Di Simone De Angeli

Per l’inaugurazione della Stagione Lirica di Brescia quest’anno è stata scelta una della più monumentali opere del repertorio italiano: Turandot.

Si elogia il coraggio di una realtà come quella di Opera Lombardia per aver deciso di allestire un titolo che fa “tremare” anche Teatri con maggiori risorse e con possibilità tecniche più avanzate.

La scommessa, possiamo dire, è stata vinta a metà.

Lo spettacolo che vedeva le scene e la regia affidati a Giuseppe Frigeni è elegante ma freddo. Ci sono

delle incomprensibili dinamiche tra i protagonisti e la scelta di “stilizzare” e di rendere asettici i movimenti di ogni personaggio non è felicissima. Se ne ricava una staticità di fondo che non riesce a trasmettere energia, pathos, dolore e forza emotiva.

Il coro confinato praticamente per tutta l’opera ai lati delle pur interessanti scenografie risultava poco presente in un’opera in cui invece dovrebbe assumere grande rilievo ed importanza.

I costumi di Amelie Haas erano molto belli a parte quello scelto per Turandot che inevitabilmente per la struttura e per il tipo di tessuto sembrava più una enorme meringa glassata alla ciliegia.

Bellissimo il gioco di luci originariamente affidato a Guido Levi e qui curato da Frigeni stesso.

La parte musicale ha avuto fasi alterne.

Teresa Romano, giovane soprano di origini campane, debuttava il temibile ruolo di Turandot.

La sua voce, di bel colore brunito risolve le insidie di questo personaggio contando sulla forza dello strumento, spingendo talvolta il pedale e sforzando una voce di sua natura più lirica e meno tagliente.

Il risultato è buono, non ottimale e soprattutto rischioso; il rischio di cimentarsi con una tessitura così estrema e senza una giusta esperienza potrebbe non giovarle.

Calaf era Rubens Pelizzari che amministra la serata con grande intelligenza e con mestiere.

Gioca un pochino in difesa il primo atto, non sforza nel secondo e ci regala un ottimo Nessun Dorma e successivo Duetto/Alfano molto intenso.

Trionfatrice della serata è la Liù di Maria Teresa Leva che canta il suo ruolo in modo sublime.

Aerei ed eterei i suoi filati nel primo atto, regge con disinvoltura le arcate di suono verso l’acuto e sfuma i suoni come nella grande tradizione della scuola di canto all’italiana.

Ci regala un terzo atto intenso e commovente con un’aria “Tu che di gel sei cinta” da manuale nonostante il podio non la supporti per niente.

Alessandro Spina è un decoroso Timur spesso sovrastato dal suono dell’Orchestra.

Le tre maschere sono interpretate in modo assai appropriato da Leo An, il migliore dei tre, Saverio Pugliese ed Edoardo Milletti molto bravi scenicamente ma con qualche piccola sbavatura musicale.

Ottimo l’Imperatore di Marco Voleri, non particolarmente a fuoco il Mandarino di Omar Kamata.

L’Orchestra dei Pomeriggi Musicali era guidata da Carlo Goldstein.

Una delusione da più punti di vista. La mancanza di attenzione verso gli squarci più “lirici” di quest’opera ha messo più di una volta alla corda i cantanti. Meglio nelle scene delle maschere ed in quelle di carattere più “ritmato” ma anche qui numerosi sono stati gli scollamenti con il Coro, con la banda fuori scena e con le voci bianche.

Il volume orchestrale è stato costantemente sopra la soglia del forte e del fortissimo lasciando al termine di ogni atto una sensazione di chiassoso smarrimento.

Il Coro di Opera Lombardia diretto da Diego Maccagnola ha fatto quello che ha potuto alle prese con una scrittura improba e molto complessa.

Al termine grandi applausi per tutti gli interpreti con punte di entusiasmo per la Leva e la Romano.

Simone De Angeli.

LA PRODUZIONE

Maestro concertatore           Carlo Goldstein

e direttore

scene e regia                          Giuseppe  Frigeni

costumi                                  Amélie  Haas

luci                                         Guido Levi (riprese da Giuseppe Frigeni)

GLI INTERPRETI

Turandot                               Teresa Romano

      

Altoum                                  Marco Voleri

Timur                                    Alessandro Spina 

Calaf                                     Rubens Pelizzari 

Liù                                         Maria Teresa Leva

Leo An (Ping), Saverio Pugliese (Pong), Edoardo Milletti (Pong),

Un Mandarino                      Omar Kamata

Allestimento Fondazione del Teatro Comunale di Modena

CORO OPERALOMBARDIA

Maestro del coro Diego Maccagnola

Foto Umberto Favretto