Libretto Dmitrij Šostakovič, Georgi Jonin, Alexander Preiss, Jewgeni Samjatin
Dall’omonima novella di Nikolai Gogol
Ultimo titolo in programmazione per la fondazione Haydn di Bolzano e Trento nell’ambito del progetto Opera 20.21, Il naso di Šostakovič in scena al Teatro Sociale di Trento rappresenta forse il più fulgido esempio di ‘ironia della vita’, concetto intorno al quale ruota l’intera stagione operistica. Il poco più che adolescente Dimitrij scrisse questo piccolo capolavoro in un periodo storico incredibile per la Russia, dieci anni dopo i terribili misfatti della rivoluzione d’ottobre e in un fermento culturale che diede vita a diversi movimenti artistici e letterari.
Perdere il naso, che sia la propria credibilità, il fiuto per gli affari oppure per le questioni politiche, come nel caso del protagonista, è sventura che può capitare a chiunque e probabilmente già Gogol nella sua novella e dunque Šostakovič, avevano colto questo aspetto nella società di allora che quanto mai si adatta ai giorni nostri. Così il regista Matthias Oldag camuffa anche il naso del coro ed impone agli interpreti dei ritmi serratissimi di azione in cui si susseguono le scene, come a dire che la vita è una corsa e se non si ha la capacità di starle dietro si rischia letteralmente di ‘perdere i pezzi’. Dai palchi alla platea tutto il teatro è parte della scenografia, non basta ad esempio il solo palcoscenico per inseguire il povero barbiere Ivàn Jakovlevič che corre a disfarsi del naso che la moglie ha trovato nell’impasto del pane, dai palchi il coro e gli altri personaggi entrano ed escono avvolgendo il pubblico in ascolto. Forte anche di effetti luce azzeccati di Norbert Chmel, le scene molto schematiche di Frank Fellmann accolgono in modo efficacie le azioni previste: uno spazio squadrato il cui sfondo a colonne stampate di articoli si adatta sia per la redazione del giornale che con le dovute modifiche alla casa di Kovalëv, alla stazione di posta, e così via. Imponente il volto dal naso cancellato su sipario chiuso ad introdurre il tema di fondo.
Con le difficoltà che offre la partitura e la incredibile varietà di stili presenti gli interpreti risultano particolarmente efficaci sia vocalmente che per capacità di reggere tanto attivismo in scena, considerando anche il dover interpretare spesso più ruoli, tanti ne figurano in questa opera. Marco Di Sapia è coinvolgente, tragicomico al punto da destare empatia in chi lo segue, ottimo anche vocalmente: pare davvero disperato per la perdita del Naso che rappresenta tanto di se stesso e del suo lavoro. Meno corretto il suo Naso vagante Alexander Kaimbacher che non riesce sempre a superare le asperità dei salti di ottava, risultando un po’ incerto in quella più acuta. Perfetto nella parte il barbiere Igor Bakan che si contende a pieno titolo l’attenzione rivolta al protagonista, interpretando anche il viaggiatore; prova positiva per l’impiegato del giornale Georg Klimbacher (nonché anche dottore intento a riattaccare il naso ritrovato), dalla voce scura ed interessante, bene anche il Commissario Pablo Cameselle; fantastiche in scena e vocalmente sicure Pelagia Podtočina e figlia opportunista, ossia Tamara Gallo e Ethel Merhaut; completano il ricco cast lo spassoso servo Lorin Wey, pure interprete di altri ruoli minori, la moglie del barbiere Megan Kahts (anche commessa) e Karl Huml, mendicante e cocchiere.
Potremmo definire incredibile il lavoro dell’orchestra Haydn diretta dal Maestro Walter Kobéra: tutto al suo posto, perfettamente sincronizzato anche alle piccole azioni di sottofondo; chiaro il genio dell’autore, ma anche la preparazione dei musicisti che hanno ben masticato la partitura. Meravigliosi certi interventi corali, stupefacente come il giovanissimo Šostakovič abbia concepito ogni segmento musicale in modo da accompagnare con giusto accento e significato la parola cantata, con ritmi ora stringenti ora più lirici, inserendo motivi contrappuntistici ed alternando musica atonale a momenti di ispirazione classica. Ma tutto ha un senso, una concatenazione logica soprattutto se si pensa alla trama ed al libretto.
Successo per interpreti e direttore da parte di un pubblico omaggiato di fazzolettini personalizzati visto il titolo dello spettacolo. Appuntamento al prossimo autunno per la nuova stagione.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direzione musicale Walter Kobéra
Regia Matthias Oldag
Scene, costumi Frank Fellmann
Luci Norbert Chmel
Coro Wiener Kammerchor
Maestro del coro Michael Grohotolsky
GLI INTERPRETI
Platon Kuz’mič Kovalëv Marco Di Sapia
Ivàn Jakovlevič (barbiere),
Ivàn Ivanovič (viaggiatore) Igor Bakan
Il commissario di polizia Pablo Cameselle
Ivàn (servo) Lorin Wey
Il Naso Alexander Kaimbacher
Pelagia Podtočina Tamara Gallo
Figlia di Podtočina Ethel Merhaut
Praskov’ja Osipovna Megan Kahts
(moglie del barbiere), commessa
Il funzionario della redazione,
Il dottore, Georg Klimbacher
Mendicante, cocchiere Karl Huml
Orchestra Haydn di Bolzano e Trento
Coproduzione Neue Oper Wien, CAFe Budapest Festival, Müpa Budapest, Fondazione Haydn Stiftung
Nuovo allestimento
Foto Fondazione Haydn di Bolzano e Trento