Con l'opera Cardillac di Paul Hindemith si è inaugurato l' ottantunesimo festival del Maggio Musicale Fiorentino “dialoghi ai confini della libertà”.
Opera concepita nel 1926, dopo una copiosissima produzione cameristica e tre piccole operine ad un atto unico, con Cardillac, Hindemith contrappone al testo altamente drammatico di Ferdinand Lion, una musica del tutto indipendente nella sua lucida oggettività polifonica e nelle sue precise forme neoclassiche.
Hindemith è stato il rappresentante di un generazione che intendeva liquidare l'eredità del romanticismo in nome di una nuova oggettività e di una musica di consumo volta più alla sperimentazione che alla custodia dei valori acquisiti e collaudati della tradizione.
Ecco quindi che in Cardillac, nelle parti liriche, la musica si affianca alla parola come un ornamento severo senza un necessario legame con essa, non determina la situazione emotiva né vi partecipa, staccandosi volutamente dal contenuto drammatico delle parole e suonando in una lucida polifonia di matrice neoclassica.
Tale intensa impersonalità musicale, che punta soprattutto su degli effetti immediati e meccanici, ha il suo apice nel grande dialogo tra Cardillac e il coro nel terzo atto dove l'arte contrappuntistica di Hindemith raggiunge il massimo della potenza con la serie di 22 variazioni su un tema di passacaglia.
La direzione musicale di Fabio Luisi si inserisce perfettamente in questo clima tutt'altro che impersonale ed inespressivo, complice anche un'orchestra precisissima e concentrata per tutta la durata dello spettacolo.
Orchestra che nonostante uno sbilanciamento voluto di scrittura tra un ammasso di strumenti a fiato e percussioni contro una piccola rappresentanza di strumenti ad arco ( gli archi sono in tutto 18, un orchestra da camera) ha trovato un equilibrio straordinario in una fluidità musicale che non lascia spazio a colorazioni di suono sfumate o delicate, ma pesta con aggressiva concitazione sul pedale sonoro.
Luisi ha saputo dirigere con mano salda e precisa, complice una conoscenza della partitura eccezionale, risultando il vero trionfatore della serata, ma soprattutto riuscendo a trovare una giusta sonorità in un teatro ahimè drammaticamente sbilanciato in una sala acustica che taglia di netto il rapporto tra buca e palcoscenico.
Nel ruolo del titolo troviamo un ispiratissimo Martin Gantner che ha saputo dare il giusto risalto alle lacerazioni interiori di Cardillac. Sempre attento a non esagerare sia scenicamente che vocalmente in eccessi granguignoleschi, riesce a trasmettere in maniera serrata negli speratoti quel senso di angoscia e di orrore interiore che la sua parte richiede.
Gun – Brit Barkmin (Die Tochter) nonostante e forse complice una carriera internazionale frenetica e ad altissimi livelli, non riesce a trasmettere le stesse emozioni in una voce spesso in affanno e difficoltosa nella parte alta del rigo, in una scrittura che richiederebbe freschezza di emissione e facilità di fiato. Peccato.
Ottima la prova di Jennifer Larmore (die Dame) che dopo una esaltante carriera da belcantista, ha trovato la sua giusta collocazione vocale nel repertorio novecentesco, (la sua interpretazione di Kostelnicka in Jenufa di Janacek è di riferimento) e riesce a dare il meglio di sé in una esecuzione scolpita su di un sapiente utilizzo della parola legata alla voce oltre che ad una interpretazione scenica di primissimo livello.
Nonostante una voce piccola e spesso coperta dalle sonorità di una orchestra impetuosa, Ferdinand Von Bothmer (Der Offizier) tratteggia un appassionato amante, dosando con la giusta tecnica e preparazione, sovracuti limpidissimi e pianissimi mozzafiato.
Buone la prestazioni di Johannes Chum ( Der Kavalier) nonostante qualche suono ingolato, di Pavel Kudinov ( Der Goldhaendler) e di Adriano Gramigni (Der Furer der Prèvoté).
Splendida l'esecuzione musicale e scenica del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, preparato da Lorenzo Fratini, che si contraddistingue per una precisone serrata, oltre che per una pronuncia impeccabile.
Lo spettacolo pensato da Valerio Binasco, con le scene di Guido Fiorato e i costumi di Gianluca Falaschi, non ha entusiasmato per inventiva e fantasia, essendo una messinscena tradizionalissima che ha seguito alla lettera il libretto in ogni suo passo, e senza fare danni arriva al termine dell'opera svolgendo il suo ruolo alla perfezione.
Al termine applausi per tutti con punte di ovazioni per Luisi e il Coro del Maggio.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Direttore Fabio Luisi
Regia Valerio Binasco
Assistente regia João Carvalho Aboim
Light designer Pasquali Mari
Scene Guido Fiorato
Assistente scenografia Anna Varaldo
Costumi Gianluca Falaschi
Assistente costumista Anna Missaglia
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
GLI INTERPRETI
Cardillac Martin Gantner
La figlia Gun-Brit Barkmin
L'ufficiale Ferdinand von Bothmer
Il commerciante d'oro Pavel Kudinov
Il cavaliere Johannes Chum
La dama Jennifer Larmore
Il comandante
della polizia militare Adriano Gramigni
Figuranti speciali:
Elena Barsotti, Hannah Carolina Braus,
Gaia Mazzeranghi, Irina Meniailova, Jane Tayar,
Mohamed Ba, Giacomo Casali, Leonardo Cirri,
Cristiano Colangelo, Matteo Mazzuccato, Leonardo Paoli, Pierangelo Preziosa
FOTO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
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