La Fondazione Haydn prosegue il suo viaggio attraverso la musica contemporanea con la nuova stagione intitolata Angel or demon, in linea con le introspezione ed i temi toccati finora con il progetto Opera 20.21. È la volta di un dittico in cui la musica di Péter Eötvös e di Salvatore Sciarrino fanno da sfondo a due vicende ispirate al mondo dell'opera lirica ma sono molto distanti tra loro per contenuti ed atmosfere.
Radames di Eötvös ha in sé un carattere brillante e leggero se lo si guarda superficialmente e si apprezza semplicemente la bravura degli interpreti; viceversa se lo si considera più in profondità lascia un amaro senso di decadenza del teatro e di tutto ciò che vi ruota attorno. In scena assistiamo alle stravaganze del protagonista costretto ad interpretare sia Aida che Radames per mancanza di fondi, l'esagitazione del regista di teatro che farfuglia istruzioni ossessive in tedesco, la follia del regista cinematografico con le sue pretese sceniche, ed il magnifico ruolo della regista d'opera che invece rimarca in modo ossessivo e parodistico le indicazioni della partitura rigorosamente in italiano. Ne consegue un guazzabuglio di azioni disordinate e certo divertenti, esasperate dal regista Bruno Berger-Gorski che descrivono però un teatro allo sbando, ove la personalità di chi è coinvolta sovrasta sul prodotto stesso. Verdi ne esce stravolto. Se pur Eötvös utilizza materiale musicale di Aida, davvero difficile è riconoscerlo nell'ambiente sonoro che lo compone, fatto di un piano solista e tre fiati, spesso dissonanti ed intimistici, per un effetto tra l'ironico e l'amaro. Perfetti gli interpreti che si muovono quasi inconsapevoli in un retropalco o qualcosa di simile creato da Dirk Hofacker che si occupa anche dei costumi, in cui tutti danno il loro apporto personalissimo seguendo la follia generale degli eventi: Rafal Tomkiewicz, controtenore, è davvero abilissimo nel gestire i due registri relativi alla coppia verdiana davvero ridicolizzata, Alexander Kaimbacher è il regista di teatro dal discreto timbro tenorile, la straordinaria regista d’opera è Céline Steudler, che già fa presagire le doti tecniche che mostra nella seconda parte dello spettacolo; Javid Samadov è invece lo strampalato regista cinematografico, ruolo parlato in inglese con la giusta follia. Inoltre il cameraman è Salvador Perez, Damien Liger è il direttore di scena e la vestitrice Marion Noëlle.
Ancora più criptica e difficilmente decifrabile è la musica che accompagna il Lohengrin di Sciarrino datato 1983. L'orchestra è nascosta dietro la stanza d'ospedale dove giace ricoverata una Elsa dagli occhi bianchi e con l'abito nuziale cui evidentemente la poveretta è attaccata come ultimo ricordo di momenti felici. Ciò che udiamo sono non solo i versi gutturali o i suoni che l'interprete emette nei suoi deliri, ma anche rumori e colpi sonori degli strumenti orchestrali, atti ovviamente ad accompagnare quanto si pone ai nostri occhi. Il richiamo al capolavoro wagneriano è solo un pretesto, Elsa potrebbe essere perché no anche una Ofelia di Shakespeariana memoria o una qualsiasi ninfa o principessa farneticante dal dolore. Il lungo delirio di Céline Steudler è tutto ciò che si ode, intervallato da cori sinistri che accentuano l’angoscia scenica costante. L’apparizione del suo Lohengrin è di nuovo Rafal Tomkiewioz bardato come una mummia, i dottori che le somministrano i farmaci sono i registi della prima parte, e come Lohengrin parlano attraverso la stessa Elsa. Complimenti vivissimi alla protagonista, cui non manca tecnica vocale e recitativa: i suoni anche più leggeri sono udibilissimi e sembra amplificata naturalmente, inoltre una buona dose di coraggio è ciò che possiede per interpretare un ruolo del genere. La stanza pensata da Dirk Hofacker è anch’essa surreale, una specie di gabbia di intrecci fragili al tatto ma che sembrano avvolgere e rinchiudere Elsa nel suo inconscio.
L’orchestra Haydn ridotta ai minimi termini diretta da Vannis Pouspourikas anche al piano da' ancora una volta prova di abilità; ormai è tale l'esperienza dei suoi omponenti che riescono e rendere scioglievoli anche le melodie (quando ve ne siano decifrabili) più ostiche, chiaramente seguendo gli eventi e sotto una direzione attenta e complice.
Il pubblico posto sul palcoscenico per meglio accogliere l’intimità dello spettacolo ha gradito, se pur con stupore comprensibile, entrambe le parti dello spettacolo.
Maria Teresa Giovagnoli.
PRODUZIONE
Direzione musicale Vannis Pouspourikas
Regia Bruno Berger-Gorski
Scenografie e costumi Dirk Hofacker
Luci Samuele D’Amico
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Allestimento Theater Orchester Biel Solothurn
Coproduzione Fondazione Stiftung Haydn
INTERPRETI
RADAMES
Regista d’opera Céline Steudler
Regista di teatro Alexander Kaimbacher
Regista di Film Javid Samadov
Attore/Radames Rafal Tomkiewicz
Cameraman Salvador Peréz
Direttore di scena Damien Liger
Vestitrice Marion Noëlle
LOHENGRIN
Elsa/Lohengrin Céline Steudler
Coro Tenore Alexander Kaimbacher,
Baritono Salvador Pérez, Basso Javid Samadov
Apparizione Lohengrin Rafal Tomkiewioz
Foro Massimo Franceschini
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