Sono i grandi traumi a renderci le persone che siamo.
Nello specifico, secondo la visione registica di Andrea Bernard, Lucrezia Borgia è diventata la donna che tutti conosciamo a causa della sua maternità rubata.
Il figlio perduto è la sua ossessione come dimostrano la culla onnipresente in scena, il latte materno che diventa l'antidoto al veleno e la morte trovata pugnalandosi i seni.
Il regista bolzanino porta avanti la sua idea fino in fondo, fa recitare tutti e, al netto di qualche eccesso nelle scene di gruppo, convince pienamente.
Le scene di Alberto Beltrame, arricchite dalle azzeccatissime luci di Marco Alba, sono essenziali, eleganti e soprattutto funzionali allo spettacolo, e non viceversa. Eleganti e atemporali i costumi di Elena Beccaro.
Il contributo decisivo al successo è quello della protagonista Carmela Remigio per cui era praticamente nata la produzione già andata in scena al Festival Donizetti e in seguito nel circuito emiliano.
La sua Borgia è prima di tutto donna e madre, le cui azioni sono compiute per il bene del figlio. In scena esaspera ogni movimento come esaspera e si gusta ogni parola, pur mantenendo una linea di canto estremamente pulita ed elegante. Ricca di accenti nella riuscitissima scena 'Soli noi siamo', quanto dolce nelle messe di voce.
Stefan Pop convince nel ruolo di Gennaro per disinvoltura scenica e sicurezza vocale. Gli acuti sono facili e sprezzanti e il timbro piacevole. Si dimostra fondamentale inoltre la grande capacità di fraseggiare in modo sempre vario e pertinente per la realizzazione di un'evoluzione psicologica del personaggio davvero ottima.
Dongho Kim è un Don Alfonso senza scrupoli. Punisce la moglie più per gioco che per vendetta, e dimostra una grande intesa nel duetto con la Remigio. La voce è omogenea, la dizione è chiara e il fraseggio incisivo senza mai cadere in facili effettacci.
Cecilia Molinari è una bella sorpresa come Maffio. Il timbro è bello e vellutato e riesce a imporsi per gusto e varietà di accento, nonostante un volume un po' limitato. Splendido il brindisi, e la caratterizzazione en travesti.
Molto positivo il contributo di tutti i numerosi comprimari previsti e buono quello del Coro della fondazione.
Roberto Gianola alla guida dell'Orchestra del Teatro Verdi di Trieste propone una lettura che non va oltre alla correttezza pur adottando un buon passo teatrale. La direzione è piuttosto avara di colori e fantasia e una certa insicurezza nei concertati unita a diversi scollamenti e attacchi persi, lasciano una generale impressione che sarebbe servita qualche prova in più.
Molto buona la ricezione del pubblico triestino, con qualche isolata – e assolutamente immotivata - contestazione al regista.
La recensione si riferisce alla recita del 17 gennaio 2020
PRODUZIONE
Direttore Roberto Gianola
Maestro del coro Francesca Tosi
Regia Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Coreografie e movimenti scenici Marta Negrini
Luci Marco Alba
INTERPRETI
Lucrezia Borgia Carmela Remigio
Don Alfonso Dongho Kim
Gennaro Stefan Pop
Maffio Orsini Cecilia Molinari
Jeppo Liverotto Motoharu Takei
Don Apostolo Gazella Rustem Eminov
Ascanio Petrucci Dario Giorgelè
Oloferno Vitellozzo Dax Velenich
Gubetta Giuliano Pelizon
Rustighello Andrea Schifaudo
Astolfo/Una voce da dentro Giovanni Palumbo
Un coppiere/Un usciere Roberto Miani
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo,
la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza
e la Fondazione Ravenna Manifestazioni
Foto Teatro Verdi Trieste
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