Sembra incredibile ma trent’anni ci son voluti affinché una delle opere di Verdi più amate e rappresentate al mondo tornasse sul palcoscenico della Fenice di Venezia. Riproposto negli anni Ottanta del secolo scorso, questo fortunato allestimento di Aida viene dal passato, precisamente dal lontanissimo 1978 quando Mauro Bolognini ideò uno spettacolo imponente che potesse sottolineare la grandezza dell’antico Egitto e del teatro veneziano che ospitava la produzione. Oggi Bepi Morassi rivisita e riporta in scena quanto a suo tempo aveva pensato il regista, per rappresentare il viaggio sentimentale dei protagonisti tra conflitti politici ed amorosi. Con una scena incastonata perfettamente nel palco come una scatola magica, i due livelli progettati da Mario Ceroli sono funzionali senza strafare, riempiono tutto lo spazio a disposizione occupando con gli interpreti anche tutto il proscenio, probabilmente per lasciare che le voci non restino ‘imprigionate’ tra le opulenti pareti. Non c’è tantissimo spazio per l’azione che quindi è piuttosto lineare senza colpi di scena, ma segue il libretto con rispetto ed una certa eleganza, ormai rara per taluni registi di oggi. I costumi storici di Aldo Buti messi a disposizione dall’Archivio Cerratelli di Pisa sono perfettamente in linea con il periodo e le luci di Fabio Barettin costituiscono uno degli elementi fondamentali dello spettacolo, sottolineando ogni più piccolo dettaglio della narrazione e perfino le espressioni dei protagonisti.
Rispetto per le voci e per la partitura è ciò su cui ha puntato Riccardo Frizza nella sua direzione. Consapevole del gioiello a disposizione, pur avendo un materiale imponente in cui il rischio è prevaricare gli interpreti nel sottolineare il fasto di certe scene, il Maestro ha posto come punto fondamentale un accordo speciale tra orchestra e voci, rispettando ogni sfumatura che gli interpreti hanno così potuto sottolineare, accompagnando ed esaltando le singole voci, libere di esprimere tutto il loro potenziale, ed allo stesso tempo conducendo una orchestra sfavillante, dal suono ricchissimo e pieno di significato scena dopo scena, grandioso e commovente.
Al debutto nei rispettivi ruoli i due protagonisti, l’Aida di Roberta Mantegna ed il Radames di Francesco Meli si inseriscono generosamente nel lavoro registico di introspezione e caratterizzazione del personaggio. Il soprano ha una voce piena e decisamente sonora, dotata di un bel controllo sul fiato e, grazie ad una buona tecnica già acquisita, capace di ottimizzare il volume al servizio dell’intensità richiesta e del momento specifico in atto; così il tenore libera un suono ampio e pulito su tutta la linea di canto, ricco di sfumature e senza portamenti. Irene Roberts è una Amneris volitiva e scenicamente valida, che però risulta meno incisiva sul grave soprattutto nei confronti di una orchestra come detto rispettosissima dei volumi, e con qualche difetto di pronuncia sulle consonanti dentali. Molto bene i ruoli di comando, il Re di Mattia Denti, il generosissimo Roberto Frontali come Amonasro, il Ramfis di Riccardo Zanellato, sempre garanzia di interpretazioni corrette. Interessante anche la voce della sacerdotessa Rosanna Lo Greco.
I balletti della compagnia Nuovo Balletto di Toscana sono coreografati da Giovanni Di Cicco. Benissimo il coro diretto dal Maestro Claudio Marino Moretti: partecipe, intenso, preciso.
Successo pienissimo per tutta la compagnia di canto e la produzione.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direttore Riccardo Frizza
Regia Mauro Bolognini, ripresa da Bepi Morassi
Scene Mario Ceroli
Costumi Aldo Buti
Light designer Fabio Barettin
Coreografo Giovanni Di Cicco
GLI INTERPRETI
Aida Roberta Mantegna
Radames Francesco Meli
Il Re Mattia Denti
Amonasro Roberto Frontali
Ramfis Riccardo Zanellato
Amneris Irene Roberts
Gran sacerdotessa Rosanna Lo Greco
Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Maestro del Coro Claudio Marino Moretti
Nuovo Balletto di Toscana
Allestimento Fondazione Teatro La Fenice
Foto Michele Crosera