Di Maria Teresa Giovagnoli
Chiude la stagione operistica 2016/17 con il quarto titolo in programma il Teatro trevigiano intitolato a Mario del Monaco, affidando a Robert Driver la responsabilità di portare in scena Il ratto dal serraglio di Mozart e proprio il giorno del compleanno del compositore. È davvero interessante a nostro avviso poter testimoniare in quanti modi diversi si possa interpretare e rielaborare questo Singspiel a seconda della sensibilità del regista e del team che ruota attorno alla sua figura. In questo caso abbiamo assistito ad uno spettacolo giovane, fresco e delicato che, pur con gli aggiustamenti del caso, non tradisce lo spirito originario e scorre via piacevolmente.
Driver ha pensato di spostare agli inizi del Novecento la vicenda in cui la protagonista è in realtà una spia delle forze alleate contro il famoso Atatürk che fondò la Repubblica turca, di chiare tendenze occidentaliste e pertanto affascinato dalla bella Konstanze, che nonostante sia fidanzatissima, non disdegna invero le attenzioni dell’accattivante Pascià che per averla è costretto a rapirla. Di ispirazione hollywoodiana, assistiamo ad una sorta di lungometraggio d’altri tempi, con immagini in bianco e nero e le classiche scritte didascaliche dei primi film muti. Queste elaborazioni sono a cura di Lorenzo Curone, mentre le garbate ed essenziali scene sono di Guia Buzzi, che cura anche i costumi per la verità non sempre appropriati nell’esaltare le diverse figure degli interpreti. Roberto Gritti confeziona un impianto luci piuttosto funzionale alle scene. I dialoghi sono tradotti in italiano per una maggiore fruibilità al pubblico locale.
La cornice musicale è affidata al Maestro Francesco Ommassini che, nonostante una 'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta' non sempre precisa, ha colto lo spirito frizzante ma delicato degli eventi, arricchendo l’esecuzione di sfumature colorate e raffinate che completano in musica quanto visto in scena. Come sempre il gesto è preciso ed inequivocabile e l’attenzione al palcoscenico costante.
Bruno Praticò si cimenta nel ruolo recitato di Selim con buon senso scenico e cogliendone il carattere forte e battagliero, ma altresì troppo affascinato dal mondo occidentale per esser avverso fino in fondo a chi ne fa parte. Jeanette Vecchione-Donatti come Konstanze sembra talvolta forzare il suono soprattutto negli acuti più estremi, pertanto anche le agilità mancano della leggerezza che ne permetterebbe una scansione più accurata. Entra però nel personaggio di donna emancipata (per l’epoca) ed orgogliosa con carattere e spigliatezza.
Perfetta da ogni punto di vista la Blonde di Daniela Cappiello: felici di ascoltare una interprete dalla personalità così frizzante in scena ed allo stesso tempo precisa nel canto, forte di una voce uniforme in tutta la sua gamma e dal bellissimo colore. Buona anche l’interpretazione del fedelissimo ed iracondo servo Osmin, Manfred Hemm: la sua voce rotonda e calda, unitamente al piglio scenico, lo aiutano a costruire un personaggio buffo e ben lontano da suscitare disprezzo, nonostante gli strali che lancia contro i ragazzi prigionieri del suo signore. Presenta qualche difficoltà in taluni punti della sua scrittura musicale il Belmonte di Martin Piskorski che dal canto suo ha una voce tenorile vellutata e piacevole all’ascolto. Marc Sala si disimpegna dignitosamente sia nel canto che nell’interpretazione scenica del ruolo di Pedrillo.
Il coro del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia è parso molto ben preparato da Francesco Erle.
Pubblico divertito e soddisfatto, successo per tutti gli interpreti, la regia ed il direttore.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Francesco Ommassini
Regia Robert Driver
scene e costumi Guia Buzzi
luci Roberto Gritti
computer graphics Lorenzo Curone
Maestro del coro Francesco Erle
GLI INTERPRETI
Selim Bruno Praticò
Konstanze Jeanette Vecchione-Donatti
Blonde Daniela Cappiello
Belmonte Martin Piskorski
Pedrillo Marc Sala
Osmin Manfred Hemm
Orchestra Regionale Filarmonia Veneta
Coro Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia
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