese.
Una produzione che vede negli interpreti il punto di forza, inseriti perfettamente nello spirito fresco e spumeggiante dei colori in scena. Su tutti brilla di luce propria il Mustafà di Carlo Lepore. Se è vero che certi interpreti sono nati per fare gli artisti, questi in particolare è un mattatore caparbio e capace di fare spettacolo anche con un palco buio e niente altro in scena, figuriamoci con dei compagni che gli fanno da ottima spalla e con tutto ciò che Vizioli gli offre. La voce è magnifica: sonoramente scura, affabulatrice e perfettamente controllata da un interprete perfetto. La mogliettina bistrattata Elvira è Daniela Cappiello. Già conosciuta per ruoli brillanti in precedenti produzioni, ci conferma essere interprete spigliata utilizzando la voce acuta e sottile per esaltare il carattere in questo caso della lamentosa respinta, ma con estrema efficacia scenica e simpatia, che comunque alla fine la vince sul marito. Davvero un colore interessante il timbro vocale di Irene Molinari, Zulma, ottima spalla per Elvira. Haly è un corretto ed affidabile Dongho Kim, sia scenicamente che vocalmente, mentre assai spiritoso è il Taddeo di Biagio Pizzuti , anch’egli protagonista scenicamente e bravissimo nel rompere la scatole a Mustafà. Francisco Brito è un Lindoro delicato e gentile, dalla voce non volumetrica ma carezzevole e certo adatta al ruolo dell’innamorato sdolcinato. Dulcis in fundo la Isabella di Vasilisa Berzhanskaya. Ebbene è uno di quei mezzosoprani inequivocabili, dal timbro incredibilmente scuro sui gravi ma che rende molto efficacemente anche salendo sull’acuto. La sua Isabella è però una donna così volitiva e decisa da sembrare quasi sempre arrabbiata, di conseguenza anche l’uso della voce talvolta è marcatamente stretto, sì da sembrare poco naturale. Magnifiche sono le agilità e la tenuta sul fiato. Speriamo di sentirla anche in ruoli drammatici.
L’orchestra della Fondazione Arena mostra qui la sua naturale propensione per la musica di Rossini: il suono è chiaro, brillante, per esaltare una partitura che in sé offre unicità nei colori e nelle melodie notissime che il direttore Francesco Ommassini cerca di far quadrare tra l’allegria della messa in scena ed una esecuzione musicale decisamente dinamica e attiva, pur con qualche imprecisione notata su taluni interventi del coro e qualche scollamento nei concertati, parsi non troppo ‘ordinati’ tra i solisti.
Pubblico non numeroso, ma che ha applaudito con energia i protagonisti principali, il Direttore e la Produzione.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE
Direttore d'orchestra Francesco Ommassini
Regia Stefano Vizioli
Scene e costumi Ugo Nespolo
Movimenti mimici Pierluigi Vanelli
Luci Paolo Mazzon
Maestro del Coro Vito Lombardi
Direttore
Allestimenti scenici Michele Olcese
INTERPRETI
Mustafà Carlo Lepore
Elvira Daniela Cappiello
Zulma Irene Molinari
Haly Dongho Kim
Lindoro Francisco Brito
Isabella Vasilisa Berzhanskaya
Taddeo Biagio Pizzuti
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Allestimento in coproduzione tra la Fondazione Teatro di Pisa e la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Maria Teresa has not set their biography yet