Apertura straordinaria per la Fondazione Arena di Verona con l’Aida di Giuseppe Verdi che compie 150 anni dalla sua prima rappresentazione ed il Maestro Riccardo Muti che appone la sua firma sulla rappresentazione inaugurale. Da profondo conoscitore del Maestro delle Roncole, costantemente votato allo scavo della partitura ed alla ricerca di ciò che l’autore chiede venga eseguito nelle sue composizioni, il Maestro ha sempre dichiarato di avere una particolare propensione per Verdi a cui ha dedicato e continua a dedicare tutto il suo impegno, coinvolgimento e passione, forse più di qualsiasi altro compositore.
Spettacolo proposto in forma di concerto, che se anche non offre le stesse emozioni di un allestimento completo, in questo caso ha permesso di creare un particolare feeling tra orchestra, cantanti e Direttore, così attento a tirar fuori da ciascuno l’anima del proprio personaggio, a catturarne lo spirito tanto quanto in uno spettacolo con movimenti scenici, costumi e quant’altro. Emozione pura ogni gesto, espressione, cadenza: tutto in funzione della parola, questo elemento tanto spesso bistrattato e dimenticato da chi cerca solo una prestazione vocale per esibire le proprie qualità timbriche. Le voci stesse sono esaltate da un intimismo che sottolinea qualità tecniche e duttilità che solo le grandi interpretazioni possono sfoggiare. Grazie al Maestro Muti le frasi, il loro significato, il loro accento, tutto concorre a dare valore alla vicenda ed ai suoi immortali personaggi. Così ottiene la stessa intensità interpretativa da ogni sezione dell’orchestra della Fondazione Arena. Si sente quanto lavoro c’è dietro ogni dettaglio, ogni suono mai esagerato ed accuratamente ricercato che diventa esso stesso parola assieme agli interpreti.
Meravigliosa è Aida interpretata da Eleonora Buratto: intima, raccolta, dalla dolcissima voce rotonda e completa in tutto ciò che il ruolo richiede; un suono angelico che arriva anche alle ben note vette impervie senza alcun problema e con una sicurezza disarmante. Altrettanto in serata di grazia Anna Maria Chiuri chiamata a sostituire all’ultimo momento Anita Rachvelishvili in lieve indisposizione dovuta al suo stato di gravidanza. La sua Amneris è sì la figlia del faraone, ma è soprattutto una donna innamorata che, sebbene in amore e in guerra tutto sia concesso, ha dalla sua una umanità sottolineata proprio dall’ interprete estremamente accorata nel suo canto espressivo e sempre a fuoco.
Azer Zada è invece Radames, un guerriero forte e coraggioso che diventa pasta di zucchero al solo pensiero della sua dolce Aida. Voce lineare dal timbro morbido che consente al tenore di cesellare note e parole con fraseggio convincente ed espressivo. L’irreprensibile Ramfis è il Riccardo Zanellato dal piglio severo che ben conosciamo, il Faraone è un impeccabile Michele Pertusi, mentre Amonasro è un Ambrogio Maestri che riesce a contenere il suo strumento molto imponente cercando di dare al grande re degli Etiopi un tono solenne e contenuto allo stesso tempo. Corretto e preciso il Messaggero Riccardo Rados, molto bene la Sacerdotessa Benedetta Torre. Bene il coro di Vito Lombardi che trova tanto una dimensione intima e sacrale quanto una composta maestosità nei momenti topici della rappresentazione.
Peccato dover rilevare un problema di riverbero nelle voci che soprattutto sugli acuti sembravano leggermente rimbombanti, forse dovuto a qualche regolazione del suono oppure alla posizione in cui ci si trova rispetto all’immenso palco, ma questo fenomeno bene o male non è novità per uno spazio così enorme come l’anfiteatro areniano. A completare l’allestimento una parete di scenografie digitali a cura della D-WOK abbraccia l’orchestra e gli interpreti proiettando un deserto rossiccio con un cielo misteriosamente grigio.
L’Arena ha registrato un copioso numero di spettatori, nel rispetto delle limitazioni dovute alla pandemia, con uso di mascherine fisse per il pubblico e distanziamento ormai di routine. Pubblico attento e sinceramente grato al Maestro Muti per la qualità dello spettacolo offerto, ai cantanti per aver dato tutto di sé ed all’orchestra che ha brillato particolarmente. Ovazioni lunghe e prolungate per tutti.
Maria Teresa Giovagnoli
LA LOCANDINA
Direttore Riccardo Muti
Il Re Michele Pertusi
Amneris Anna Maria Chiuri
Aida Eleonora Buratto
Radamès Azer Zada
Ramfis Riccardo Zanellato
Amonasro Ambrogio Maestri
Un Messaggero Riccardo Rados
Sacerdotessa Benedetta Torre
Orchestra e coro dell’Arena di Verona
Maestro del coro Vito Lombardi
Video design e scenografie digitali D-WOK
(foto gentilmente concesse da: LAURA FERRARI, ENNEVI FOTO, GIANLUCA MUNARI)