Di Maria Teresa Giovagnoli
Andata in scena per la prima volta nel giugno del 2014 a Nancy, arriva anche in Italia e precisamente a Venezia Il medico dei pazzi di Battistelli, con un allestimento curato da Francesco Saponaro i cui costumi sono di Carlos Tieppo. Tratto dall’irresistibile commedia di Eduardo De Filippo che decise di mettere in scena il copione di suo padre Eduardo Scarpetta dal titolo O miedeco d’e pazze, fu anche il testo ispiratore del celeberrimo film con Totò del 1954 in cui mirabilmente l’attore partenopeo interpretava il turlupinato Felice Sciosciammocca, vittima dell’incredibile scherzo del nipote nullafacente. Battistelli rappresenta la Napoli dei mille colori e caratteri tipici del Novecento, un insieme di personalità spumeggianti che riempiono la tavolozza degli ospiti presenti nella Pansione Stella che con la loro stravaganza vengono scambiati (e non a torto) per folli. Una modernizzazione delle maschere classiche, che però sono dotate di una caratterizzazione del tutto personale: l’amore per il proprio lavoro o passione è tale da divenire una vera e propria ossessione. Lo scrittore e giornalista scalpitante, il violinista e direttore d’orchestra in cerca di compagni per una ricca tournée, l’attore drammatico ossessionato dal ruolo di Otello, il finto tenore, in realtà il vero complice dello sfaccendato Ciccillo, che impersona un povero cantante convinto di essere stato l’ispiratore de La Traviata di Giuseppe Verdi. Ma poi figurano la mamma isterica che non vede l’ora di piazzare la figlia per sistemarsi, la moglie di Felice tutta fuoco e gelosia, ed anche la servitù e le comparse non appaiono del tutto razionali. Insomma l’argento vivo del popolo napoletano come mezzo per esaltare caratteri e vivacità dei protagonisti, che come sempre non vanno relegati ad uno specifico secolo, ma sono i prototipi di tanti personaggi di oggi e di sempre.
La commedia è del 1908, ma Saponaro la ambienta in quei fantastici anni Cinquanta di rinascita, di sperimentazione, in cui Napoli era spesso protagonista di film e commedie, talvolta anche dal sapore agrodolce. In una scenografia che riproduce essenzialmente gli ambienti della pensione, del caffè e poi della casa di Felice, le luci di Cesare Accetta sono il completamento di una atmosfera frizzantina e molto dinamica. Il libretto scritto dallo stesso Battistelli ci presenta un napoletano molto edulcorato, che forse nel cantato perde un po’ dell’efficacia che il dialetto certamente offre in molte situazioni, mentre nel parlato risulta più apprezzabile grazie alla possibilità di dare comunque alla frase una inflessione dialettale. La musica funge da fedele servitore a quanto esposto, con l’aggiunta di effetti rumorosi nei momenti diremmo più assurdi della faccenda, si pensi al suono di una sirena che irrompe spesso in scena, accompagnando come sottofondo pertinente le scene in divenire. Non mancano citazioni verdiane grazie alla presenza dei due ospiti che provano scene dall’Otello e dalla Traviata, di cui sentiamo proprio alcune velocissime battute.
Francesco Lanzillotta non è nuovo a questa partitura e quindi può darne una lettura molto approfondita che ne evidenzi le sfaccettature date dalla varietà di colori e soprattutto di dinamiche; i cantanti sono proprio ‘serviti’ da questo che è sì sottofondo ma anche cornice che ne esalta sempre i momenti salienti con brio ed energica forza.
Particolarmente curiosa è la figura del coro che pur non intervenendo tanto sottolinea spesso i dialoghi dei protagonisti, ma soprattutto offre la meravigliosa pantomima degli italiani capaci di far impazzire baristi e camerieri con tutte le loro richieste assurde quali, ad esempio, mille tipi di caffè diverso (e quanto è vero!). Claudio Marino Moretti ha preparato a dovere i suoi coristi a tal scopo.
Anche la compagnia di canto è stata all’altezza, recitando e cantando ogni ruolo con tal spirito e brio da suscitare ilarità in sala. Fantastico il povero Felice, Marco Filippo Romano , integerrimo sindaco di provincia che però casca in pieno nelle beffe del nipote Ciccillo, un disinvolto Sergio Vitale che resiste il più possibile prima di confessare la sua incredibile bufala allo zio che dalla sua deve sopportare pure la gelosia vana della moglie Concetta, il mezzosoprano Loriana Castellano dal temperamento energico quanto la sua voce; Mamma frizzantina ed appiccicosa con figlia schiacciata dalla verve materna sono rispettivamente le brave Milena Storti , Amalia, e Damiana Mizzi , Rosina. Gli artisti incompresi sono gli ottimi Giuseppe Talamo, il tenore Michelino, il violinista/direttore Errico interpretato da Maurizio Pace e Filippo Fontana, l’attore di arte drammatica. Lo scrittore in erba Luigi è un simpaticissimo Matteo Ferrara, mentre Clemente Antonio Daliotti è Carlo, il direttore della pensione; Arianna Donadelli è interprete sia di Bettina che di Carmela, le cameriere.
Un buon successo da parte di un pubblico piuttosto numeroso va registrato per questo spettacolo gradevole e dinamico.
Maria Teresa Giovagnoli
la produzione
Direttore Francesco Lanzillotta
regia e scene Francesco Saponaro
costumi Carlos Tieppo
light designer Cesare Accetta
gli interpreti
Rosina Damiana Mizzi
Bettina/Carmela Arianna Donadelli
Concetta Loriana Castellano
Amalia Milena Storti
Ciccillo Sergio Vitale
Michelino Giuseppe Talamo
Errico Maurizio Pace
Felice Marco Filippo Romano
Luigi Matteo Ferrara
Raffaele Filippo Fontana
Carlo Clemente Antonio Daliotti
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro | Claudio Marino Moretti
nuovo allestimento Fondazione Teatro La Fenice
prima rappresentazione italiana
FOTO MICHELE CROSERA