'Written on skin' (scritto sulla pelle) è un’ opera del 2012 di George Benjamin che ha suscitato clamore e ottenuto successo sia in Francia che in Inghilterra al suo debutto. Si apre con questo che è stato già definito un capolavoro il secondo capitolo del progetto OPERA 20.21 inaugurato la scorsa stagione dalla Fondazione Haydn di Bolzano e Trento, che procede nella valorizzazione di autori contemporanei con un calendario intitolato ‘Love and other Cruelties’. Dunque un approfondimento ed ulteriore scandagliamento dei temi e conflitti interiori della vita di oggigiorno verso cui eravamo stati indirizzati la scorsa stagione.
La vicenda narrata dal librettista Martin Crimp, tratta dal Boccaccio e dal quasi leggendario trovatore spagnolo Guilhem de Cabestanh, viene rivisitata in chiave prospettica del tutto diversa da come ci si potrebbe aspettare. In questa storia di tradimento e crudeltà sottile, il concetto di spazio e tempo sono rielaborati in modo differente, con un plot narrativo uniforme che invero si connette costantemente con il futuro. Sono infatti tre angeli del nostro tempo ad osservare per noi ciò che avviene ed a raccontarcelo passo passo; gli stessi angeli sono anche interpreti dei personaggi principali alternando continuamente il proprio ruolo sulla scena, che spesso viene narrata anche in terza persona dai protagonisti che dunque entrano ed escono dalla storia, la raccontano, ne fanno parte e sono osservati a loro volta. Perfino i costumi sono un misto tra le fogge medievali e la modernità dei giorni nostri.
Il particolarissimo allestimento proveniente dal Theater St Gallen, è stato concepito dalla regista Nicola Raab insieme con la scenografa e costumista Mirella Weingarten in modo da avvalersi unicamente della presenza di una quarantina di comparse e da due specchi contrapposti su cui si susseguono le scene, evidenziando quanto siano la storia stessa e indissolubilmente la musica gli elementi fondamentali di questa creazione artistica, che non ha bisogno di null’altro che di essere vissuta e compresa.
I personaggi si muovono quasi asettici e come in un’altra dimensione, aiutati anche dalle atmosfere surreali create dalle luci di Andreas Volk . Il Protector dalla moglie remissiva ed ubbidiente si trova di fronte ad una donna da lui sconosciuta, capace di tradimento con una passione di cui forse ella stessa non era a conoscenza. Un ragazzo cui viene commissionato un semplice libro miniato si trova al centro di un triangolo che lo conduce alla morte. Lo stesso libro che doveva sottolineare il prestigio del Protector si trasforma in prova del tradimento, prova ‘scritta’ appunto, del misfatto. Ben scandaglia gli eventi Nikola Raab nel susseguirsi di immagini flash che sono raccolte dalle abilissime comparse istruite a creare giochi di forme narranti. Le movenze di Agnès e del Boy/artista si evolvono e si sviluppano in un vortice sempre più sinuoso ma mai volgare. Il Protector agisce con astuzia e forza allo stesso tempo, ma in modo sottile, subdolo. Dallo specchio in alto assistiamo all’uccisione dell’artista che avviene circondata dalle comparse. Il corpo senza vita, da cui l’uomo costringe la moglie a mangiare il cuore viene svelato soltanto a 'pasto' compiuto. In sintesi tutto è studiato, mai lasciato al caso, ha un significato preciso.
L’amore dunque può essere erotismo e passione, ma può essere ingiusto a seconda di chi lo giudica, e dunque crudele, delirante. Sulla pelle si veniva marchiati a fuoco per delitti compiuti o presunti, come di un delitto morale si macchiano i due amanti fedifraghi che trovano nella morte violenta e nel suicidio la crudele punizione. Il magma umano che avvolge sempre i protagonisti sembra proteggerli e svelarli allo stesso tempo, una sorta di bolgia infernale che opprime e supporta insieme. Ne è cornice ma anche parte integrante della narrazione.
In tutto questo si inserisce la narrazione musicale di Benjamin. Con l’orchestra posta alle spalle del palcoscenico il flusso sonoro arriva con una particolare energia verso lo spettatore che viene investito dall’insieme di sensazioni timbriche date anche da alcuni strumenti in uso e poco comuni: la glassarmonica o la viola a gamba bassa ad esempio, perfino un campanaccio e vari strumenti esotici a percussione. Ne nasce una specifica sottolineatura al narrato, un mix di sensazioni inaspettate che esaltano l’azione scenica talvolta con mistero, talvolta con languore estremo. Ampi silenzi lasciano spazio ad onde sonore che accompagnano, colorano e talvolta cullano. Tutto è studiato in funzione della parola che la regista esalta con gestualità opportune. Da lodare gli interpreti in gioco che senza risparmio hanno dato vita a forti emozioni. Su tutti la Agnès di Vera-Lotte Bocker , calata completamente nel personaggio, quasi un percorso in trans ove ritorna nella morte dopo un vago risveglio tra le braccia dell’amante, il tutto espresso con canto pulito ed uniforme.Andrew Schroeder impersona un Protector tanto crudele quanto impassibile nella sua immutabile magniloquenza. Altresì convincente il controtenore Bernhard Landauer, il Boy/Primo angelo dalla voce pulita e squillante ma di corpo nella zona centrale. Marie e John, rispettivamente Anna Werle e Daniel Ralphsson , completano perfettamente il cast interpretando anche il secondo e terzo Angelo.
Non si può infine che lodare il Maestro Rossen Gergov che costantemente di spalle rispetto al palcoscenico è entrato nell’energia della partitura, ha spinto con le vibrazioni giuste i cantanti e l’orchestra attraverso questo vero e proprio viaggio interiore senza sosta e dalle emozioni crescenti.
Un complimento va anche al pubblico di Bolzano che si dimostra sempre incuriosito e favorevolmente ricettivo verso il repertorio contemporaneo, decretandone anche in questo caso un successo convinto ed evidente.
Maria Teresa Giovagnoli
LA PRODUZIONE
Direziono musicale Rossen Gergov
Regia Nicola Raab
Scene e costumi Mirella Weingarten
Lighting design Andreas Volk
GLI INTERPRETI
Agnes Vera-Lotte Bocker
Protector Andrew Schroeder
First Angel, The Boy Bernhard Landauer
Second Angel, Marie Anna Werle
Third Angel, John Daniel Ralphsson
Orchestra Haydn di Balzano e Trento
Allestimento Theater St. Gallen
Produzione Fondazione Haydn Stiftung
Assistente musicale Viktor Ilieff Ouzounov
Assistente alla regia Luise Rabsch
Assistente ai costumi Lena Schifferegger
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Foto Claudia Corrent