Spettacolo controverso e dalle vicende alterne quello di Rigoletto proposto al Teatro Comunale di Bologna in questi giorni, in cui si è dovuto fare anche i conti con le malattie stagionali che hanno disturbato non poco il normale svolgimento delle recite. Nello spettacolo cui abbiamo assistito il baritono Vladimir Stoyanov, già annunciato indisposto, ha dovuto definitivamente lasciare il palco per problemi di salute al termine del primo atto, lasciando il posto al collega Devid Cecconi che aveva cantato anche la sera precedente. Anche l’annunciato Antonio di Matteo non ha partecipato alla recita in cui abbiamo visto invece Enrico Iori nel ruolo di Sparafucile.
L’allestimento proposto dal regista Alessio Pizzech è certo forte, esplicito, per certi versi scioccante, ma segue un filo conduttore molto chiaro il cui intento è mostrare i sentimenti e le sensazioni di un uomo al servizio di una corte tutta lustrini e bella vita, che in realtà ben poco ha a che fare con i valori in cui egli crede. Si mostra un punto di vista diverso, come non fossero i nostri occhi a seguire la vicenda, ma lo stesso Rigoletto con i suoi tormenti psicologici, le sue vane convinzioni e contraddizioni. Un povero vecchio che si guadagna da vivere divertendo la gente che odia, un buffone di corte del XVI secolo, ma anche un attore comico di oggi, che deve rendersi ridicolo, deve fare ciò che gli si chiede, fosse anche camuffarsi da donna, mortificando il suo essere. Tutto ciò che vede è marciume, esseri mostruosi ai suoi occhi (da qui il richiamo ai giganti della nota sala di Palazzo Te), abituati a prendere tutto col potere, a possedere le donne per puro divertimento, donne giocattolo private della volontà di reagire, bambole orrende simbolo di violenza, di abuso. E la bambola più preziosa, sua figlia, unica fonte di rivalsa verso quel mondo dannato, deve essere preservata, chiusa in quell’armadio dei giocattoli da cui però vien comunque rapita, conquistando in seguito consapevolezza di sé al prezzo più alto: la vita. Questo viaggio psicologico è illustrato nelle scene di Davide Amadei che le luci di Claudio Schmid sottolineano adeguatamente, mentre i costumi di Carla Ricotti non possono che essere grotteschi ed esagerati.
Stoico il Rigoletto di Devid Cecconi, catapultato sul palco a recita iniziata, non gli si poteva chiedere la perfezione di un adeguato riscaldamento; trova comunque la giusta concentrazione forte anche di un colore di voce appropriato al ruolo.
La figliola Gilda è una Irina Lungu molto volitiva sin da subito, la sua voce rimanda infatti più alla fase successiva del suo personaggio: non più angiol indifeso, ma donna con una propria identità e carattere deciso. Va irrobustendosi lo strumento dell’interprete, che ormai lo padroneggia e ne adopera sfumature e varietà di colori.
Decisamente baldanzoso Celso Albelo come Duca di Mantova: il tenore è molto caricato tanto nel personaggio quanto con la voce, sfoggiando fiati lunghi ed acuti ben assestati. Chiaramente ciò si addice al contesto in atto, ma forse una maggiore cura nel fraseggio avrebbe reso più preziosa la sua interpretazione.
Enrico Iori si disimpegna con un discreto Sparafucile in combutta con la sorella Maddalena, che però vede Rossana Rinaldi in un ruolo non esaltante per le qualità della sua bella voce, per giunta costretta in un look che non le rende decisamente giustizia. Andrea Patucelli interpreta un Conte Monterone austero ma non indimenticabile, completano il cast della vil corte il Marullo di Raffaele Pisani, una buona Giovanna interpretata da Beste Kalender; Michele Castagnaro , Pietro Picone e Hugo Laporte sono un Usciere, Matteo Borsa e il Conte di Ceprano, la cui consorte è Marianna Mennitti, anche in veste di paggio.
Dopo una prima parte piuttosto guardinga a causa delle annunciate difficoltà di Stoyanov e nell’intento di agevolarlo, Renato Palumbo ritrova l’ ambiente sonoro ed i colori orchestrali per mettere in risalto questo allestimento tanto particolare e far quadrare tutte le componenti in gioco sul palco ed in buca.
Preparato e necessariamente partecipe è il coro di Andrea Faidutti.
In questa recita il pubblico è sembrato inizialmente perplesso e restio alla partecipazione, ma al termine dello spettacolo ha mostrato di gradire senza dubbio gli interpreti applaudendo soprattutto i protagonisti principali ed il Maestro con calore.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
| Direttore | Renato Palumbo |
| Regia | Alessio Pizzech |
| Scene | Davide Amadei |
| Costumi | Carla Ricotti |
| Luci | Claudio Schmid |
| Movimenti scenici | Isa Traversi |
| Assistente alla regia | Valentina Brunetti |
| Maestro del Coro | Andrea Faidutti |
GLI INTERPRETI
| Rigoletto | Vladimir Stoyanov/ Devid Cecconi | |
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Il duca di Mantova |
Celso Albelo |
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| Gilda | Irina Lungu | |
| Sparafucile | Enrico Iori | |
| Maddalena | Rossana Rinaldi | |
| Giovanna | Beste Kalender | |
| Il Conte Monterone | Andrea Patucelli | |
| Marullo | Raffaele Pisani | |
| Matteo Borsa | Pietro Picone | |
| Il conte di Ceprano | Hugo Laporte | |
| La contessa di Ceprano | Marianna Mennitti | |
| Un usciere | Michele Castagnaro | |
| Un paggio | Marianna Mennitti | |
| Nuova produzione del TCBO
Orchestra e Coro del TCBO |
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FOTO ROCCO CASALUCI