Con l’allestimento del 2015 che vide la collaborazione tra il Teatro La Fenice e la Biennale di Venezia torna il capolavoro belliniano che vanta interpreti celeberrime nella sua storia e che ogni soprano sogna di cantare nella sua carriera: Norma. Per chiudere dunque una gloirosa e longeva carriera il soprano Mariella Devia non poteva scegliere di meglio a coronamento di una serie innumerevole di successi e traguardi raggiunti. Con questo ruolo e precisamente con la recita di sabato 19 maggio l’Artista saluta ufficialmente le scene operistiche cantando nel capoluogo veneto che le ha conferito questa settimana il premio Una vita nella musica.
Lo spettacolo interamente ideato da Kara Walker ci ha lasciato perplessi esattamente come al suo debutto, interessante visivamente, ma poco attinente a nostro avviso alla storia di per se stessa, per cui lo scontro / incontro della cultura romana e gallica si trasporta nell’Africa nera dei racconti del colonialismo ed alla difficile situazione femminile in quelle terre. La regista vede un parallelo tra l’occupazione romana ed i racconti di Conrad sull’Africa, ma non ne vediamo uno specifico sviluppo in scena. Troppo poco accade perché sia chiaro questo richiamo storico, se non nei paesaggi che comunque sono anch’essi interpretabili. Centrale è la figura femminile, sia nei profili stessi delle colline che nella fisicità delle interpreti a richiamare i tratti somatici delle donne africane.
Uno spettacolo tributo alla grande Devia che non si è quindi risparmiata in scena. Lodevole la tenuta vocale dopo tanti anni di carriera, una voce matura il cui colore è sempre intatto, la tecnica è perfetta e soprattutto la regalità dell’incedere fa suo tanto questo ruolo quanto quello delle ben note sovrane da lei interpretate anche di recente. La sua Norma è puro contegno anche nella disperazione dell’atto estremo. Fiori ed infiniti applausi per lei al termine.
Molto più convincente rispetto a quando l’abbiamo sentita nel ruolo del titolo, Carmela Remigio è una dolcissima Adalgisa, dalla voce rotonda e controllata, uniforme e completa. L’interprete sente molto il personaggio interpretato con disinvoltura e presenza scenica. Stefan Pop è un Pollione dal timbro ricco e particolare, dalla forte tempra adatta al personaggio. Luca Tittoto è un Oroveso autorevole dalla voce profonda e sonora, mentre ritroviamo nello stesso ruolo del 2015 Anna Bordignon come Clotilde, che però ci era parsa allora più convincente e vocalmente meno chiusa su certi passaggi.
Il coro un po’ costretto nella sua staticità è preparato come sempre in modo appropriato da Claudio Marino Moretti.
Riccardo Frizza alla guida dell’orchestra della Fenice sin dalla sinfonia ha esordito con molta baldanza e brio, staccando in seguito tempi più larghi probabilmente per favorire taluni passaggi agli interpreti. Il suono è generalmente ampio pur se lo avremmo preferito leggermente più contenuto.
Molti applausi commossi al termine per tutti gli interpreti ed il direttore, e naturalmente ovazioni di parecchi minuti per la Signora Devia, in attesa di festeggiarla alla grande con l’ultima replica di questo sabato.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Riccardo Frizza
Regia, Scene e Costumi Kara Walker
Light designer Vilmo Furian
GLI INTERPRETI
Norma Mariella Devia
Pollione Stefan Pop
Adalgisa Carmela Remigio
Oroveso Luca Tittoto
Clotilde Anna Bordignon
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
allestimento Fondazione Teatro La Fenice
progetto speciale nel 2015 della 56 Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia
FOTO MICHELE CROSERA
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