“Ah! perché non posso odiarti,
Infedel, com'io vorrei! “
Ritorna sulle tavole del Teatro Filarmonico di Verona l'opera di Vincenzo Bellini nell'allestimento firmato in toto da Hugo de Ana nel 2007 e qui ripresa da Filippo Tonon.
Nonostante il periodo travagliatissimo che sta affrontando la Fondazione Arena di Verona, le masse artistiche tutte, in uno sforzo incredibile di maturità e dedizione professionale hanno portato a compimento un allestimento di altissima qualità in un clima lavorativo a dir poco infelice.
Va dato atto alle maestranze tutte della Fondazione Arena, che con un volantino distribuito ad inizio recita spiegavano le loro ragioni al pubblico accorso, la serietà con la quale si sono mostrate al loro pubblico più affezionato che le ha ripagate con il meritato successo; ci auguriamo che si possa ritrovare al più presto quella serenità necessaria a produrre spettacoli di qualità e valenza artistica.
L'allestimento di Hugo de Ana ruota attorno alle visioni oniriche della protagonista, proiettate nella quotidianità del villaggio piccolo borghese dove i popolani, magnificamente impettiti nei loro abiti da festa perenne, muovono le fila di una vita da sogno perpetuo, qual è quella di Amina.
De Ana strizza l'occhio alla pantomima La somnambule, ou L'arrivée d'un nouveau seigneur dal quale Felice Romani trasse l'argomento per la sua opera e lo si vede nello studio dei movimenti delle masse, perennemente ingessati in abbozzate caròle, fino a quelli della protagonista, più eterea silfide danzante che villica popolana figlia della mugnaia.
E nonostante la forse eccessiva ingessatura stilistica nella quale De Ana cala l' atmosfera del bucolico paesino svizzero, l'allestimento con le sue proiezioni video di rimandi paesaggistici che scorrono sullo sfondo, scorre via felicemente.
Ritroviamo Francesco Ommassini a dirigere le sorti musicali dell'allestimento dopo averlo sentito con lo stesso titolo a Treviso e Ferrara.
Ommassini è ormai uno specialista nel repertorio del primo ottocento e riesce ad infondere la sua personalissima impronta interpretativa fatta di abbandoni lirici e cura quasi maniacale nel ricercare quel clima da opera di “mezzo carattere” quale à la Sonnambula, dal tono vicino alla famosa comédie larmoyante, esaltando e ricercando quella corda idilliaca che ha nell'estrema tensione lirica dell'aria finale della protagonista, “ah non credea mirarti” la sua manifestazione più elevata.
L'orchestra lo segue con precisione mirabile realizzando quella unità e coerenza del discorso drammatico qui necessaria a non sfociare in un mero accompagnamento generico strumentale.
Debuttante nel ruolo troviamo la preparatissima voce di Irina Dubrovskaya ad affrontare il ruolo di Amina con spavalda precisione e tecnica superba.
La voce della Dubrovskaya è capace di tutto quanto richiesto in partitura: mezzevoci, filati, fiati infiniti, sovracuti sicurissimi e abbandoni lirici, insomma è la voce perfetta per una Amina di sicuro successo come quello decretato dal pubblico del Filarmonico al termine della recita. La speranza che il continuo studio e la ricerca interpretativa possano portare questa notevole artista ai livelli che le spettano.
Jesus Leon si riconferma un Elvino preciso e perfettamente in stile con la tipologia del tenore “di grazia” richiesto per questa parte. Possiede una voce che immaschera perfettamente i suoni più nasali a volte un poco fastidiosi. Se riuscisse ad avere più mordente nell'interpretazione, la sua prova sarebbe di notevole spessore.
Serghj Artamonov delinea un Conte Rodolfo altero e dal timbro autorevole ma che deficita di un fraseggio accurato. Se lo si trova più a suo agio nel canto di conversazione, nella cabaletta del primo atto ha avuto non poche difficoltà, anche per una dizione non perfettissima, ad esprimersi al meglio.
La Lisa di Madina Karbeli ha spessore e baldanza vocale spesso non perfettamente controllata nell'intonazione ma precisa e credibile nell'interpretazione.
Un poco fuori controllo la voce di Elena Serra quale Teresa. Spesso incomprensibile per dizione e fraseggio l'Alessio di Seung Pil Choi, bene il Notaro di Alex Magri.
Maiuscola per preparazione e partecipazione la prova del coro della Fondazione Arena diretto da Vito Lombardi.
Successo pieno per tutti con punte di entusiastico delirio per Irina Dubrovskaya da parte di un teatro discretamente pieno.
Pierluigi Guadagni
LA PRODUZIONE
Direttore d’orchestra Francesco Ommassini
Regia, scene e costumi Hugo de Ana
Regia ripresa da Filippo Tonon
Maestro del coro Vito Lombardi
GLI INTERPRETI
Il Conte Rodolfo Sergej Artamonov
Teresa, Mugnaia Elena Serra
Amina Irina Dubrovskaya
Elvino Jesús León
Lisa Madina Karbeli
Alessio Seung Pil Choi
Un Notaro Alex Magri
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Foto Ennevi Fondazione Arena di Verona