L’unicità di certe composizioni sta nell’immersione in un mondo leggendario ed in qualche modo divino, ove regnano la giustizia, la temperanza e la forza del bene contro il male. La gestazione del sontuoso Lohengrin di Wagner inizia da alcune letture che il Maestro fece nel tempo libero già agli inizi degli anni Quaranta dell’Ottocento e che poi vennero approfondite negli anni immediatamente successivi man mano che questo personaggio e la leggenda del cigno traghettatore penetrassero nella sua mente. Dopo aver composto dapprima scorrevolmente la parte in versi, proseguì a più riprese con le parti musicali dei vari atti ed il preludio fu composto alla fine. Sorvolando sulle questioni con gli impresari, la fuga dalla Sassonia e le difficoltà economiche che quasi gli fecero abbandonare il progetto ed altri mille problemi attinenti, finalmente grazie soprattutto all’aiuto di Liszt che lo diresse, il Lohengrin fu messo in scena a Weimar nel 1850. E proprio al Comunale di Bologna fu eseguito per la prima volta in Italia nel 1871 ed oggi, in un’epoca in cui si cerca di rappresentare sempre titoli sicuri e porta incassi, a Bologna è tornato in scena in questi giorni con una produzione che presenta tanto aspetti molto positivi dal punto di vista musicale, quanto parecchie perplessità sulla realizzazione scenica e registica.
Lo spettacolo pensato da Luigi De Angelis, coadiuvato da una schiera di assistenti tra cui Chiara Lagani alla drammaturgia, come in uso in Germania, parte da una profonda riflessione sui personaggi, sul lavoro del compositore e cerca di scandagliare ogni aspetto del libretto partendo da studi approfonditi sull’opera. Ma sono tante le riserve sul risultato finale. Innanzitutto non abbiamo colto il senso della figura pressoché onnipresente del personaggio Wagner, interpretato dall’attore Andrea Argentieri. In questo spettacolo lo troviamo subito in compagnia del piccolo Gottfried come in una specie di sogno durante il preludio e successivamente pare seguire ogni passo della rappresentazione accompagnato dalla fidata bacchetta e spesso al centro della scena, ma apparentemente senza una motivazione pregnante. Una presenza che finisce quasi per infastidire il pubblico, che infatti non ha esitato a farlo percepire sia durante l’intervallo alla sua apparizione anche su un palchetto come finto spettatore, sia alla fine dello spettacolo. L’opera è ambientata come ormai spesso accade verso i giorni nostri con l’allestimento di un tribunale tipicamente tedesco pieno di ufficiali in divisa che torna anche alla fine nel terzo atto. Lohengrin si presenta accompagnato in modo figurato dal cigno, le cui immagini intermittenti proiettate sullo sfondo ne annunciano la presenza, tutto vestito di bianco purezza ma con effetti luminescenti nelle cuciture del suo costume, cosa toccata successivamente anche all’ abito nuziale di Elsa. Il cigno, quando non presente in video, è semplicemente una specie di giocattolo in scena sullo sfondo. Ancora, ci ritroviamo il solito palco praticamente vuoto illuminato da fortissimi neon durante il duetto tra Ortrud ed il marito, ed una croce estremamente luminosa è posta in luogo della chiesa per lo sposalizio di Elsa e Lohengrin, con un alto pulpito cui salgono di volta in volta gli interpreti. Nel terzo atto dopo il magnifico duetto tra gli sposi, sempre in un palco semi vuoto, si torna alla sala del tribunale come detto. Dal punto di vista dell’azione gli interpreti sono spesso fissi in scena ed avanzano verso il pubblico come ad un concerto; peccato perché in quei pochi momenti in cui vi è movimento lo spettacolo prende maggior vita e potrebbe decollare. Insomma nell’ insieme uno spettacolo che strizza l’occhio alla noia e con diverse ingenuità, secondo il nostro gusto.
La parte musicale ha regalato sicuramente maggior emozione e partecipazione da parte di chi assisteva.
Il Lohengrin di Daniel Kirch ci lascia perplessi per come è concepito il ruolo. Tra atteggiamenti da divo spavaldo o bambino che si attacca alle gonne di Elsa, non vediamo l’eroe spirituale che custodisce il segreto del Graal con grazia ed austerità, ma un uomo talmente preso dai suoi sentimenti da accasciarsi al suolo invece di allontanarsi divinamente come prescritto. Vocalmente la prova del tenore è in generale positiva, a fronte di una voce che non trapassa proprio l’orchestra ma che esegue correttamente la parte musicale.
Elsa di Brabante è una ottima Anna-Louise Cole che coniuga una forza vocale ad una dolcezza interpretativa, con presenza scenica appropriata e grande sensibilità. Come detto, per evidenziare la sacralità del matrimonio il suo abito era davvero luminescente..
Re Enrico è un possente Albert Dohmen che dona rigore ed impeccabilità al ruolo del sovrano giudicante super partes. Anna Maria Chiuri ha dalla sua una voce potente e dal colore ambrato che potrebbe far veramente esaltare il personaggio di Ortrud, e difatti la sua interpretazione è senza dubbio sentita, austera, intrigante; quando però la sua parte sale verso l’alto diventa più impervio non perdere efficacia ed evitare forzature nel suono. Il Telramund di Olafur Sigurdarson è intenso ed efficace.
Buona la prova dell’ Araldo Lukas Zeman, come tutti i ruoli di contorno che citiamo: Primo cavaliere Manuel Pierattelli, Secondo cavaliere Pietro Picone, Terzo cavaliere Simon Schnorr, Quarto cavaliere Victor Shevchenko, Primo paggio Francesca Micarelli Secondo paggio Maria Cristina Bellantuono, Terzo paggio Eleonora Filipponi, Quarto paggio Alena Sautier. Infine nel ruolo di Gottfried/cigno il piccolo Alessandro Antonino.
Asher Fisch dirige l’immensa partitura con un trasporto commuovente, l’orchestra risponde con un suono pieno, avvolgente che sottolinea con vigore ed al contempo dolcezza le singole scene in corso, quasi a sottolineare la ‘sacralità’ della composizione, coadiuvata dal suono omogeneo ed austero del doppio coro del Comunale diretto da Gea Garatti Ansini e Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino "Taras Shevchenko” diretto da Bogdan Plish.
Teatro gremito soprattutto di appassionati dall’estero che hanno tributato un autentico trionfo alla compagine musicale.
Maria Teresa Giovagnoli
PRODUZIONE E INTERPRETI
Direttore Asher Fisch
Regia Luigi De Angelis (Fanny & Alexander)
Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Drammaturgia e Costumi Chiara Lagani
Aiuto alla regia Andrea Argentieri
Preparazione musicale alla Regia Greta Benini
Assistente alla regia Gabriele Galleggiante
Assistente alla scene e luci Mirtto Baliani
Assistente alle Scene Giulia Rienzi
Assistente ai Costumi Sofia Vannini
Maestro del Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino "Taras Shevchenko” Bogdan Plish
Enrico l’Uccellatore Albert Dohmen
Lohengrin Daniel Kirch
Elsa di Brabante Anna-Louise Cole
Telramund Ortrud Olafur Sigurdarson
Ortrud Anna Maria Chiuri
Araldo Lukas Zeman
Primo cavaliere Manuel Pierattelli
Secondo cavaliere Pietro Picone
Terzo cavaliere Simon Schnorr
Quarto cavaliere Victor Shevchenko
Primo paggio Francesca Micarelli
Secondo paggio Maria Cristina Bellantuono
Terzo paggio Eleonora Filipponi
Quarto paggio Alena Sautier
Nel ruolo di Richard Wagner Andrea Argentieri
Nel ruolo di Gottfried Alessandro Antonino
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna
Coro del Teatro Accademico Nazionale dell’Opera e balletto ucraino “Taras Shevchenko”
Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna
Foto Andrea Ranzi