Composto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1791, "Il Flauto Magico" (Die Zauberflöte) è come tutti sanno una delle opere più iconiche ed amate del repertorio lirico mondiale, che difatti ha letteralmente riempito il Verdi di Padova di pubblico festante ed appassionato. Questo singspiel si distingue per la mescolanza di leggerezza e profondità, che lo rende accessibile a un vasto pubblico pur mantenendo una complessità artistica e simbolica che incanta ancora oggi.
L'opera esplora temi universali come l'amore, il sacrificio, la ricerca della conoscenza e la lotta eterna tra luce e oscurità. Allo stesso tempo, contiene simbolismi legati alla massoneria, di cui sappiamo Mozart era membro, con riferimenti alla saggezza, alla fratellanza e alla trasformazione personale. "Il Flauto Magico" è molto più di un’opera: è un’esperienza multidimensionale. Il suo mix di comicità, dramma e misticismo la rende unica. È un'opera che parla al cuore di bambini e adulti, di esperti e neofiti, con un messaggio sempre attuale: la ricerca della verità e del bene è un viaggio che vale la pena intraprendere. Ed il regista Paolo Giani Cei ne percepisce le sfaccettate dinamiche con lo spettacolo in coproduzione con i teatri Mario del Monaco di Treviso e Teatro Sociale Di Rovigo.
L’ambientazione ricorda l’antico Egitto, con i suoi simboli ed un mastodontico tempio in costruzione, ove a far da padrona è ovviamente la Regina della notte che con le sue tre Dame naturalmente di nero vestite, dotate di scudiscio e piglio da schiaviste, controllano che i lavori siano portati a termine senza pietà alcuna. I pilastri traslucidi di cui si compone il tempio riflettono una luce accecante, suggerendo un’atmosfera mistica, ma la loro austerità ricorda la fatica e l'oppressione. Gli schiavi, figure centrali di questa visione, animano la scena come una massa corale e dinamica, con movimenti coreografici lenti e faticosi che sottolineano il loro stato di sottomissione. Indossano abiti semplici e lavorano incessantemente sotto lo sguardo autoritario della Regina della Notte, qui reinterpretata come una sovrana spietata, che governa attraverso il terrore e sfrutta la loro energia per mantenere il proprio potere. Sarastro diventa un custode illuminato del tempio, un leader spirituale che promette la liberazione degli schiavi attraverso la saggezza e il sacrificio. Le prove affrontate da Tamino e Pamina assumono una dimensione sociale oltre che spirituale: non solo cercano la verità e l’amore, ma si battono per un mondo libero dall’oppressione. Il flauto magico stesso, simbolo di armonia, è lo strumento capace di interrompere le catene invisibili del potere della Regina. Le luci, i colori e tutto ciò che anima la scena richiamano il contrasto del caldo sole del giorno e il freddo blu delle notti stellate, ossia il dualismo netto tra i mondi di Sarastro e della Regina della Notte.
La partitura di Mozart è un capolavoro di versatilità e innovazione. Arie celebri come "Der Hölle Rache" della Regina della Notte mettono in mostra una virtuosità vocale impressionante, mentre melodie come "Dies Bildnis ist bezaubernd schön" di Tamino esprimono una delicatezza lirica che tocca l'anima. L'uso del flauto magico e del glockenspiel aggiungono un tocco fiabesco all'orchestrazione. Così il Maestro Giuliano Carella gestisce la compagine canora e strumentale con attenzione e correttezza, permettendo agli interpreti di esaltare le proprie caratteristiche vocali e creando un insieme sonoro uniforme e dinamico, conforme alle situazioni in essere. I volumi sono proporzionati alle voci, esaltate nelle loro sfaccettature. Molto bene il coro Lirico Giovanile A.LI.VE preparato da Paolo Facincani.
Cast variegato di giovani interpreti, alcuni dei quali tra i vincitori del concorso lirico Toti dal Monte che, ciascuno a modo suo, hanno animato in modo evidentemente consono al proprio carattere la rappresentazione. In generale possiamo certamente apprezzare l’essersi cimentati in ruoli così particolarmente impegnativi, ma possiamo fare qualche distinguo.
La coppia Tamino e Pamina è costituita da Andrew Kim e Maria Laura lacobellis. Il giovane tenore ha una bella voce generosa e ben proiettata in avanti, pulita e gentile; il soprano offre una purezza del suono preciso su tutta la gamma della sua tessitura molto particolare che pare addirittura cambiare sfumatura a seconda dell’altezza del suono. In divenire il personaggio della Regina della notte. Colei che tiene sotto scacco e con terrore tutti i suoi adepti deve mostrare una verve ed una presenza scenica possente e grandiosa: Maria Sardaryan è dotata di una voce che arriva perfettamente dove deve e dal colore interessante, ma con la prima aria ci è sembrata un po’ trattenuta, mentre più centrata è la seconda forse a lei più congeniale e con cui ha mostrato maggior carattere. Gianluca Buratto è un Sarastro austero e dignitoso. Come sempre i ruoli di Papageno e Papagena offrono spunti per divertirsi riflettendo: Rodion Pogossov con piglio e buona verve interpretativa, Anna Battaglia Vedovato spigliata e delicata, soprattutto nella voce sottile. Le tre dame si fanno apprezzare principalmente nell’impasto vocale che creano assieme: Vittoria Brugnolo, Daiana Aksamit, Eleonora Filipponi. Il Monostatos di Marcello Nardis è più grottesco che malvagio. Il cast è completato dall’ Oratore e Primo sacerdote Alessandro Ravasio, con il Primo armigero e Secondo sacerdote Nie Ling. Adorabili i fanciulli Khloe Kurti, Lorenzo Pigozzo, Giovanni Maria Zanini.
Abbiamo apprezzato che i recitativi siano stati lasciati in lingua originale (salvo la frase in veneto della Papagena anziana, secondo noi superflua) e che lo spettacolo abbia comunque un taglio giovanile e fruibile dal pubblico senza sconvolgimenti del libretto. Piccola curiosità sull’acustica: segnaliamo dalla nostra postazione un particolare ‘rimbombo’sul lato destro del palcoscenico, che talvolta creava uno strano effetto sonoro di rimbalzo.
Pubblico entusiasta e teatro tutto esaurito.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE E GLI NTERPRETI
Maestro concertatore e direttore d'orchestra Giuliano Carella
Regia, scene, costumi e luci Paolo Giani Cei
Sarastro Gianluca Buratto
Pamina Maria Laura lacobellis
Tamino Andrew Kim
Regina della notte Maria Sardaryan
Papageno Rodion Pogossov
Papagena Anna Battaglia Vedovato
Prima dama Vittoria Brugnolo
Seconda dama Daiana Aksamit
Terza dama Eleonora Filipponi
Monostatos Marcello Nardis
Oratore-Primo sacerdote Alessandro Ravasio
Primo armigero-Secondo sacerdote Nie Ling
Fanciulli Khloe Kurti, Lorenzo Pigozzo, Giovanni Maria Zanini
ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO
CORO LIRICO GIOVANILE A.LI.VE
Maestro del coro Paolo Facincani
NUOVO ALLESTIMENTO IN COPRODUZIONE CON
TEATRO MARIO DEL MONACO DI TREVISO E TEATRO SOCIALE DI ROVIGO
FOTO STUDIO PIERREPI