All’apertura del sipario del massimo teatro veneziano probabilmente ieri sera a molti è balzato in mente il centenario della Prima Guerra Mondiale, che ricorre quest’anno e che viene commemorato in più modi nel nostro paese, così come in Europa. Difatti lo spettacolo ripreso dalla Fondazione Teatro La Fenice datato 2012 de L’inganno felice di Rossini, allora proposto al Malibran, ci porta proprio ai desolanti scenari di quel terribile conflitto che fu la Grande Guerra del 1914-18.
Così il regista Bepi Morassi ha evidentemente ritenuto che fosse possibile trasportare le vicende pensate per uno sperduto distretto minerario previsto dal libretto, ove comunque erano presenti militari al servizio del duca Bertrando, verso una specie di campo militare in rovina ove il suddetto duca è invece una autorità militare. La scena immutabile, teatro delle vicende poetate da Giuseppe Maria Foppa, così come i costumi, sono realizzati dai bravissimi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Al di là che questo spettacolo possa piacere o meno resta il fatto che questa cosiddetta ‘farsa’ presenta in sé anche elementi non specificatamente burleschi. Non mancano per esempio momenti di profonda malinconia, si pensi alla nostalgia di casa ed allo struggimento di Isabella per il duca che l’ha creduta infedele; o elementi che sfiorano la tragedia, come l’abbandono della stessa in mare in balia del destino su ordine del malvagio Ormondo, le cui lascive profferte amorose erano state respinte dalla stessa duchessa; oppure largo spazio ai sentimentalismi, con il buon Tarabotto che accudisce senza riserve la donna sopravvissuta spacciandola come nipote. Potrebbe dunque non dispiacere la vena tra il serio ed il malinconico di cui il regista ha reso pregna questa messa in scena, non priva comunque di qualche trovata che alleggerisce l’atmosfera in più punti, cosa che consente dunque di non tradire il libretto. Ovviamente ci pensa poi la musica di Rossini ad aggiungere quel tocco di leggerezza e vivacità per questo atto unico che vede naturalmente trionfare il bene e l'amore, con tanto di improbo in gattabuia.
Ad accompagnare i protagonisti il direttore Stefano Montanari, si conferma come uno dei più brillanti specialisti del genere. Col suo ‘tocco’ l’orchestra si fa delicata, segue ed amplifica le sensazioni sceniche con gusto ed efficacia interpretativa.
Una buona Marina Bucciarelli è la sfortunata Isabella. Lieve ed eterea come la sua voce si disimpegna lodevolmente nel suo personaggio dalle svariate peripezie.
Brilla nel ruolo di Tarabotto l’impeccabile Omar Montanari che si mostra ancora una volta a suo agio nell’interpretare ruoli ove oltre a doti canore occorrono spiccate capacità recitative, sottolineate anche dalla voce importante e colorita.
Il duca Bertrando è Giorgio Misseri. Anch’egli uso a questo tipo di repertorio, interpreta un duca in bilico tra l’innamorato dubbioso ma nostalgico e l’austero uomo di potere, cercando di sfruttare al meglio le qualità della sua voce leggera e melodica.
I due filibustieri Ormondo e Batone sono rispettivamente Marco Filippo Romano e Filippo Fontana. Come tutto il gruppo maschile l’interpretazione è convincente ed il colore delle voci dei due manigoldi risulta misuratamente adeguato ai ruoli proposti.
Con piacevole sorpresa il Teatro la Fenice ha registrato il tutto esaurito ed il pubblico ha manifestato vivo entusiasmo per tutti gli interpreti, sottolineato da copiosi applausi lungo tutta la rappresentazione e naturalmente al termine.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Maestro concertatore Stefano Montanari
e direttore
Regia Bepi Morassi
Scene, costumi e luci Accademia di Belle Arti di Venezia
GLI INTERPRETI
Bertrando Giorgio Misseri
Isabella Marina Bucciarelli
Ormondo Marco Filippo Romano
Batone Filippo Fontana
Tarabotto Omar Montanari
Orchestra del Teatro La Fenice
con sopratitoli in italiano e inglese
produzione Atelier Malibran
Foto Michele Crosera