Di Maria Teresa Giovagnoli su Mercoledì, 12 Ottobre 2016
Categoria: Recensioni

DON CARLO, G. VERDI - FESTIVAL VERDI, TEATRO REGIO DI PARMA, 11 OTTOBRE 2016

Di Pierluigi Guadagni

“IL DUOLO DELLA TERRA NEL CHIOSTRO ANCOR

C'INSEGUE, SOLO DEL COR LA GUERRA

IN CIEL SI CALMERA'! “

  

Sfortunata ultima recita, quella alla quale abbiamo assistito la sera dell'11 ottobre, a conclusione delle recite di Don Carlo per il Festival Verdi 2016.

Subito dopo le prime battute del duetto Rodrigo\Posa al primo atto, il baritono Vladimir Stoyanov ha sofferto di un collasso che lo ha costretto ad interrompere la recita per una ventina di minuti.

Ripresosi, ha portato a fatica a conclusione l'atto per poi essere sostituito dal giovane baritono Gocha Abuladze per il resto dell'opera.

Se è impossibile valutare la prova di Stoyanov, possiamo dire invece che la prova di Gocha Abuladze ci ha sorpreso per la partecipazione convinta e precisa dell'interprete chiamato in tutta fretta a sostituire il collega malato.

Abuladze dopo un naturale inizio un poco spaesato e timoroso, ha sfoderato una voce di tutto rispetto, svettante nella parte alta del rigo come dal buon gusto nel fraseggio, giungendo alla scena del suo assassinio nel terzo atto in buona forma vocale e convincente nell'interpretazione, dove non ha risparmiato pianissimi e ha saputo cogliere l'essenza del personaggio. Se la voce è ancora un poco acerba nel complesso, l'artista è già maturo.

Anche il tenore José Bros nel ruolo eponimo, ha sofferto di un problema di voce che ha inficiato non poco la sua interpretazione.

Annunciata la sua indisposizione solo alla ripresa dall'intervallo, la sua interpretazione ha sofferto per la mancanza di tutta la parte alta del rigo musicale relativa al suo personaggio.

Già di per sé il ruolo ingrato dell'infante di Spagna risulta stretto ad un cantante che ha dato il meglio di sé nel repertorio di vocalità del primo ottocento italiano, peraltro con ottimi risultati raggiunti in Bellini e Donizetti; qui abbiamo trovato le sue forzature vocali e l'esagerata emissione nasale decisamente fuori luogo e campanello d'allarme per un' usura vocale che non tarderà ad arrivare dove si insista a frequentare questo repertorio.

La volenterosa prova di Serena Farnocchia nel ruolo di Elisabetta non ha lasciato traccia però di un'interpretazione che si possa considerare tale per il personaggio che interpretava.

Deficitaria nel gesto come nell' impasto lirico della sua voce, privo di sostanza drammatica nell'affrontare il ruolo richiestole.

Anche se sa amministrare bene la sua vocalità e affronta con determinazione la prova finale della sua grande aria al quarto atto, la voce della Farnocchia risulta, alla resa dei conti, fuori ruolo.

Di Marianne Cornetti si può dire tutto quel che si vuole tranne che non sappia amministrare bene l'uso della sua voce.

Guardinga e al risparmio nei primi due atti, con una Canzone del velo decisamente sotto tono, si spende e si spande nel terzo atto nella grande aria O dòn fatale! Applausi convinti e meritati.

Michele Pertusi si sa non essere una voce dalla regalità altera e autorevole come richiesto per il personaggio di Filippo II, anzi spesso la voce si perde nel registro ultragrave che il cantante possiede a malapena. Ma la volontà di ricerca del personaggio all'interno di una introspettiva umanamente commossa e sofferta, lo rendono il vincitore della serata.

La sua grande aria che apre il terzo atto e il successivo duetto con il Grande Inquisitore sono risolti con un legato pastoso e nobilissimo, con una punta di vera emozione all' attacco dell'ultimo “Ella giammai m'amò” sussurrato e sillabato quasi a rendere nelle note la sua impossibilità ad amare ed essere amato.

Se in Pertusi manca il peso specifico vocale e l'accentazione di autentico basso, egli risulta convincentissimo nel cogliere l'essenza del personaggio nel suo aspetto più intimo ed interiore.

Notevole anche la prova di Ievgen Orlov come Grande Inquisistore che ha saputo tratteggiare con la notevole possanza vocale e la giusta drammaticità un ruolo di una difficoltà non indifferente.

Menzione speciale per Simon Lim nel breve ruolo di Un frate  che ci ha sorpresi per il tonnellaggio vocale e il bellissimo colore decisamente azzeccato per un ruolo di solito relegato a ruolo di comprimariato di seconda scelta.

Nelle parti minori abbiamo ascoltato con la precisione e la giusta preparazione Lavinia Bini (Tebaldo), Gregory Bonfatti (il Conte di Lerma e Una araldo reale), Marina Buciarelli (voce dal cielo) e i sei Deputati Fiamminghi (Daniele Cusari, Andrea Goglio, Carlo Masciadri, Matteo Mazzoli, Alfredo Stefanelli e Alessandro Vandin).

Della direzione di Daniel Oren a capo della Filarmonica Arturo Toscanini si può dire tutto il bene possibile, tutta tesa ad una sostanziale energia sonora che sa però piegarsi a tratti di autentico lirismo nei momenti opportuni.

Se la scelta dei tempi ci ha lasciato a volte spiazzati ( vedi la seconda parte del duetto finale), probabilmente spingendo all'estremo le prestazioni dei cantanti, la sua impronta generale trova risvolti interpretativi autenticamente verdiani nella ricerca del suono.

Ottimamente preparato e coinvolgente il coro del Teatro regio di Parma diretto da Martino Faggiani.

Della messa in scena di Cesare Lievi segnaliamo una analisi registica un poco approssimativa soprattutto in un contesto drammaturgico che richiede una analisi ben più scavata e approfondita.

La costante della sua idea sembra essere la oppressione del potere religioso dell'Inquisizione e tutto ruota attorno a questa idea, ma non si sviluppa mai in qualcosa che possa dirsi completo, scadendo in alcune scene (vedi la canzone del velo e la parte finale dell' autodafè)  inopportune e avulse dal contesto.

Le scene marmoree e permanentemente soffocanti e claustrofobiche di Maurizio Balò si inseriscono perfettamente nell'impianto registico pensato da Lievi, come pure i costumi tutti neri o grigi.

Il pubblico internazionale che gremiva la sala del Regio ha applaudito con clemenza ad una rappresentazione nata sfortunata ma che è stata portata a termine nonostante tutto.

Pierluigi Guadagni

LA PRODUZIONE

Maestro Concertatore e       Daniel Oren

Direttore
Regia                                     Cesare Lievi
Scene, Costumi                     Maurizio Balò

Luci                                       Andrea Borelli

Maestro Del Coro                 Martino Faggiani


 GLI INTERPRETI

Filippo II, Re di Spagna  Michele Pertusi
Don Carlo, Infante di Spagna José Bros
Rodrigo, Marchese di Posa Vladimir Stoyanov/
Gocha Abuladze
Il Grande Inquisitore, cieco nonagenario Ievghen Orlov
Un frate Simon Lim
Elisabetta di Valois Serena Farnocchia
La Principessa Eboli Marianne Cornetti
Tebaldo, paggio d’Elisabetta Lavinia Bini
Il Conte di Lerma Gregory Bonfatti
Un Araldo reale Gregory Bonfatti
Voce dal cielo Marina Bucciarelli
Deputati fiamminghi Daniele Cusari, Andrea Goglio, Carlo Andrea Masciadri, Matteo Mazzoli, Alfredo Stefanelli, Alessandro Vandin

    
    
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA


Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma

In coproduzione con Fondazione Carlo Felice di Genova, Òpera de Tenerife, Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona

FOTO Roberto Ricci