La stagione lirica padovana mette sul piatto conclusivo l’opera più nota della trilogia dapontiana, il Don Giovanni, che per significati profondi ed in continua evoluzione interpretativa, per drammaticità dell’azione e per implicazioni psicologiche, è forse quella che ha bisogno di maggiore approfondimento e coraggio per essere portata in scena. Ed il Teatro Stabile del Veneto compie questa coraggiosa operazione in collaborazione con il Teatro Sociale di Rovigo, affidando la concezione dello spettacolo a Paolo Giani Cei che per l’occasione si occupa anche di scene e costumi, il che rende unicità agli intenti ed al modo di rappresentarli.
Il regista ritiene di avvicinare il pubblico al compositore ambientando la vicenda al suo tempo, e se dai costumi possiamo evincere facilmente il secolo, più generalizzato è il classicismo delle scene che ambientano la vicenda in una sorta di sogno vaneggiante del protagonista, con una serie di tavole che si alternano sullo sfondo tra cui la ‘Città ideale di Urbino’, che però è di fine Quattrocento, capovolta a simboleggiare un certo sconvolgimento dei valori sociali. Le luci creano un ambiente scuro e visionario, con tutta una cerchia di donne/fantasmi che ossessionano la mente del protagonista, poi convitate al banchetto decisivo di cui sono la ‘portata principale’ ed a tal fine sono disposte sulla lunga tavolata… (tra di esse vi è però una Elvira poco incline ad essere semplicemente un ‘pasto’).
Se le intenzioni del regista erano di farci entrare nel viaggio allucinato del dissoluto non siamo però riusciti a coglierlo totalmente. La narrazione in generale è lenta e ci è parso mancasse un approfondimento specifico dei protagonisti, fin troppo lasciati a se stessi nell’agire in scena. Su tutti proprio il Don Giovanni di Andrei Bondarenko è parso piuttosto trattenuto, il suo personaggio non ha la spinta necessaria per portare in scena il fardello mentale che il regista gli attribuisce, pur avendo una bella voce che sicuramente potrebbe dare più carattere se meglio sfruttata. Andrei Danilov è altresì un Don Ottavio piuttosto fisso, quasi timoroso del suo avversario in amore, ed anche vocalmente apparso prudente soprattutto sulla zona più acuta del registro, considerando comunque che una orchestra sì attenta al suono ma forse un tantino ‘larga’ in alcuni passaggi non lo ha aiutato molto. Mirco Palazzi è invece un attore consumato, tutto ciò che fa il suo Leporello è frutto di una esperienza consolidata sul campo, coadiuvata da una voce dal timbro bronzeo, utilizzata con intelligenza e sempre volta ad un fine specifico nell’interpretazione; discreto anche il Masetto di Daniel Giulianini, ma anche lui a nostro avviso potrebbe dare qualcosina in più, considerando certe trovate poco originali della regia per le scene con Zerlina. Il Commendatore è un sicuro ed irreprensibile Abramo Rosalen. Bene invece il gruppo delle figure femminili, ove sottolineiamo la bella prova di Ekaterina Bakanova e di Anastasia Bartoli, nonché di Michela Antenucci. La Bakanova è una Donna Anna vocalmente agile e perfetta per il ruolo di figlia devota e pudica fanciulla, dal timbro soave e lineare. Drammatica e coinvolta totalmente nel ruolo è la Bartoli, forte di uno strumento ricco che valorizza la sua Elvira e ne fa una donna battagliera e volitiva. Furbetta e delicata come deve essere la Zerlina della Antenucci.
L’ Orchestra di Padova e del Veneto è diretta da Jordi Bernàcer che abbiamo apprezzato in diverse produzioni in precedenza. Il suo Don Giovanni è qui ambivalente: tanto interessanti sono colore e sfumature che portano ad udire un suono profondo e ben calibrato alle voci degli interpreti, con guizzi nei tempi che servono le scene più concitate emotivamente, tanto a nostro avviso si avverte in generale una drammaticità eccessiva che potrebbe suscitare pesantezza se non limitata a pochi passaggi. Preparato da Matteo Valbusa è il Coro Lirico Veneto dalle voci uniformi.
Pubblico numeroso ed applausi per tutti gli interpreti e la produzione. Replica la sera del 31 per chi volesse trascorrere la vigilia di Capodanno in teatro.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE
Maestro concertatore e
direttore d'orchestra Jordi Bernàcer
regia, scene, costumi, luci Paolo Giani Cei
maestro del coro Matteo Valbusa
INTERPRETI
Don Giovanni Andrei Bondarenko
Commendatore Abramo Rosalen
Donna Anna Ekaterina Bakanova
Don Ottavio Andrei Danilov
Donna Elvira Anastasia Bartoli
Leporello Mirco Palazzi
Zerlina Michela Antenucci
Masetto Daniel Giulianini
Orchestra di Padova e del Veneto
Coro Lirico Veneto
Foto Giuliano Ghiraldini
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