L'allestimento di Lucia di Lammermoor al Teatro Verdi di Trieste segna il gradito ritorno sulle scene giuliane, dopo sette anni di assenza, di una delle eroine più emblematiche del melodramma romantico, un personaggio la cui fragilità e il cui tragico destino continuano a commuovere il pubblico. Lucia Ashton, intrappolata in una rete di obblighi familiari e manipolazioni, è una figura che incarna la vulnerabilità femminile in un contesto sociale rigido e patriarcale. La sua storia, originariamente narrata con tinte fosche e passioni intense nel romanzo The Bride of Lammermoor di Sir Walter Scott, trovò in Donizetti un compositore fulmineo: si narra che scrisse l'intera partitura in sole cinque settimane, un'impresa quasi incredibile che testimonia la sua vena creativa inarrestabile. L'opera, con il libretto di Salvatore Cammarano, divenne subito un successo, grazie a una partitura che esalta il belcanto e le sfumature psicologiche dei personaggi, in particolare nella celeberrima scena della pazzia, aggiunta in un secondo momento su insistenza del soprano. Il dramma di Scott, ambientato nelle brumose Highlands scozzesi, con i suoi castelli ancestrali e le faide familiari, fornisce la cornice ideale per un racconto di amore contrastato, inganni e folle disperazione, elementi che Donizetti seppe tradurre in musica di straordinaria intensità drammatica e lirica, rendendo Lucia uno dei pilastri del repertorio operistico romantico.
La regia di Bruno Berger-Gorski si attesta su una lettura tradizionale dell'opera, senza particolari stravolgimenti. L'unica nota distintiva risiede nell'accenno a una presunta gravidanza di Lucia, suggerita dal modo in cui la protagonista stringe il velo nuziale durante i suoi vaneggiamenti, un dettaglio interpretativo che appare ben studiato. Per il resto, lo spettacolo scorre in maniera calligrafica e rassicurante, con scene di Carmen Castañón che propongono un ampio salone dalle vetrate gotiche, arricchito da alcuni lampadari e discrete proiezioni sullo sfondo. Risultano invece evitabili le pareti grondanti di sangue, così come appaiono piuttosto statici sia la direzione registica complessiva che il disegno luci. I costumi di Claudio Martin hanno contribuito a definire i personaggi e l'epoca con eleganza e precisione.
In questo clima di cupa fatalità, Jessica Pratt ha vestito i panni della sfortunata Lucia con una prova di grande professionalità. Annunciata con una leggera indisposizione, dopo una cavatina iniziale che aveva destato qualche apprensione, la sua voce si è presto assestata, rivelando la solida esperienza dell'artista. La sua interpretazione è stata intensa e profondamente sentita, confermando la sua maturità artistica e la sua convincente presenza scenica. Il fraseggio, ricco di sfumature e cesellato con cura, ha trovato il suo apice nella straziante scena della pazzia, dove la sua voce ha saputo esprimere con ammirevole maestria ogni palpito di dolore e la fragile psiche del personaggio.
Accanto a lei, Francesco Demuro ha tratteggiato un Edgardo appassionato e vocalmente generoso; il suo timbro caldo e la sua interpretazione vibrante hanno reso palpabile la sua disperazione, ma ha saputo anche piegare la voce a pregevoli mezze tinte nel finale.
Maxin Lisiin ha tratteggiato un Lord Enrico astuto e autoritario, dotato di una vocalità solida e di un'efficace presenza scenica, pur mostrando una dinamicità scenica contenuta. Carlo Lepore ha incarnato un Raimondo autorevole, forte della sua comprovata esperienza vocale e scenica, sottolineando la centralità del personaggio, in particolare nel commovente duetto con Lucia. Enzo Perono ha offerto un Lord Arturo che è apparso incerto sia nell'azione scenica che nell'emissione vocale, mentre Miriam Artiaco ha delineato un Alisa incisiva e partecipe. Nicola Pamio ha completato il cast nel ruolo di Normanno.
La direzione di Daniel Oren si è confermata appassionata e meticolosa. Ha saputo infondere all'Orchestra del Teatro Verdi di Trieste un'energia drammatica che ha sostenuto con efficacia il canto. I solisti sono stati guidati con cura, permettendo al maestro di ottenere il meglio dalle risorse a disposizione, uniformando le intenzioni interpretative e ricercando sfumature di notevole interesse - memorabile il sestetto eseguito con un suggestivo pianissimo collettivo. La concertazione è risultata precisa e ricca di dettagli, mai affettata, valorizzando appieno la bellezza della partitura donizettiana quasi completa - un peccato il taglio della scena della torre,
Il Coro del Teatro Verdi, preparato con cura da Paolo Longo, ha contribuito ottimamente, con interventi compatti e di grande impatto emotivo, specialmente nei momenti di maggiore drammaticità.
Il Teatro Verdi gremito ha sancito il successo della serata con calorosi applausi, tributati anche a scena aperta. Un vero trionfo per Jessica Pratt, Francesco Demuro e Daniel Oren, acclamati da un pubblico entusiasta.
Andrea Bomben
La recensione si riferisce alla serata del 17 aprile 2025
TEATRO VERDI DI TRIESTE
LUCIA DI LAMMERMOOR Dramma tragico in tre atti di Salvadore Cammarano Musica di Gaetano Donizetti
Interpreti:
Lucia Jessica Pratt
Edgardo Francesco Demuro
Lord Enrico Ashton Maxin Lisiin
Raimondo Carlo Lepore
Lord Arturo Enzo Perono
Alisa Miriam Artiaco
Normanno Nicola Pamio
Direttore Daniel Oren
Direttore del Coro Paolo Longo
Regia Bruno Berger-Gorski
Scene Carmen Castañón
Costumi Claudio Martin
Orchestra e Coro del Teatro Verdi di Trieste
FOTO PARENZAN
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