Di PIERLUIGI GUADAGNI su Venerdì, 18 Settembre 2026
Categoria: Recensioni

CRISTOFORI PIANO FESTIVAL 2026 - Concerto d’inaugurazione - Lucas Debargue pianoforte - Orchestra di Padova e del Veneto Giuseppe Mengoli direttore - Teatro Verdi di Padova - 17 settembre 2026

 

Il Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori ha inaugurato ieri sera la sua nuova edizione al Teatro Verdi di Padova con un programma che, sulla carta, non lasciava molto spazio alle mezze misure: il Secondo Concerto di Rachmaninov affidato a Lucas Debargue, quindi la Quinta Sinfonia di Čajkovskij, con l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Giuseppe Mengoli. Due partiture popolarissime, e proprio per questo non facili: quando un pubblico conosce ogni svolta melodica, ogni crescendo, ogni esplosione finale, il rischio della routine è sempre dietro l’angolo.

La serata si è aperta con una breve presentazione dell’edizione del Festival, durante la quale gli organizzatori hanno sottolineato ancora una volta il legame profondissimo fra Padova e Bartolomeo Cristofori, il padovano al quale si deve l’invenzione del pianoforte, e hanno rivolto un doveroso ringraziamento agli sponsor e a quanti rendono possibile la manifestazione. È seguita la consegna della seconda edizione del Cristofori d’Oro a Thomas Adès, uno dei protagonisti più originali della musica contemporanea. Nato a Londra nel 1971, compositore, pianista e direttore d’orchestra, Adès è autore di un catalogo che comprende opere liriche, musica orchestrale, cameristica e pianistica, e ha visto i propri lavori eseguiti dai maggiori teatri e complessi internazionali. Un riconoscimento che, per un festival dedicato al pianoforte e alla sua capacità di attraversare epoche e linguaggi, trova una collocazione tutt’altro che casuale. Il Secondo Concerto di Rachmaninov è uno dei casi più clamorosi di familiarità musicale diventata, col tempo, quasi un ostacolo all’ascolto. Lo si conosce così bene da rischiare di sentirne soltanto l’esteriorità: il romanticismo, le grandi melodie, gli accordi poderosi, la malinconia russa già confezionata per l’uso. Debargue ha fatto esattamente il contrario. Ha tolto parecchio zucchero e restituito alla partitura struttura, tensione e inquietudine.

Fin dagli accordi iniziali il pianista ha imposto un suono solido ma mai percussivo, costruendo la progressione con grande controllo del peso e della dinamica. Quando l’orchestra è entrata, il pianoforte non si è messo a fare la voce grossa: si è inserito nel tessuto orchestrale, lasciando emergere le diverse linee con una cura quasi cameristica. È una caratteristica che ricorre nelle interpretazioni di Debargue: la tecnica non viene mai esibita come una medaglia, ma utilizzata per mettere a fuoco il discorso musicale.

Nel Moderato, soprattutto, si è apprezzata la capacità di mantenere distinte le voci interne, evitando che la scrittura diventasse la consueta massa di arpeggi e accordi. La mano sinistra aveva un peso strutturale preciso, mentre la melodia emergeva senza essere continuamente sottolineata. Anche il rubato, presente e personalissimo, non sembrava mai arbitrario. Debargue allargava una frase, ne stringeva un'altra, prendeva tempo prima di una risoluzione, ma sempre dentro una logica musicale riconoscibile.

È qui che la sua lettura ha acquistato un carattere davvero personale. Rachmaninov non è diventato né un esercizio di virtuosismo né una seduta di sentimentalismo. Il pianista ha preferito la tensione alla magniloquenza, la frase al gesto, il dettaglio alla superficie.

L’Adagio sostenuto è stato forse il momento più riuscito. La celebre melodia è stata cantata con estrema naturalezza, senza quel patetismo un po’ oleografico nel quale questo movimento può facilmente scivolare. Il fraseggio respirava, il pedale era usato con grande discrezione e le armonie restavano leggibili anche nei momenti di maggiore espansione. Più che cercare l’effetto, Debargue sembrava cercare il punto esatto in cui una frase comincia davvero a vivere.

Nel finale, invece, ha lasciato emergere il lato più nervoso e brillante del suo pianismo. Le figurazioni rapide erano nitide, gli accordi avevano peso senza diventare massicci e la notevole precisione digitale non cancellava mai il senso dell'insieme. Il virtuosismo c'era, naturalmente, ma rimaneva al servizio della musica. E non è affatto scontato in Rachmaninov.

L’Orchestra di Padova e del Veneto ha seguito il solista con attenzione, soprattutto nei delicati rapporti fra pianoforte e sezioni orchestrali. Giuseppe Mengoli, dal gesto energico e decisamente teatrale, ha costruito una lettura vigile, cercando di dare alla partitura un andamento narrativo netto e di evitare che le grandi espansioni dinamiche si trasformassero in semplice fragore.

Peccato, però, che tutto questo sia stato ascoltato in condizioni acustiche non ideali. L’assenza della camera acustica del Teatro Verdi ha penalizzato soprattutto la resa orchestrale, rendendo il suono meno compatto e meno omogeneo e sacrificando inevitabilmente parte della definizione nei fortissimi. Non una questione di volume, dunque, ma di equilibrio e di proiezione: con Rachmaninov, e ancor più con Čajkovskij, la differenza si avvertiva.

Al termine del concerto, Lucas Debargue ha concesso un bis che sembrava quasi voler cancellare in un attimo tutta la densità di Rachmaninov: The Man I Love di George Gershwin. Una scelta felicissima. Debargue ha affrontato la celebre canzone con eleganza, lasciando parlare l’armonia e giocando con il ritmo senza trasformare il brano in una caricatura jazzistica. Poche concessioni all’effetto, molta attenzione alla linea melodica. Un bis breve, raffinato e, soprattutto, bellissimo.

Dopo l’intervallo è stata la volta della Quinta di Čajkovskij. Qui Mengoli ha accentuato il proprio lato teatrale, con un gesto ampio, energico, talvolta quasi fisicamente trascinante. La lettura è risultata complessivamente corretta e assai apprezzata dal pubblico, sostenuta da un’orchestra che ha mostrato una buona preparazione e una notevole disponibilità al gesto direttoriale.

L’Andante introduttivo ha avuto un carattere concentrato, senza eccessi di patetismo, mentre l’Allegro con anima ha acquistato progressivamente slancio. Nell’Andante cantabile il tema del corno ha trovato il necessario rilievo, seguito da un fraseggio degli archi sufficientemente ampio e cantabile. Il Valzer ha mantenuto una buona elasticità ritmica, senza appesantire quella che dovrebbe restare una parentesi più leggera all’interno della costruzione sinfonica.

Il Finale è stato affrontato con grande energia. Mengoli ha spinto l’orchestra verso il culmine con una concezione decisamente teatrale, facendo leva sui contrasti dinamici e sulle grandi progressioni della partitura. Il celebre ritorno del tema del destino ha avuto il peso necessario e il pubblico ha reagito con entusiasmo.

Resta anche nella Quinta una certa penalizzazione acustica. Senza la camera, le grandi masse orchestrali hanno perso qualcosa in profondità e compattezza, e alcuni rapporti fra le sezioni risultavano meno nitidi di quanto la qualità dell’Orchestra di Padova e del Veneto avrebbe consentito. Gli applausi, comunque, sono stati generosi e festosi. E la serata ha riservato ancora un piccolo fuori programma: Lucas Debargue e Thomas Adès si sono ritrovati al pianoforte per un breve bis estemporaneo a quattro mani. Un momento spontaneo, quasi domestico, che ha dato alla conclusione del concerto un tono diverso, più libero e informale, dopo una serata costruita invece su due grandi monumenti del repertorio.

Il pubblico, che aveva gremito il Teatro Verdi, ha salutato artisti, direttore e orchestra con entusiasmo.

Pierluigi Guadagni

 

Locandina 

Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori – IX edizione
Concerto d’inaugurazione

Giovedì 17 settembre 2026, ore 20.30
Teatro Verdi, Padova

Lucas Debargue, pianoforte
Orchestra di Padova e del Veneto
Giuseppe Mengoli, direttore

Sergej Rachmaninov
Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in Do minore op. 18
Moderato
Adagio sostenuto
Allegro scherzando

Pëtr Il’ič Čajkovskij
Sinfonia n. 5 in Mi minore op. 64
Andante. Allegro con anima
Andante cantabile con alcuna licenza
Valse. Allegro moderato
Finale. Andante maestoso. Allegro vivace

Consegna del Cristofori d’Oro a Thomas Adès