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Con il nuovo anno continuano gli appuntamenti concertistici organizzati dall’Associazione Verona lirica, che dobbiamo dire si prodiga molto affinché una così bella forma d’arte quale la musica classica, fiorisca e venga diffusa il più possibile, almeno nell’ambito della propria città. Con molto piacere questa volta, come già in altre felici occasioni, oltre a cantanti lirici quali Valeria Sepe, Walter Fraccaro, Romano dal Zovo e Devid Cecconi, per la parte squisitamente strumentale si è unito al gruppo il Quartetto d’ Archi dell' Arena di Verona, in compagnia di Stefano Conzatti al clarinetto, per un Quintetto d’eccezione. Patrizia Quarta come sempre ha accompagnato i cantanti al pianoforte.
Il Qquartetto si compone di Gunter Sanin e Federico Braga al violino, Luca Pozza alla viola e Sara Airoldi al violoncello. Con loro Stefano Conzatti al clarino, per eseguire i primi due movimenti del Quintetto per clarinetto ed archi. K 581 di Mozart. Meraviglioso il suo ritmo cullante e trascinante ricco di colori ed atmosfere dinamiche e leggere. Con l’Allegro in la magg. il clarino riprende subito la strada aperta dagli archi in un ambiente sonoro agile e danzante, grazie ai delicati arpeggi, sfociando poi in una corsa gioiosa sulle note. In seguito il Larghetto in re maggiore, col clarino grande protagonista, in un intenso dialogo con gli archi, per produrre melodie ancora più magiche e sognanti: una poesia per i palati fini. Quindi il primo movimento dalla serenata Eine kleine nachtmusik k 525, ovviamente di Mozart, che nelle ‘mani’ del quintetto d’occasione si fa leggera e sinuosa, brillante ed accattivante. Bellissimi di Nino Rota i cosiddetti Valzer in fa di Verdi e del Commiato dal film ‘Il gattopardo’ di Visconti, per proseguire in festa. E per concludere l'elaborazione di Michele Mangani del brano ‘Blues’ di Gershwin da ‘Un americano a Parigi’ trascritto da Gualdi. Davvero un gusto ascoltare questi ospiti graditissimi.
Il basso Romano dal Zovo propone l'aria ‘Di sposo di padre’ dal Salvator Rosa di Gomes. Interessante timbro che al momento si fa molto apprezzabile quando il suono si apre verso l'alto e si ravvisa anche una buona maturazione verso la cava grave. L'artista esegue l'aria con rigore ma non tralascia il sentimento. Poi ‘Il lacerato spirito’ da Simon Boccanegra, e ‘Come dal ciel precipita’ dal Macbeth di Verdi.
Dall'Andrea Chenier di Giordano Devid Cecconi esegue ‘Nemico della patria’ con grinta e carattere. Stessa enfasi per ‘Cortigiani, vil razza...’ dal Rigoletto, ed ‘Eri tu..’ dal Ballo in maschera verdiano. Concede anche un bis con Tu che m'hai preso il cuor (Dein ist mein ganzes Herz) di Lehar.
Il ruolo di Mimì con l'aria più celebre dalla Bohème pucciniana è il pezzo con cui si presenta Valeria Sepe che gestisce dosandoli sia potenza che suoni filati. Fantastico il modo in cui gira il suono che si apre con agilità verso l'acuto e non perde smalto nel grave. Per lei anche la dolce Liù dalla Turandot con ‘Tu che di gel sei cinta’ e da Pagliacci di Leoncavallo, prossimo in scena al Filarmonico, ‘Stridono lassù’.
Tanto Puccini per Walter Fraccaro che esordisce con ‘Addio fiorito asil’ da Madama Butterfly, donando come sempre tanto di se stesso al personaggio ed usando al massimo la voce che la natura gli ha dato. Anima e cuore per Tosca e ‘Recondita armonia’ e per un tocco di folclore ‘Torna a Surriento’ di Ernesto De Curtis. Anche per lui bis con ‘Nessun dorma’, Turandot.
Infine per concludere in festa, bis tutti insieme con Quintetto, pianoforte e..'O sole mio': applausi gioiosi e prolungati al termine.
Maria Teresa Giovagnoli
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