Di Maria Teresa Giovagnoli su Domenica, 08 Maggio 2016
Categoria: Recensioni

VEC MACROPULOS, DIE SACHE MAKROPULOS (TRAD. KERSTIN LÜCKER), LEOS JANACEK - TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK, VENERDI’ 06 MAGGIO 2016

MARTY (torcendosi le mani)

“Ah, è atroce vivere così a lungo! Se solo sapeste com’è facile la vostra esistenza! Siete così vicini alle cose! Per voi ha senso tutto! Tutto ha valore per voi! Idioti, siete così felici solo per la stupida casualità che presto morirete. “

Il Landestheater di Innsbruck sceglie di mettere in scena l'opera di Janacek nella versione ritmica tedesca di Kerstin Lücker, com'è consuetudine (sempre più rara per fortuna) nei teatri di tradizione dell'area germanica.

La scelta, dettata da ragioni pratiche che vedono l'impossibilità per una troupe fissa di cantanti di imparare in breve tempo una lingua ostica come il ceco, purtroppo comporta la perdita di tutte quelle sonorità legate ad un canto modellato sulla parola come quello di Janacek, che spesso dice il contrario della parola.

La scansione drammatica del Vec Makropulos, rapidissima, con scambi di battute fulminee legati ad elementi musicali altrettanto brevi, lucidi e scultorei, cantata in tedesco perde purtroppo quel brivido metafisico e quelle fascinazioni di un passato misterioso legati alla consonanza ceca che rendono quest'opera un capolavoro di eloquenza instabile.

Inoltre la scelta di rappresentare l'opera senza intervalli fatta dal teatro di Innsbruck può risultare interessante per una fluidità narrativa, ma non capiamo però l'esigenza di inserire tra il secondo e il terzo atto, a guisa di intermezzo musicale, la danza n.3 del ciclo delle Danze Lachiane dello stesso compositore, tanto musicalmente lontane dalla musica del Vec Makropulos quanto incoerenti stilisticamente.

L'allestimento, firmato per la regia da Kurt Josef Schildknecht, è brutto assai nella sua compassata impronta stilistica, tutta tesa ad una recitazione affettata e completamente priva di quella frenesia di un'opera che ha nella presa emotiva il suo cardine.

Il Vec Makropulos è opera che ha al suo interno ingredienti del thriller macabro, del poliziesco fantastico, del saggio psicologico sul comportamento sessuale, del racconto alchemico, tutti fusi in una trama ingarbugliatamente pluristratificata, e francamente non capiamo come si possa mettere in scena un lavoro del genere come fosse un opera del settecento più stantio.

I costumi pseudo tradizionali di Gera Graf e le scene stile Star Trek di un mondo spaziale estemporaneo di Heinz Hauser non aiutano certo a migliorare il clima da “vorrei ma non posso” infuso in questo allestimento.

La direzione musicale, affidata a Francesco Angelico, direttore principale della Tyroler Symphonie Orchester Innsbruck, è precisa e corretta nell'esecuzione anche se totalmente priva di quella eccezionale stringatezza drammaturgica e di quel meccanico svolgimento del tessuto orchestrale che scorre tutto d'un fiato, impronta ineluttabile della penultima opera di Janacek.

Susanna von den Burg è un' Emilia Marty di carisma e peso vocale non indifferente. Si muove a suo agio nell'intricatissima trama musicale della sua parte tutta tesa ad un canto di conversazione finissimo, fino alla liberazione vocale dell'ultima scena dove lo scioglimento della vicenda segna l'approdo ad una umanità musicale della protagonista, cantato con grande trasporto e precisione.

Bernd Valentin è uno Jaroslav Prus dolente nella sua ricerca continua dell'amplesso sessuale con la protagonista. La voce talvolta appare sfibrata e affaticata ma risulta in linea con il suo personaggio.

Di contro Andreas Mattersberger disegna un Dr Kolenaty di altissimo profilo musicale e vocale con una linea di canto pulita e intensa.

Molto bene Scott MacAllister nella parte dell'archivista Vitek con acuti sicuri e fraseggio corretto nella sua non facile parte.

Bravissimo Dale Albright nella assurda parte di Hauk Sendorf cantata con trasporto e recitata ancor di più con quella caratterizzazione richiesta al personaggio dello squilibrato amante di Eugenia Montez (Elina Makropulos).

Completamente fuori ruolo Arnold Bezuyen nella parte di Albert Gregor con gravi problemi di intonazione e difficoltà evidenti nella parte alta del rigo.

Completavano degnamente il cast Joshua Lindsay nella parte dello sfortunato Janek, Diana Krauss nella parte di Krista, Brynne MacLeod nella parte della cameriera, Saiko Kavano nella parte della donna delle pulizie, Stanislav Stambolov nella parte di un macchinista.

Corretto il coro maschile del TLT di Innsbruck nella breve parte del terzo atto.

Applausi cordiali per tutti da parte di un pubblico concentratissimo che riempiva gran parte del teatro.

Pierluigi Guadagni

 

LA PRODUZIONE

 

Direttore d’orchestra            Francesco Angelico

Regia                                      Kurt Josef Schildknecht

Scene                                      Heinz Hauser

Costumi                                  Gera Graf

 

GLI INTERPRETI

Emilia Marty                        Susanna von der Burg

Jaroslav Prus                        Bernd Valentin

Janek                                      Joshua Lindsay

Albert Gregor                       Arnold Bezuyen

Hauk-Sendorf                       Dale Albright

Dr. Kolenaty                          Andreas Mattersberger

Vítek                                      Scott MacAllister

Krista                                     Diana Selma Krauss

Cameriera                             Brynne MacLeod

Mcchinista                             Stanislav Stambolov

Donna delle pulizie               Saiko Kawano

Tiroler Symphonieorchester Innsbruck – Chor des TLT

FOTO TIROLER LANDESTHEATER INNSBRUCK