Di Maria Teresa Giovagnoli su Sabato, 15 Aprile 2017
Categoria: Recensioni

LA VOIX HUMAINE/FRANCIS POULENC, CAVALLERIA RUSTICANA/PIETRO MASCAGNI - TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA, GIOVEDÌ 13 APRILE 2017

È affidato ad Emma Dante l’inconsueto dittico in scena al Comunale di Bologna che vede protagonisti La voix humaine di Poulenc e Cavalleria rusticana di Mascagni in un’unica serata. Filo conduttore delle due opere è secondo la regista la forza della passione che lega le due protagoniste femminili, ‘una donna’ e Santuzza, entrambe deluse da un sentimento in cui avevano riposto forze e speranze. Secondo la Dante sono in contrapposizione due mondi, quello borghese parigino e quello contadino siciliano, mostrando come certe situazioni possano essere comunque rappresentate in ogni tempo e luogo. Ecco perché ne La voix humaine non capiamo certo di essere in Francia, ma ci troviamo in una stanza di ospedale semplicissima, ideata da Carmine Maringola, che certamente ad un primo sguardo sembra destinata ad ospiti di un certo livello pur nella sua schematicità. La Donna è in preda ai deliri della follia causata dall’eccessivo amore che prova per l’uomo da lei adorato e pertanto perseguitato da una infinita telefonata, interrotta continuamente dal servizio telefonico dell’epoca che non ha certamente nulla a che fare con la tecnologia cui siamo abituati oggigiorno.

Probabilmente la forza della musica e del monologo non soddisfacevano la regista, che ha pensato bene di aggiungere alcune comparse alla trama che impersonino un medico, due infermiere e addirittura dei ‘fantasmi’, delle allucinazioni di cui cadrebbe vittima la Donna protagonista. Essa vede se stessa amata dal suo uomo, o lo stesso amante comparire nella stanza della clinica (smantellata man mano dalle infermiere, forse altra farneticazione della malata), immaginando addirittura di provocarne la morte per disperazione.

Insomma un incubo narrato e vissuto a tutto tondo dalla protagonista, una straordinaria Anna Caterina Antonacci che entra completamente nel personaggio che ha in mente la regista. Fortunatamente non deve fare salti mortali in scena, considerando l’impegno vocale cui è già sottoposta per circa quarantacinque minuti di musica. Il feeling con l’orchestra guidata da Michele Mariotti è simbiotico, intensa ed espressiva e dal carattere fortemente volitivo, la sua ‘Donna’ ha in sé tutta la passione vocale e sentimentale di una tipica persona impazzita per il troppo amore, tanto per cambiare mal riposto..

Corposa e ricca di sfumature, pur con una partitura affatto lineare, è l’Orchestra del Comunale, che si mostra attenta e profondamente agile anche nel contemporaneo.

Ancora più scarna è l’ambientazione di Cavalleria rusticana, ove torna insistentemente, ed in effetti quasi in modo fastidiosamente ripetitivo, il motivo della processione pasquale con figuranti atti ad interpretare la Via Crucis con le tre Marie piangenti al seguito. Tutto è oscuro secondo il disegno di luci di Cristian Zucaro, come anche i costumi di Vanessa Sannino, rigorosamente neri e tristi. Qui secondo Carmine Maringola è sufficiente solo una scala sperduta nel grande palcoscenico del Comunale, che viene scomposta o ricomposta per fornire un minimo di ausilio all’azione scenica dei personaggi coinvolti. Anche qui oltre al coro sono ingaggiate numerose comparse, gli allievi della Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone, per infoltire la massa dei contadini e popolani che assistono alla storia di Santuzza, Lola ed i loro amati.

La parte musicale vede come miglior componente una orchestra ancora una volta condotta da un Mariotti consapevole e coinvolto, dal gesto inequivocabile cui i musicisti rispondono con un suono profondo,  coinvolgente e dalle dinamiche adeguate.

Il cast vede come protagonisti Carmen Topciu nelle vesti di Santuzza, interprete appassionata e ruvida dalla voce che si fa dura e sofferente quanto il personaggio;  Marco Berti  è a sua volta un Turiddu generoso e sanguigno, dal canto quasi esclusivamente marcato ed energico, il che certo identifica il personaggio ma non rende giustizia all’interprete dalle doti che ben conosciamo; Gezim Myshketa è Alfio, baritono dalla voce interessante con la tendenza talvolta a chiudere un po’ il suono; Anastasia Boldyreva è una discreta Lola, mentre Claudia Marchi è una ispirata Mamma Lucia.

Attento e molto partecipe il coro preparato da Andrea Faidutti. Pubblico generoso e davvero entusiasta per entrambe le opere, ha tributato diversi minuti di applausi a tutti gli interpreti ed il direttore, con diverse manifestazioni di vivo entusiasmo al termine della serata.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore Michele Mariotti
Regia Emma Dante
Scene Carmine Maringola
Costumi Vanessa Sannino
Luci Cristian Zucaro
Coreografia Manuela Lo Sicco
Assistente alla regia Gianni Marras
Assistente alle scene Roberto Tusa
Maestro del Coro Andrea Faidutti

GLI INTERPRETI

LA VOIX HUMAINE

Una donna Anna Caterina Antonacci

CAVALLERIA RUSTICANA

Turiddu Marco Berti
Alfio Gezim Myshketa
Santuzza Carmen Topciu
Lola Anastasia Boldyreva
Lucia Claudia Marchi
Attori Sabrina Vicari
Mariella Celia
Marta Zollet
Silvia Giuffré
Samuel Salamone
Yannick Simons

CORO ED ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Foto ROCCO CASALUCI