E’ tornato sulle tavole dell’Arena di Verona il Nabucco di Verdi pensato nel 2017 dal regista francese Arnaud Bernard. Unico titolo della presente stagione a non portare la firma del defunto Zeffirelli, questo Nabucco si dimostra senza ombra di dubbio la produzione di punta di questa annata artistica areniana.
Coadiuvato dalle scene spettacolari di Alessandro Camera, questa produzione viene ambientata durante l’epopea risorgimentale italiana, scegliendo un periodo molto specifico: le Cinque giornate di Milano, dove sul palcoscenico, dominato da un’imponente riproduzione del Teatro alla Scala, Nabucco diventa l’imperatore Francesco Giuseppe, Abigaille una principessa austriaca, Zaccaria un patriota che nei tratti ricorda Mazzini, mentre Ismaele e Fenena si ispirano alla coppia viscontiana di “Senso” Livia Serpieri e Franz Mahler ma a nazionalità invertite.
Bernard sviluppa il progetto in modo estremamente coerente, nonostante qualche stortura storica che però, una volta accettata la finzione scenica, non intralcia minimamente.
Processioni levitiche e preghiere ebraiche lasciano il posto a sparatorie, cannonate e patti segreti e lo stesso fulmine divino che dovrebbe colpire Nabucco viene sostituito da un attentato non riuscito. Il Va pensiero che viene ambientato all’interno del teatro stesso in cui si rappresenta proprio Nabucco, è il momento clou, spettacolo nello spettacolo, dove di fronte ad una platea addobbata di bandiere tricolori che contribuiscono a creare una scena di forte impatto emotivo, il finto pubblico chiede a gran voce il bis che alla fine viene accordato dietro alle insistenze del pubblico vero. Bellissimo.
In linea con l’impostazione registica Daniel Oren ha condotto una vibrante Orchestra della Fondazione Arena, con piglio garibaldino staccando tempi sostenuti che in alcuni casi hanno creato qualche difficoltà ai cantanti. Da rimarcare la notevole sezione dei violoncelli per intensità e precisione di esecuzione durante la preghiera “vieni o Levita” nell’atto secondo. Ottimamente preparato da Ulisse Trabacchin il coro della Fondazione Arena.
A Verona, dove è stato lanciato, conosciamo molto bene il Nabucco di Amartuvshin Enkhbat. La voce è potente, di un timbro molto bello, la tecnica solida gli consente di modularla con scioltezza assicurando un fraseggio sempre elegante: il suo “Dio di Giuda” è stato accolto da un'autentica ovazione, ma anche tutta la sua parte cantata ha evidenziato la capacità dell’artista di poter toccare con immediatezza comunicativa ogni registro espressivo.
Trionfo senza riserve per Maria Josè Siri, la cui Abigaille pare decisamente maturata. L'artista ha sicuramente raggiunto lo zenith vocale della sua carriera e il registro acuto svetta sicuro e penetrante, perfino ardito: saetta perfino al Mi bemolle alla chiusa della parte prima. Ma il suo non è solo uno sfoggio di sciabolate ai vertici del pentagramma, bensì una lettura completa del personaggio in tutte le sue sfaccettature, sa anche cantare sul fiato, filare le note per un personaggio reso vocalmente e scenicamente a tutto tondo oltre che ad essere interprete scenica arditissima. Abramo Rosalen canta con trasporto e con una intensa voce di basso Zaccaria. Più a suo agio nelle parti liriche, ottiene il miglior risultato nella preghiera “Vieni o levita”. Samuele Simoncini come Ismaele si spende con squillo e generosità, anche se musicalmente non risulta sempre irreprensibile, come invece risulta essere la Fenena di Francesca Di Sauro, cantante sempre intelligente, raffinata e tecnicamente forbita. Completano il cast l'Anna di Elisabetta Zizzo, il solido Abdallo di Carlo Bosi e il Gran Sacerdote di Nicolò Ceriani.
Al termine della recita applausi trionfali per tutti gli interpreti con punte di entusiasmo per Enkhbat e la Siri.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE E GLI INTERPRETI
Direttore Daniel Oren
Regia e Costumi Arnaud Bernard
Scene Alessandro Camera
Maestro del Coro Ulisse Trabacchin
Nabucco Amartuvshin Enkhbat
Ismaele Samuele Simoncini
Zaccaria Abramo Rosalen
Abigaille Maria José Siri
Fenena Francesca Di Sauro
Il gran sacerdote di Belo Nicolò Ceriani
Abdallo Carlo Bosi
Anna Elisabetta Zizzo
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Arena di Verona
FOTO ENNEVI
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