Di Maria Teresa Giovagnoli su Lunedì, 14 Marzo 2016
Categoria: Recensioni

RIGOLETTO, G. VERDI – TEATRO FILARMONICO DI VERONA, DOMENICA 13 MARZO 2016

Dopo cinque anni torna al Teatro Filarmonico di Verona l’allestimento di Rigoletto firmato Arnaud Bernard che cura regia e coordinamento costumi, con le scene ideate da Alessandro Camera. C’è da dire che in un momento a dir poco tragico per la Fondazione Arena ha del miracoloso vedere un teatro così pieno di pubblico attento ed entusiasta, tra l’altro molto più degli ultimi anni. Ciò dimostra quanto importante resti comunque l’appuntamento con l’Opera per la cittadinanza e quanto necessario sia fare il possibile per non rinunciare a tutto ciò.

Detto questo veniamo allo spettacolo in se stesso. Il regista francese pone l’accento sugli aspetti più turpi del dramma verdiano, sottolineando quanto di più crudele e volgare possa esserci nella cricca degli amici e frequentatori del Duca di Mantova, con quest’ultimo gran capobanda tra violenze e dissolutezze. Le donne sono poco più che oggetti di piacere che all’occorrenza vengono strattonate, sbattute a terra e quanto altro si riserva di solito ad oggetti inanimati di cui ci si vuole sbarazzare. Rigoletto è egli stesso un rozzo violento, che però si scioglie come neve al sole al pensiero dell’adorata figlia. Le scene di Alessandro Camera non nobilitano i contenuti, restando fondamentalmente fisse nello sfondo/biblioteca lignea del palazzo del Duca, che via via si arricchisce di elementi che non si discostano dallo stile: un impianto girevole per la casa di Rigoletto, una barca in riva al Mincio che emana nuvole di vapore per la scena di Sparafucile e la sorella. Non ci è molto chiaro lo sciame di fogli bianchi che precipita dall’alto alla morte di Gilda; probabilmente la purezza della fanciulla che decade per sempre.

Nel cast Rigoletto è il coreano Leo Andel quale possiamo apprezzare certamente lo slancio emotivo nell’interpretare cotanto personaggio, nonché la buona pronuncia, cosa che spesso lodiamo in interpreti con lingue madri tanto diverse da quella del libretto. Ma come già notammo in un’altra occasione la voce del baritono volge molto verso un suono chiaro, pertanto fatica non poco nel grave e risulta piuttosto lontana dal timbro richiesto per il perfido buffone punito.

La sua adorata figliola Gilda, unica a muovere l’animo del gobbo infelice, è una  Mihaela Marcu molto leggiadra ed infantile. Se risolve felicemente le difficoltà del ruolo, soprattutto in acuto nelle arie più pericolose, non ci ha dato quel particolare pathos che la maturazione del personaggio provoca nel susseguirsi degli eventi, restando ferma all’ingenuità iniziale, che si denota anche nel modo di cantare che pertanto non ha uno sviluppo preciso.

 

Il detestabile Duca di Mantova, particolarmente bifolco e presuntuoso in questa produzione, è il tenore Alessandro Scotto Di Luzio che se pur forse un po’ emozionato, convince alquanto dal punto di vista attoriale senza risparmiarsi nel rendere il suo personaggio; ed anche vocalmente, se talvolta non appare a suo agio, porta a casa un risultato più che positivo per la sua interpretazione.

 

Particolare il timbro di  Gianluca Breda, alias Sparafucile, cupo e turpe come tutto lo spettacolo; spigliata quanto serve la Maddalena di Clarissa Leonardi che però scompare talvolta nei concertati.

Il cast si completa con la Giovanna di Alice Marini, il possente e torturato a sangue Monterone di Alessio VernaTommaso Barea nei panni di Marullo, Matteo Borsa, alias Antonello Ceron, il Conte Di Ceprano di Romano Dal Zovo con consorte, la Contessa Di Ceprano, anche nei panni del Paggio Della Duchessa, Francesca Micarelli. L’usciere di Corte è Dario Giorgelè.

 

Il Maestro Fabrizio Maria Carminati ci ha convinti soprattutto nei concertati e nei momenti carichi di tensione in cui l’orchestra ha offerto suono ampio e ricco. Difficile invece il rapporto con il palcoscenico con scollamenti qua e là ed evidenti sbracciate per porvi rimedio.

 

Il pubblico si è mostrato più che entusiasta per lo spettacolo richiamando più volte gli interpreti, il Maestro ed i responsabili della produzione per i saluti finali.

 

Maria Teresa Giovagnoli

LA  PRODUZIONE

Direttore d’orchestra           Fabrizio Maria Carminati

Regia e                                   Arnaud Bernard

coordinamento costumi

Scene                                     Alessandro Camera

GLI  INTERPRETI

 

Il Duca Di Mantova             Alessandro Scotto Di Luzio 

Rigoletto                                Leo An 

Gilda                                      Mihaela Marcu

Sparafucile                            Gianluca Breda

Maddalena                            Clarissa Leonardi

Giovanna                              Alice Marini

Il Conte Di Monterone         Alessio Verna

Marullo                                 Tommaso Barea

Matteo Borsa                        Antonello Ceron

Il Conte Di Ceprano            Romano Dal Zovo

La Contessa Di Ceprano/

Un Paggio Della Duchessa  Francesca Micarelli

Un Uscere Di Corte              Dario Giorgelè

 
 

ORCHESTRA, CORO, CORPO DI BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

 

Allestimento della Fondazione Arena di Verona

Foto ENNEVI: