Di Maria Teresa Giovagnoli su Lunedì, 18 Aprile 2016
Categoria: Recensioni

LA DONNA SERPENTE, ALFREDO CASELLA – TEATRO REGIO DI TORINO, DOMENICA 17 APRILE 2016

Opera fiaba in un prologo, tre atti e sette quadri
Libretto di Cesare Vico Lodovici
dall'omonima fiaba di Carlo Gozzi

Prima esecuzione a Torino

Nell’ambito del Festival dedicato al compositore Alfredo Casella, la città che gli diede i natali mette in programma La donna serpente, opera fiabesca andata in scena a Roma e diretta dallo stesso Casella nel 1932 in pieno regime fascista. Lontana dall’avere riferimenti storici coevi alla composizione, si tratta per l’appunto di un racconto fantastico in pieno stile tratto da Carlo Gozzi, con fate e gnomi, re e regine, guerrieri e amazzoni, maghi e chi più ne ha ne metta. Sono infatti numerosi i personaggi che popolano l’immaginario regno di Téflis, il cui giovane re mortale Altidòr si innamora niente meno che della regina delle fate del regno di Eldorado, Miranda, che per volere del padre è costretta a compiere atti esecrabili per mettere alla prova il suo amato, pena l’essere trasformata in orrendo serpente per poi ritornare dopo due secoli per sempre tra le fate. Non c’è da preoccuparsi perché il lieto fine è assicurato e, dopo qualche inciampo, la tragedia è soltanto sfiorata per lasciare il posto al trionfo dell’amore ed al sereno in tutti gli animi. 

Sia ascoltando certi temi musicali che pensando ai nomi dei protagonisti la mente vaga verso un certo tipo di oriente mitizzato. In questo allestimento dobbiamo lavorare un po’ di fantasia (e perché no? Visto il genere), poiché le scene di Dario Gessati sono principalmente di stampo geometrico e servono più che altro da contorno o punto di appoggio, con l’inserimento di alcuni elementi naturistici o di oggetti molto semplici e stilizzati; molto valore acquistano così le luci di Giuseppe Calabrò, dai toni accesi che abbiamo notato si abbinano spesso intelligentemente ai costumi presenti in scena. Diversi gli interventi dei ballerini con le coreografie ideate da Riccardo Olivier. Colorati ovviamente anche i costumi che di per se stessi valgono l’allestimento, opera di Gianluca Falaschi. Scorrevole la regia di Arturo Cirillo che non avendo certo a che fare con un drammone a livelli di Turandot, per capirci, non eccede nei colpi di scena, lascia ai personaggi il compito di mimare ciò che non è sempre presente in scena, ma investe comunque una certa eleganza nelle movenze della protagonista, la giusta austerità nell'incedere del capofamiglia suo padre, e prevede una delicata ironia per i personaggi di contorno più leggeri. 

Chi ha ascoltato ha apprezzato la musica per certi suoi guizzi espressivi e l’alternanza di leggerezza con una certa eleganza melodica; complice la direzione musicale del Maestro Gianandrea Noseda grazie al quale gli interpreti sono stati letteralmente trasportati negli eventi. L’orchestra è come sempre attenta, ricca di accenti volti a sottolineare il canto e, se ci permettete, ad aggiungere ricchezza alla partitura. Per noi il momento più sentito è stato il lamento di Miranda accompagnato dalle voci misteriose dell’ottimo coro in apertura del terzo atto.

Come detto davvero ricco il cast di personaggi fiabeschi: Miranda, il freschissimo premio Abbiati Carmela Remigio, unisce al canto di sentimento una grande eleganza nelle movenze ed una interpretazione coerente col personaggio lieve e misterioso.  Piero Pretti è un Altidòr sentimentale  dalla voce acuta e delicata. Può temere talvolta l’orchestra nei momenti più intensi, ma la grazia esecutiva e il bel timbro si addicono ad un degno sovrano.

Sullo stesso piano i personaggi femminili di Erika Grimaldi e Francesca Sassu, discretamente espressive e partecipi come Armilla e Farzana/Corifea; l’amazzone Canzade è Anna Maria Chiuri forte e volitiva come la sua voce corposa; molto simpatici e ben eseguiti i ruoli delle maschere Alditrùf, Francesco Marsiglia, Albrigòr, Marco Filippo Romano, e Pantùl, Roberto de Candia, i cui costumi ricordano parecchio le nostre maschere carnevalesche. Fabrizio Paesano è il ministro Tartagìl, mentre il grande re delle fate Demogorgòn è Sebastian Catana, un buono e ricco baritono. Del cast ricordiamo anche Fabrizio Beggi come ministro fedele,  la Fatina Smeraldina/ voce del deserto Kate Fruchterman, Eugenia Braynova e Roberta Garelli come prima e seconda fatina; Donato Di Gioia interprete di Badur e corifeo; il primo messo e voce del mago Geònca è un buon Emilio Marcucci, Alejandro Escobar è secondo messo; Giuseppe Capoferri chiude il cast come voce interna.

Successo pieno per tutti, sala parecchio gremita nonostante non fosse la prima e non fosse un’opera tra le più rappresentate: chapeau al pubblico torinese.

Maria Teresa Giovagnoli

LA PRODUZIONE

Direttore d'orchestra Gianandrea Noseda
Regia Arturo Cirillo
Scene Dario Gessati
Costumi Gianluca Falaschi
Coreografia Riccardo Olivier
Luci Giuseppe Calabrò
Assistente alla regia Antonio Ligas
Assistente ai costumi Gianmaria Sposito
Maestro del coro Claudio Fenoglio
GLI  INTERPRETI
Altidòr, re di Téflis  Piero Pretti
Miranda, fata, regina di
Eldorado, sua sposa 

Carmela Remigio
Armilla, sorella di Altidòr,
sposa di Tògrul 

Erika Grimaldi
Farzana, fata e La corifea

Francesca Sassu
Canzade, amazzone

Anna Maria Chiuri
Alditrùf, arciere
di Altidòr (maschera)
Francesco Marsiglia
Albrigòr, servo
di Tògrul (maschera) 

Marco Filippo Romano
Pantùl, aio di Altidòr
(maschera

Roberto de Candia
Tartagìl,  ministro
di Tògrul (maschera) 

Fabrizio Paesano
Tògrul, ministro fedele  Fabrizio Beggi
Demogorgòn, re
delle Fate 
Sebastian Catana
La fatina Smeraldina
e Una voce nel deserto 
Kate Fruchterman
Badur, ministro traditore
e Il corifeo 
 Donato Di Gioia
Primo messo e La voce
del mago Geònca 
 Emilio Marcucci
Secondo messo  Alejandro Escobar
Prima fatina  Eugenia Braynova
Seconda fatina  Roberta Garelli
Una voce interna  Giuseppe Capoferri

Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Fattoria Vittadini

Nuovo allestimento
in coproduzione con Festival della Valle d’Itria


 

Foto Ramella&Giannese