Ultimo titolo in cartellone per il Festival 2016 dell’Arena di Verona, il Trovatore verdiano è forse l’allestimento di Franco Zeffirelli che più mette d’accordo nostalgici delle grandi produzioni tradizionali con gli amanti di quelle più moderne ed innovative. La magniloquente scena pensata dal regista è quella del 2001 che si avvale di tre grandi torri metalliche in richiamo alle armature giganti poste ai lati che ammoniscono e ricordano costantemente l’idea del duello e della rivalità fra il Conte e Manrico, nonché della vendetta di Azucena. Stupisce tuttora l’apertura della torre centrale che svela la cappella in cui Leonora si prepara a prendere i voti; costante è l’idea del fuoco sempre presente in più forme, avvalorata dalle luci prevalentemente calde e forti che accentuano l’elemento passionale dei contenuti. In tema gitano i ricchissimi costumi di Raimonda Gaetani che diventano nobilmente ampollosi per Leonora ed il Conte.
Lucia Real riprende le coreografie di El Camborio per i ballabili che qui rendono ancor più ricco lo spettacolo, impreziosito dai duelli di scherma preparati da Renzo Musumeci Greco.
Dal punto di vista musicale parecchie ombre e qualche luce.
Delude la coppia di amanti protagonisti di una serata opaca e non certo all’altezza delle aspettative. Hui He giunge affaticata ad interpretare il ruolo di Leonora mostrando difficoltà sia a raggiungere le note più estreme che a mantenere l’intonazione in più punti. L’interprete è spesso a corto di fiato e sembra reggere a stento il contatto con l’orchestra.
Altresì Marco Berti nella sua generosità spinge troppo sugli acuti e colpisce gli attacchi scivolando sulle note di passaggio con una certa approssimazione. Il fraseggio non è molto curato e ciò inficia anche sulla resa attoriale rivelando un Manrico fin troppo ruspante.
Ben diverso il discorso per il duo Conte di Luca e Azucena. Artur Rucinsky ci ha regalato in passato serate decisamente positive ed altre meno convincenti. Ma questa volta è protagonista di una esecuzione curata al dettaglio tanto nel fraseggio quanto nell’emissione che trova sempre un significato contestuale, unitamente ad una presenza scenica disinvolta e sicura. Così Violeta Urmana è una Azucena coinvolta e consapevole la cui interpretazione trova ancora spunti per stupire grazie ad una voce rotonda e generosa.
Discreto il Ferrando di Sergey Artamonov come pure la Ines di Elena Borin. Antonello Ceron è unguizzante Ruiz, mentre Victor Garcia Sierra e Cristiano Olivieri sono il vecchio zingaro ed il messo.
L’orchestra guidata da Daniel Oren è ricca di un suono teso ed appassionato che il Maestro ottiene sollecitando i musicisti con grinta e tensione costante. Vito Lombardi prepara il coro areniano con puntualità.
Il pubblico, presente soprattutto sulle gradinate che incorniciavano una platea con numerosi posti disponibili, ha applaudito con calore rivolto a tutti i protagonisti ed al Maestro Oren.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Daniel Oren
Regia e scene Franco Zeffirelli
Costumi Raimonda Gaetani
Coreografia El Camborio
ripresa da Lucia Real
Maestro d’armi Renzo Musumeci Greco
Maestro del Coro Vito Lombardi
GLI INTERPRETI
Il Conte di Luna Artur Rucinsky
Leonora Hui He
Azucena Violeta Urmana
Manrico Marco Berti
Ferrando Sergey Artamonov
Ines Elena Borin
Ruiz Antonello Ceron
Un vecchio zingaro Victor Garcia Sierra
Un messo Cristiano Olivieri
Coordinatore del Corpo di ballo Gaetano Petrosino
Direttore allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia
Orchestra, Coro, Corpo di Ballo e tecnici dell’Arena di Verona
FOTO ENNEVI - FONDAZIONE ARENA DI VERONA